Trump: “Italia non c’era per noi, non ci saremo per loro”. Meloni a Parigi per vertice su Hormuz

di Redazione

Il rapporto tra Washington e Roma si incrina nel pieno della crisi mediorientale, mentre sullo sfondo si muovono equilibri diplomatici, tensioni militari e nuovi rischi per l’economia globale. “L’Italia non c’era per noi, noi non ci saremo per loro”. Con queste parole il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha attaccato Roma sul suo social Truth, rilanciando un articolo del The Guardian secondo cui l’Italia avrebbe negato l’uso di una base aerea in Sicilia agli aerei americani diretti verso l’Iran.

“Teheran pronta a consegnare uranio arricchito” – Una presa di posizione che segna un passaggio delicato nei rapporti tra alleati, proprio mentre si intensificano le trattative internazionali sul dossier iraniano. Secondo il Wall Street Journal, Trump ha inoltre sostenuto che Teheran sarebbe pronta a consegnare il proprio uranio arricchito, aprendo alla possibilità di un accordo e dichiarando di essere disposto a volare a Islamabad per finalizzarlo: “È molto probabile che raggiungeremo un accordo con l’Iran. Sarà un buon accordo”.

Meloni a Parigi con i leader occidentali – In questo scenario si inserisce la missione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, attesa a Parigi per il vertice sulla sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz. All’incontro partecipano il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, oltre a rappresentanti di circa trenta Paesi collegati in videoconferenza. Meloni ha espresso soddisfazione per il cessate il fuoco tra Libano e Israele, definendolo “un importante risultato raggiunto grazie alla mediazione degli Stati Uniti”, sottolineando però la necessità che venga rispettato pienamente. “Hezbollah, che ha la responsabilità di aver dato il via a questo conflitto, deve cessare ogni azione contro Israele”, ha dichiarato, ribadendo il ruolo italiano nel mantenimento della pace attraverso la missione Unifil.

Carburanti verso carenza e mercati in tensione – La crisi in Medio Oriente continua a riflettersi sui mercati. Il petrolio apre in calo, con il Brent a 98,16 dollari al barile e il Wti a 93,38, mentre anche il gas registra una flessione ad Amsterdam. Tuttavia, l’Agenzia Internazionale dell’Energia lancia un allarme: l’Europa potrebbe disporre di carburante per aerei per appena sei settimane. Una situazione legata alla forte dipendenza dalle forniture mediorientali, che coprivano fino al 75% delle importazioni. Il direttore esecutivo Fatih Birol ha avvertito che un eventuale blocco dello Stretto di Hormuz provocherebbe “la più grande crisi energetica che abbiamo mai affrontato”, con un impatto diretto su prezzi di carburanti, gas ed energia elettrica.

Hormuz, Italia pronta a inviare dragamine. Russia si oppone – Proprio lo Stretto di Hormuz resta al centro delle preoccupazioni globali. L’Italia si è detta pronta a inviare dragamine della Marina Militare per contribuire alla riapertura della rotta, a condizione che il cessate il fuoco regga. Una linea condivisa con gli alleati occidentali, che puntano su misure non militari per garantire la sicurezza della navigazione. Diversa la posizione della Russia: la presidente del Consiglio della Federazione, Valentina Matviyenko, ha criticato l’iniziativa franco-britannica, sostenendo che miri ad aumentare la presenza militare nel Golfo. Intanto, tre petroliere iraniane hanno lasciato il Golfo Persico con circa 5 milioni di barili di petrolio, segnando le prime partenze dall’inizio del blocco statunitense.

Libano-Israele, tregua fragile e accuse reciproche – Alle ore 23 italiane è entrata in vigore una tregua di dieci giorni tra Israele e Libano, annunciata da Trump come parte di una più ampia iniziativa diplomatica. “È stato un onore risolvere nove guerre nel mondo, questa sarà la decima”, ha scritto il presidente americano. L’accordo, confermato da entrambe le parti, prevede la sospensione delle operazioni offensive israeliane, pur mantenendo il diritto all’autodifesa, mentre il governo libanese dovrà impedire attacchi contro Israele. Tuttavia, a poche ore dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, Beirut ha denunciato bombardamenti israeliani nel sud del Paese. Fonti locali parlano di attacchi di artiglieria in diversi villaggi, mentre resta aperto il nodo interpretativo sull’accordo, che consentirebbe a Stati Uniti e Israele di colpire Hezbollah.

Hezbollah e Israele, il conflitto resta aperto – Il movimento sciita ha riconosciuto l’intesa senza dichiarare un’adesione esplicita, chiarendo che le proprie azioni dipenderanno dagli sviluppi sul campo. In una dichiarazione diffusa da al-Manar, Hezbollah ha avvertito che i suoi combattenti “terranno il dito sul grilletto”, pronti a reagire a eventuali violazioni. Dal canto suo, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ribadito che l’esercito manterrà tutte le posizioni conquistate, sottolineando che la guerra contro Hezbollah non è conclusa e che l’obiettivo del disarmo resta centrale.

Festa e rientri nel sud del Libano – Nonostante le tensioni, l’entrata in vigore della tregua ha dato il via a festeggiamenti in diverse città libanesi, con fuochi d’artificio e manifestazioni spontanee. Migliaia di sfollati hanno iniziato a rientrare nelle proprie abitazioni, congestionando le principali arterie verso il sud del Paese. A Qasmiyeh, lungo il fiume Litani, l’esercito libanese è impegnato nella ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, tra cui un ponte strategico più volte colpito nelle settimane precedenti.

Iran e negoziati, spiragli diplomatici – Il cessate il fuoco rappresenta un passaggio chiave anche per i colloqui tra Stati Uniti e Iran. Teheran aveva infatti subordinato la ripresa del dialogo diretto con Washington e la riapertura dello Stretto di Hormuz alla fine delle operazioni israeliane in Libano. Con la tregua, si riapre uno spiraglio negoziale che potrebbe incidere sull’intero equilibrio dell’area mediorientale.

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