Roma – Il Medio Oriente sull’orlo di un nuovo strappo, il referendum sulla giustizia trasformato in terreno di scontro politico, i rapporti con gli Stati Uniti rivendicati senza esitazioni, e poi lavoro, fisco, sicurezza, casa e mafia. Nell’informativa resa prima alla Camera e poi al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di tenere insieme crisi internazionale e agenda interna, respingendo le richieste di un cambio di passo del governo e fissando una linea netta: nessuna crisi, nessun rimpasto, nessuna retromarcia. “Niente dimissioni, né rimpasto”, ha detto in aula, ribadendo che l’esecutivo andrà avanti “per cinque anni come ci siamo impegnati a fare”.
Medio Oriente, Iran e stretto di Hormuz – La premier ha aperto il suo intervento dalla situazione internazionale, indicando nell’escalation in Medio Oriente il punto più delicato del momento. Secondo Meloni, il conflitto è arrivato “a un passo dal punto di non ritorno” e la tregua resta una prospettiva fragile, “una flebile prospettiva di pace da perseguire” con determinazione. Nel suo ragionamento, uno dei nodi più urgenti riguarda il “pieno ripristino della libertà di circolazione nello stretto di Hormuz”, che “non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione”, perché l’eventuale possibilità per l’Iran di imporre extradazi ai transiti potrebbe produrre “conseguenze economiche imponderabili”. Meloni ha anche avvertito che, in caso di nuova recrudescenza del conflitto, l’Europa dovrebbe valutare una risposta straordinaria, “non dissimile per approccio e strumenti da quella messa in campo per la pandemia”, arrivando a ipotizzare la “possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita”, non come deroga per singoli Stati ma come misura generalizzata.
La linea italiana su Trump – La presidente del Consiglio ha respinto con decisione le accuse di subalternità nei confronti del presidente statunitense Donald Trump, sostenendo che “la collocazione internazionale dell’Italia non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte”. Ha attaccato preventivamente quello che ha definito il “ritornello” sulla scelta tra Trump e l’Europa, rivendicando una postura “testardamente occidentale” e “testardamente unitaria” tra Stati Uniti ed Europa. In questo quadro, ha rivendicato anche le divergenze manifestate con gli alleati su diversi dossier, dai dazi alla Groenlandia, fino all’Ucraina. Sul conflitto con l’Iran, Meloni ha precisato che l’operazione “l’Italia non l’ha condivisa e a cui non ha partecipato”, richiamando anche la vicenda di Sigonella come prova del fatto che Roma si è attenuta “scrupolosamente alla lettera dei trattati e degli accordi che regolano i nostri rapporti con gli Usa”.
Libano, Unifil e comunità cristiane – Nell’ampio passaggio dedicato allo scenario mediorientale, Meloni ha ricordato il sostegno italiano al governo libanese, alla sua sovranità territoriale e al tentativo di disarmare le milizie di Hezbollah. Ha ribadito di avere chiesto “a più riprese” a Israele di fermare l’escalation militare, garantire la sicurezza del personale della missione Unifil, consentire il rientro degli sfollati e scongiurare nuovi flussi migratori verso l’Europa. La premier ha inoltre richiamato la difesa del diritto delle comunità cristiane in Terra Santa a celebrare i riti pasquali con il pieno accesso al Santo Sepolcro, esprimendo solidarietà al personale Unifil dopo i fatti definiti “inaccettabili” accaduti ai danni dei militari italiani.
Referendum bocciato, ma la riforma della giustizia resta aperta – Sul terreno interno, Meloni ha affrontato subito il tema del referendum sulla giustizia, definendolo un passaggio segnato da “una grande partecipazione popolare al voto e una altrettanto grande polarizzazione”. Ha parlato di un confronto “ahimè non sempre sul merito”, ma ha assicurato che il giudizio degli elettori sarà rispettato “qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni e aspettative”. Allo stesso tempo ha lanciato un messaggio politico chiaro: “L’auspicio che formulo è che il cantiere di questa riforma non venga abbandonato”, perché “i problemi sul tappeto rimangono” e il compito della politica è trovare “soluzioni concrete, coraggiose ed efficaci”, “non certo contro la magistratura ma a favore di una magistratura libera da condizionamenti politici e ideologici”. Nel finale del suo intervento, la presidente del Consiglio ha affidato al referendum anche una lettura più personale e politica: “Un sì ti conferma, ma un no ti riaccende. Ti impone di fermarti a riflettere, di rimettere tutto in discussione”.
Nessuna crisi di governo, maggioranza compatta – L’altro snodo dell’informativa ha riguardato la tenuta dell’esecutivo. Meloni ha escluso qualsiasi ipotesi di dimissioni o rimpasto, sostenendo che “non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre sono da sempre scritte nel programma di governo”. Ha insistito sul fatto che il governo sia “nel pieno delle sue funzioni” e determinato a lavorare “fino all’ultimo giorno del suo mandato”, aggiungendo: “Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini i soliti giochi di palazzo”. Ha quindi definito la maggioranza “solida e coesa” e si è detta “orgogliosa” dei vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Ha anche ricordato di aver chiesto “un passo indietro” ad alcuni esponenti del governo, pur riconoscendo che “avevano lavorato bene”, spiegando che si è trattato di decisioni “non semplici, né indolori”, ma assunte mettendo “l’interesse della Nazione” davanti a quello di partito.
Europa, competitività e difesa comune – Nel suo ragionamento sul quadro internazionale, Meloni ha sostenuto che l’Europa sia chiamata a “non fallire questo banco di prova” e debba adattare la propria strategia a un mondo in rapido mutamento, mettendo “il principio di realtà” davanti a “sovrastrutture burocratiche e dogmi ideologici”. Ha indicato come obiettivi il sostegno alla competitività, la semplificazione burocratica, una transizione verde “realistica e non ideologica”, una autonomia strategica “bilanciata” e un rafforzamento della capacità di difesa europea, così da non dipendere dagli alleati americani.
Energia, petrolio e possibili misure contro la speculazione – Meloni ha collegato la crisi internazionale agli effetti diretti sulla vita economica del Paese, osservando che l’Italia esporta beni di qualità ma importa energia, e che proprio nei momenti di crisi si misura quanto la politica estera sia decisiva per quella interna. Ha ironizzato sulle opposizioni, sostenendo che lo scenario mondiale “non consente più a nessuno di cavarsela dicendo è tutta colpa della Meloni, finanche l’aumento del costo mondiale del petrolio”. Ma ha anche assicurato che il governo è pronto a intervenire: “L’Italia è pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche”.
Lavoro, salari e nuovi interventi contro il lavoro povero – Un passaggio centrale dell’informativa è stato dedicato al mercato del lavoro. La presidente del Consiglio ha accusato la segretaria del Partito democratico Elly Schlein di mentire quando sostiene che la precarietà sia aumentata. “Questa è una menzogna verificabile”, ha detto, rivendicando che “con il centrodestra è aumentato il lavoro stabile e diminuito il precariato”. In aula ha citato i dati Istat: “Rispetto a inizio legislatura abbiamo 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre 550mila precari in meno”. Ha però riconosciuto l’esistenza di “sacche di lavoro povero” e annunciato che nel Consiglio dei ministri convocato in vista del Primo maggio saranno varate “ulteriori regole per combattere il lavoro povero, rafforzando i diritti di quei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva”.
Fisco e conti pubblici – Meloni ha rivendicato i risultati sul fronte del recupero dell’evasione fiscale, parlando di oltre “300 miliardi di euro” raccolti in tre anni, risorse che secondo la premier hanno consentito di tenere “i conti in ordine” e finanziare misure per famiglie e imprese. Ha assicurato che il governo continuerà a lavorare, “compatibilmente con il quadro della finanza pubblica”, per ridurre il carico fiscale su cittadini, famiglie e imprese, anche nella prossima legge di bilancio.
Piano casa, sicurezza e più uomini sul territorio – Nell’agenda interna annunciata dalla premier c’è anche il nuovo Piano casa. Meloni ha spiegato che, in vista della ricorrenza del Primo maggio, il Consiglio dei ministri approverà i provvedimenti necessari per dare forma a “un piano robusto, strutturale”, finalizzato a rendere disponibili “oltre 100mila case nei prossimi dieci anni” tra alloggi popolari e abitazioni a prezzi calmierati. Sul fronte sicurezza, la presidente del Consiglio ha riconosciuto di non essere soddisfatta dei risultati raggiunti: “È il primo dovere dello Stato, dobbiamo riuscire a incidere con maggiore efficacia”. Per questo ha annunciato l’intenzione di incrementare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio, riorganizzando l’attività amministrativa per liberare personale da destinare alla strada e lavorando all’introduzione della figura dell’“ausiliario dei carabinieri e delle forze polizia”, con l’assunzione di 10mila volontari in ferma prefissata da impiegare in attività di controllo del territorio.
Antimafia, infiltrazioni e scontro sulla legalità – Un altro passaggio duro ha riguardato il contrasto alla criminalità organizzata. Meloni ha chiesto alla commissione parlamentare antimafia di occuparsi delle infiltrazioni mafiose nei partiti, “compreso FdI”, sostenendo che il tema non possa essere ridotto a propaganda. Ha poi rivendicato il lavoro del governo contro le organizzazioni criminali: “Abbiamo messo in sicurezza l’ergastolo ostativo, salvato il carcere duro per i mafiosi da chi stava per smantellarlo, sono stati catturati oltre 130 latitanti, migliaia di arresti”. E ancora: “Combatto la mafia fin da ragazzina e continuerò a farlo fino all’ultimo respiro”.
Appello alle opposizioni e ultimo anno di legislatura – Nella parte conclusiva del discorso, Meloni ha invitato le opposizioni a confrontarsi sulle proposte e non sulle invettive, assicurando che “ogni buona idea sarà vagliata senza pregiudizi”. Ha descritto l’ultimo anno di legislatura non come “un tempo di attesa”, ma come “un tempo di lavoro, di scelte, di risultati”, finalizzato a difendere “l’interesse nazionale italiano”, sostenere chi produce e lavora, rafforzare la presenza dello Stato dove serve, aiutare le famiglie e dare risposte ai giovani. In uno dei passaggi finali più marcati, ha dichiarato di voler continuare a costruire “questa Italia con abnegazione, determinazione e umiltà”, trasformando il segnale arrivato dal referendum in una nuova spinta politica.
Schlein attacca su Costituzione, guerra e salari – Dura la reazione della leader dem Elly Schlein, che ha bollato l’intervento della premier come “un discorso di autoconvincimento”. Alla Camera ha accusato la maggioranza di avere “sfidato la Costituzione” e di essere stata “battuta nelle urne” dal popolo sovrano sul referendum. “Si vede che avete molta voglia di tornare all’opposizione, vi accontenteremo”, ha detto, aggiungendo che, mentre Meloni è “impegnata con gli scandali dei suoi ministri”, il Paese reale è quello in cui “negli ultimi 4 anni gli stipendi reali si sono abbassati di 9 punti percentuali”. Schlein ha richiamato anche l’articolo 11 della Costituzione, sostenendo che l’Italia “ripudia la guerra”, e ha attaccato la premier per la linea verso Trump e Netanyahu: “Non riuscite ancora a dire” che “vi dovete fermare”. Sul piano sociale ha parlato di “occasione storica sprecata”, accusando il governo di non avere fatto nulla con la maggioranza parlamentare di cui disponeva. Ha rilanciato i temi del salario minimo, della lotta alla precarietà, del part time forzato, della sicurezza sul lavoro, di una legge sui rider, del diritto alla salute, dell’educazione sessuale nelle scuole, del voto fuori sede e di un grande piano contro il dissesto idrogeologico.
Conte: “Italia in braghe di tela” – Ancora più netto il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha accusato Meloni di raccontare “una realtà mitologica” e di non avere ascoltato il messaggio politico arrivato dal referendum. “La sveglia referendaria non è suonata a Palazzo Chigi”, ha detto, aggiungendo che la premier continua a dire “faremo”, ma ha “un grande futuro alle spalle”. Conte ha sintetizzato il bilancio del governo con una formula destinata a pesare nello scontro politico: “Quattro anni, zero riforme”. Rivolgendosi direttamente a Meloni, ha affermato che “se non ci mette competenza e capacità l’Italia rimane in braghe di tela”. Ha poi spostato l’attacco sulla politica estera, accusando la presidente del Consiglio di non contraddire Trump e di contribuire, con il suo silenzio, a “distruggere il diritto internazionale”.
Avs e Italia viva: “Discorso del declino”, “No che rimbomba” – Per Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli ha parlato di “discorso del declino”, sostenendo che Meloni abbia di fatto aperto la propria campagna elettorale, pur dichiarando di non volersi dimettere. Il deputato ha rivendicato le proposte avanzate dalle opposizioni e respinte dalla maggioranza, accusando il governo di avere raccontato “tante bugie”, a partire dai dati economici. Sul tema energetico ha contestato l’assenza di una vera sovranità nazionale e ha accusato l’esecutivo di avere favorito società energetiche che in tre anni avrebbero incassato 72 miliardi di euro di profitti. Dal Senato, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha insistito sul valore politico della bocciatura referendaria, definendola “un ‘no’ grosso come una casa” e sostenendo che quel risultato “non riaccende ma rimbomba per i prossimi 15 mesi tutti i giorni”.
La guerra di cifre sul lavoro – Lo scontro più acceso si è consumato sul terreno dell’occupazione. Meloni ha rivendicato numeri che a suo dire certificano un aumento del lavoro stabile e una riduzione del precariato. Schlein ha replicato che “non c’è un italiano che sta meglio di prima”, sostenendo che la crescita occupazionale propagandata dal governo nasconda invece l’espansione del lavoro povero e le difficoltà di donne e giovani. La segretaria dem ha citato il problema degli stage non pagati, dell’occupazione femminile e del part time forzato, accusando il governo di negare il salario minimo a 4 milioni di lavoratrici e lavoratori. IN ALTO IL VIDEO

