Roma. Toni accesi tra Pd e Movimento5 Stelle sullariforma della legge elettorale dopo la disdetta dell’annunciato incontro.
“Dittatura di sbruffoni”, attacca Beppe Grillo, che torna a spolverare l’epiteto di “ebetino” nei confronti del premier Matteo Renzi, quest’ultimo che ribatte su Twitter. Grillo, poi, in un post successivo puntualizza che “le porte per una discussione sulla legge elettorale per il M5S sono sempre aperte, né mai le ha chiuse nonostante continue provocazioni”.
Il primo attacco del leader pentastellato arriva sul suo blog nel primo pomeriggio di lunedì.”Un confronto democratico e trasparente in Italia è oggi impossibile”, scrive Grillo, visto che “il Pd preferisce gli incontri al chiuso di cui nessun cittadino sa nulla con un pregiudicato con il quale si appresta a fare la ‘riforma’ della Giustizia”.”Il M5S – continua l’ex comico genovese – rappresenta milioni di italiani che non possono essere trattati come dei paria, come dei cani in chiesa, da personaggi mai eletti in libere elezioni, da sbruffoni della democrazia. Nessuno potrà più imputarci di non aver cercato il dialogo”.
E a stretto giro riceve la ferma replica del premier su Twitter: “Io sono un ebetino, dice Beppe, ma almeno voi avete capito quali sono gli 8 punti su cui #M5S è pronto a votare con noi? #pochechiacchiere”. Poco dopo Renzi rilancia,chiedendo aicinquestelle un documento scritto: “Non è uno scherzo, sono le regole! Chiediamo un documento scritto per sapere se nel #M5S prevale chi vuole costruire o solo chi urla”.
Pronta la controreplica di Grillo: “Abbiamo il dovere – scrive in un altro post – come seconda forza politica di migliorare la legge elettorale e ci proveremo fino in fondo”, aggiungendo che il confronto resta aperto.
L’allusione agli “8 punti” del primo tweet di Renzi è alle recenti dichiarazioni dei 5 stelle, che prima dell’incontro poi slittato avevano aperto a otto delle dieci proposte fatte da Renzi. Ma il botta e risposta tra i due arriva poche ore dopo la conferenza stampa di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera pentastellato, che pur criticando il rinvio dell’appuntamento aveva tenuto aperto il dialogo: “La cosa più semplice che potevamo fare oggi era sparare a zero e far saltare il tavolo, ma invece vogliamo mantenere aperto il canale”.
Di Maio aveva comunque osservato che sul tema delle riforme “c’è molta più confusione nella maggioranza”. “Tutti dicono che il Patto del Nazareno tiene – aveva puntualizzato – ma in discussione sono i punti critici che lo potrebbero far saltare”. “Da ora in poi parliamo solo con Renzi, nel Pd gli altri non sono affidabili, siamo esterrefatti”.
“Oggi non ci sarà nessun incontro con il Movimento 5 Stelle” sulle riforme. Lo aveva scritto in mattinata il capogruppo del Pd a Montecitorio Roberto Speranza, in una lettera alla presidente della Camera Laura Boldrini. “Il Pd – spiega Speranza alla presidente Boldrini – considera questo confronto molto serio ed importante per il dibattito democratico nel nostro Paese e per dare più forma al percorso delle riforme. Proprio per questo riteniamo imprescindibile che tale confronto possa svolgersi solo dopo che saranno pervenute formali risposte alle questioni indicate nei giorni scorsi dal Partito democratico”.
La pattuglia di Forza Italia al Senato, intanto, affila le armi, nei prossimi giorni tornerà a chiedere la convocazioni del gruppo per continuare quella discussione iniziata con Silvio Berlusconi. L’ex premier, però, non ha intenzione di riaprire la partita, e così anche Renzi.

