Iran, raid israeliani in Libano minacciano tregua. Incertezza su Hormuz agita i mercati

di Redazione

La tregua tra Stati Uniti e Iran viene messa subito alla prova dal nuovo fronte libanese. Le forze israeliane hanno ordinato l’evacuazione dei quartieri meridionali della capitale e Teheran ha avvertito che “le violazioni del cessate il fuoco porteranno a costi e a forti risposte”, invitando a “smettere immediatamente” con gli attacchi al Libano. Sullo sfondo si muove anche la diplomazia: il premier israeliano Benjamin Netanyahu, dopo una telefonata con Donald Trump, ha annunciato l’intenzione di avviare negoziati con il Libano, ipotesi che, se confermata, aprirebbe uno scenario del tutto nuovo dopo oltre 70 anni.

Beirut nel mirino, il bilancio si aggrava – Gli attacchi israeliani di mercoledì in Libano hanno provocato, secondo quanto riferito da Al Jazeera citando la Protezione civile libanese, 254 morti e 1.165 feriti. Altre fonti parlano di almeno 17 persone uccise nei raid sul Libano meridionale. L’agenzia di stampa libanese Nna riferisce che un attacco sulla città di Zrariyeh ha causato oltre 10 morti, tra cui donne e bambini, dopo aver colpito un edificio residenziale, mentre un raid su Abbassiyeh ha provocato almeno sette morti e diversi feriti. Per lo stesso villaggio di Abbasiyeh, la Nna ha parlato anche di un bilancio preliminare di almeno sette vittime. Secondo il ministero della Salute libanese, il numero complessivo dei morti negli attacchi israeliani sul Libano dal 2 marzo è salito a 1.739.

L’ultimatum di Teheran sul cessate il fuoco – Da Teheran arrivano segnali di fermezza. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, in partenza per Islamabad per i negoziati con gli Stati Uniti, ha dichiarato che “il Libano e l’intero Asse della Resistenza, in quanto alleati dell’Iran, costituiscono parte integrante del cessate il fuoco”, affermando che Islamabad considera lo stop agli attacchi al Libano parte degli accordi. Sulla stessa linea il vice presidente della Repubblica islamica, Mohammad Reza Aref, citato dall’agenzia Isna: l’Iran, ha detto, “è pronto a rispondere a qualsiasi violazione del cessate il fuoco” e ogni infrazione “sarà accolta con una risposta decisa, immediata e dolorosa”. Il portavoce dell’esercito Mohammed Akrami Nia ha aggiunto: “Non riponiamo alcuna fiducia nel nemico”, sostenendo che Teheran, “mostrando il pugno duro”, avrebbe costretto l’avversario ad accettare il cessate il fuoco.

Israele non arretra e rilancia contro Hezbollah – Dal lato israeliano non arrivano segnali di allentamento sul terreno. Netanyahu ha ribadito che Israele continuerà a colpire Hezbollah “ovunque sia necessario”. Già nelle ore precedenti, Israele aveva intensificato i raid in Libano sostenendo che la lotta contro il movimento sciita sostenuto dall’Iran non rientrasse nell’accordo di cessate il fuoco di due settimane con Teheran.

Trump tra pressioni su Israele e messaggi muscolari – Sul dossier pesa in modo decisivo la posizione della Casa Bianca. Secondo Nbc, citata da un funzionario dell’amministrazione statunitense, Trump avrebbe chiesto a Netanyahu di ridurre l’intensità degli attacchi israeliani in Libano per favorire il buon esito dei negoziati con l’Iran. Israele, secondo la stessa fonte, avrebbe accettato di “essere un partner collaborativo”. Ma il presidente americano continua a usare anche toni durissimi. In un post su Truth ha scritto che tutte le navi, gli aerei e il personale militare statunitensi, con armi e munizioni, resteranno in Iran e nelle aree circostanti fino a quando l’accordo non sarà pienamente rispettato. E ha avvertito che, in caso contrario, “inizieranno gli scontri a fuoco”, “più grandi, migliori e più forti di quanto si sia mai visto prima”, aggiungendo che “non ci sarà nessuna arma nucleare, e lo Stretto di Hormuz sarà aperto e sicuro”.

Nato nel mirino della Casa Bianca – Nello stesso contesto, Trump ha lanciato un nuovo affondo contro l’Alleanza atlantica. In un altro post su Truth ha scritto: “La Nato non c’era quando ne avevamo bisogno, e non ci sarà se ne avremo di nuovo”. Il messaggio è arrivato poche ore dopo l’incontro alla Casa Bianca con il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte. Secondo il periodico tedesco Spiegel, Rutte avrebbe fatto sapere alle capitali europee che Trump si aspetta nei prossimi giorni impegni concreti per il dispiegamento di navi da guerra o altre capacità militari europee nello Stretto di Hormuz, ritenendo ormai insufficienti le semplici promesse politiche.

Negoziati Israele-Libano, possibile svolta diplomatica – Intanto, proprio mentre i raid proseguono, si apre uno spiraglio diplomatico tra Israele e Libano. Axios riferisce che i negoziati diretti inizieranno la prossima settimana al Dipartimento di Stato a Washington. Gli Stati Uniti saranno rappresentati dall’ambasciatore americano in Libano Michel Issa, Israele dal suo ambasciatore negli Stati Uniti Yechiel Leiter, mentre Beirut sarà rappresentata dall’ambasciatrice a Washington Nada Hamadeh-Moawad. Netanyahu ha spiegato di aver ordinato al suo governo di avviare “al più presto” negoziati diretti con il Libano, precisando che l’obiettivo sarà il disarmo di Hezbollah e la normalizzazione delle relazioni di pace tra i due Paesi. Ha inoltre detto che Israele “apprezza l’appello odierno del primo ministro libanese (Nawaf Salam) a smilitarizzare Beirut”.

Beirut frena: prima il cessate il fuoco – Dal Libano, però, la risposta è prudente. Un funzionario del governo di Beirut, citato dall’Agence France-Presse e rimasto anonimo, ha chiarito che il Libano vuole “un cessate-il-fuoco prima di qualsiasi avvio dei negoziati”. Una posizione che conferma quanto fragile resti il percorso diplomatico in mezzo ai bombardamenti.

Islamabad diventa il crocevia della mediazione – Nel fine settimana è atteso a Islamabad un nuovo passaggio diplomatico tra Iran e Stati Uniti. L’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, ha annunciato l’arrivo in serata di una delegazione iraniana nella capitale pachistana per i colloqui. Il vice ministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha poi dichiarato, secondo Iran International, che Teheran era sul punto di reagire alla violazione del cessate il fuoco, ma ha deciso di fermarsi dopo la mediazione del Pakistan, confermando la presenza della delegazione iraniana al primo round di colloqui per la pace.

Il Pakistan si propone come garante regionale – Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, in una telefonata con il premier libanese Nawaf Salam, ha “condannato fermamente la continua aggressione di Israele contro il Libano” e ha ribadito l’impegno del Pakistan a promuovere sforzi di pace, anche facilitando il dialogo nei colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad. Sharif ha aggiunto di aver ricevuto apprezzamento da Salam per il ruolo di Islamabad e per il sostegno volto a garantire la cessazione immediata degli attacchi contro il Libano e la sua popolazione.

Beirut chiede voce ai tavoli internazionali – In un’intervista alla Bbc, la ministra degli Affari sociali libanese Haneen Sayed ha spiegato che per Beirut è fondamentale avere “un posto al tavolo” dei colloqui a Islamabad, così da poter negoziare un accordo di cessate il fuoco. Secondo la sua interpretazione, “il Libano era incluso nella tregua”, e per il governo è importante discutere “quale accordo di pace sia necessario”. La ministra ha inoltre annunciato una denuncia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulle “gravi violazioni” commesse durante i raid israeliani di mercoledì su Beirut.

Macron, Mosca e Pechino contro i raid israeliani – Le ultime ondate di bombardamenti hanno innescato reazioni anche sul piano internazionale. Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato gli attacchi aerei israeliani contro il Libano definendoli “indiscriminati” e denunciando l’alto numero di vittime, dopo aver parlato con il presidente libanese Joseph Aoun e con il premier Nawaf Salam, ai quali ha espresso “la piena solidarietà della Francia”. Da Mosca, il ministero degli Esteri ha affermato che gli accordi tra Usa e Iran sul cessate il fuoco hanno una dimensione regionale e quindi si estendono anche al Libano. La portavoce Maria Zakharova, citata dalla Tass, ha condannato “fortemente” l’attacco israeliano dell’8 aprile. Anche la Cina, per bocca della portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, ha affermato che la sovranità e la sicurezza del Libano non devono essere violate e che le vite dei civili devono essere tutelate, esortando tutte le parti a mantenere calma e moderazione.

Gaza, ucciso un altro giornalista di Al Jazeera – Il conflitto continua a colpire anche il mondo dell’informazione. Mubasher Mohammed Wishah, corrispondente di Al Jazeera in lingua araba, è stato ucciso ieri in un attacco con drone israeliano a ovest di Gaza City. Secondo l’emittente, si tratta del dodicesimo giornalista ucciso a Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana dell’ottobre 2023. Nel complesso sarebbero almeno 262 i giornalisti morti nella Striscia dall’inizio della guerra e almeno 700 i palestinesi uccisi dopo la firma del cessate il fuoco dell’ottobre 2025. In Iran, invece, dal 28 febbraio scorso, i giornalisti morti nel conflitto sarebbero almeno sette.

Teheran non cede sul nucleare – Sul fronte strategico resta aperto anche il dossier atomico. Il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana Mohammad Eslami ha dichiarato che le richieste dei rivali di limitare il programma di arricchimento dell’uranio della Repubblica islamica sono “illusioni” e non riusciranno a fermare le attività nucleari del Paese. “Nessuna legge o individuo può fermarci”, ha detto, aggiungendo che le iniziative precedenti degli avversari, compresa la guerra in corso, si sono rivelate un fallimento.

Hormuz, il passaggio strategico resta sotto pressione – Nel finale del quadro resta la variabile più delicata per gli equilibri energetici mondiali: lo Stretto di Hormuz. Press Tv ha riferito che il passaggio è stato completamente chiuso, costringendo le petroliere a invertire la rotta. Secondo l’emittente iraniana, i dati di tracciamento marittimo mostrano che la petroliera Aurora, diretta verso l’uscita dello Stretto, avrebbe cambiato improvvisamente direzione vicino alla costa di Musandam, in Oman, effettuando una virata di 180 gradi e tornando nel Golfo Persico. Il New York Times, citando i dati di Kpler, ha riferito che nessuna petroliera o nave per il trasporto di gas avrebbe attraversato lo Stretto da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, mentre solo quattro navi da carico secco sarebbero riuscite a passare.

Traffico ridotto, navi bloccate e primi segnali di riapertura – Il traffico marittimo, comunque, resta fortemente ridotto e condizionato da un livello di rischio definito “molto elevato”. Secondo il sito Marine Traffic, il primo giorno di tregua, l’8 aprile, si sono registrati appena cinque transiti, in calo rispetto agli undici del giorno precedente, senza passaggio di petroliere e con movimenti limitati alle rinfuse secche. Le stime parlano di circa 820 navi commerciali bloccate nel Golfo Persico. La stessa piattaforma segnala però che giovedì una prima petroliera non iraniana, la Msg, battente bandiera gaboniana e carica di circa 7.000 tonnellate di olio combustibile emiratino dirette in India, ha attraversato lo Stretto. Solo altre due petroliere, entrambe iraniane, e sei portarinfuse avrebbero compiuto il passaggio.

Le condizioni iraniane per la sicurezza del passaggio – Intervistato dalla Bbc, Khatibzadeh ha affermato che l’Iran consentirà il transito delle navi in conformità con “le norme internazionali e il diritto internazionale” solo quando gli Stati Uniti avranno posto fine alla loro “aggressione” in Medioriente e Israele avrà smesso di colpire il Libano. Ha sostenuto che la chiusura dello Stretto è arrivata dopo quella che Teheran considera una “grave violazione intenzionale del cessate il fuoco” da parte israeliana. “Sicuramente garantiremo la sicurezza per un passaggio sicuro e ciò avverrà dopo che gli Stati Uniti avranno effettivamente ritirato questa aggressione”, ha dichiarato.

Petrolio in risalita dopo il crollo della vigilia – Le tensioni si riflettono immediatamente sui mercati. Il greggio statunitense West Texas Intermediate è tornato a salire dopo il forte calo del giorno precedente, seguito all’annuncio di una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran da parte di Trump. Poco dopo la mezzanotte di oggi il Wti è aumentato di 2,68 dollari, pari al 2,84 per cento, raggiungendo 97,09 dollari al barile. Nella seduta precedente il petrolio era crollato del 14 per cento, scendendo fino a 90,40 dollari e poi assestandosi intorno ai 95 dollari al barile, mentre i mercati azionari globali avevano registrato forti rialzi dopo la notizia della pausa nel conflitto.

Gas, riserve europee e allarme per l’inverno – Sul fronte energetico europeo, una funzionaria dell’Unione europea ha riferito, al termine della riunione del gruppo di coordinamento sul gas convocata dalla Commissione con i rappresentanti degli Stati membri, che non sono stati osservati rischi immediati di emergenze nelle forniture di gas, mentre sono previste conseguenze a lungo termine. Per questo, ha sottolineato la fonte, è importante iniziare a prepararsi all’inverno. L’infrastruttura Ue viene ritenuta pronta a riempire le riserve almeno all’80 per cento entro il 1° novembre, a seconda della disponibilità di Gnl, con un’immissione anticipata giudicata “uno sviluppo molto positivo”.

Fmi, shock globale su energia e approvvigionamenti – Il quadro economico complessivo resta però pesante. La direttrice generale del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva ha parlato di uno “shock dell’offerta di vasta portata”, con il flusso giornaliero globale di petrolio ridotto di circa il 13 per cento e quello di Gnl di circa il 20 per cento. Uno shock, ha detto, “globale”, perché tutti pagano di più l’energia, e “asimmetrico”, perché l’impatto varia in base alla vicinanza al conflitto. Georgieva ha avvertito che lo shock continuerà a propagarsi nell’economia, causando chiusure di raffinerie e carenze di prodotti, con altri 45 milioni di persone esposte all’insicurezza alimentare e oltre 360 milioni di individui che soffrono la fame. Ha citato anche il caso del Qatar, definito di “straordinaria rilevanza strategica”, evidenziando che il sito di Ras Laffan, in gran parte destinato all’Asia-Pacifico, si troverebbe in grave difficoltà e sostanzialmente inattivo dal 2 marzo a causa dei danni subiti.

Una tregua appesa a Libano, Hormuz e prezzi dell’energia – Il cessate il fuoco tra Washington e Teheran, dunque, non appare affatto consolidato. I bombardamenti sul Libano, le minacce iraniane di risposta, il negoziato che si apre a Islamabad e il nodo di Hormuz tengono insieme guerra, diplomazia e mercati. Ed è proprio su questo incrocio, tra sicurezza regionale e forniture energetiche, che si gioca la tenuta di una tregua ancora tutt’altro che al riparo da nuove scosse.

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