Casal di Principe (Caserta) – Stringersi attorno ai valori della legalità, nel segno di una mobilitazione che nasce dal territorio e guarda al futuro. E’ quello che è emerso a Casa don Diana, bene confiscato alla camorra, in via Urano, dove ieri ha preso il via un ciclo di incontri dedicato alla sensibilizzazione contro il racket, in risposta ai recenti episodi intimidatori registrati nell’area tra Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e Casapesenna, ma anche nella più distante Cesa, sempre nell’agro aversano, tra cui l’esplosione di bombe carta davanti ad alcune attività commerciali.
L’iniziativa – L’appuntamento, dal titolo Contro il racket facciamo squadra, promosso dal Comitato don Peppe Diana e dalla Federazione Antiracket Italiana, ha riunito cittadini, istituzioni e associazioni con un obiettivo preciso: rafforzare la rete di sostegno alle vittime di estorsione e incoraggiare la denuncia, rompendo l’isolamento. “È una nuova primavera di impegno condiviso che ha dalla sua coerenza e credibilità perché costruita giorno dopo, sul campo”, hanno sottolineato gli organizzatori, rilanciando l’invito a non cedere alle pressioni criminali e a fare fronte comune. Un messaggio che si inserisce nel percorso di riscatto sociale avviato da anni sul territorio, a partire dal sacrificio di don Giuseppe Diana, e che oggi punta a consolidare una comunità “sana, etica, libera e solidale”.
Airoma: “Qualcuno vuole riorganizzarsi ma la realtà è cambiata” – “Non possiamo escludere che determinate compagini si stiano riorganizzando ma sicuramente si scontrano con una realtà locale cambiata. – ha dichiarato Domenico Airoma, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord – Tutto il territorio sta vivendo una fase storica di transizione e oggi ha bisogno di essere accompagnato con una cura organizzata in tutti gli ambiti, senza lasciare spazi vuoti dove la criminalità si può insediare”.
“Non dimenticare il passato e non abbassare la guardia” – Per Luigi Della Gatta, presidente di Confindustria Caserta, “non bisogna dimenticare il passato che ci ha segnato sia individualmente che come comunità; un passato fatto di ricordi forti e non sempre belli. Certo, l’aria grigia della nostra società è diventata più sfumata e meno insidiosa ma non è scomparsa”. Tommaso de Simone, presidente della Camera di Commercio Caserta, ha invitato a “non abbassare la guardia e tenere accesi i riflettori su un territorio segnato da un passato carico di sofferenza e di paura. Oggi la situazione è cambiata ma non dobbiamo mai trascurare il ricordo di quanto è accaduto per non commettere gli stessi errori”.
“Denunciare e fare squadra” – Sulla necessità di denunciare si è soffermato Luigi Ferrucci, presidente della Federazione antiracket italiana: “Solo denunciando possiamo cambiare le cose. Insieme si può sconfiggere la camorra, mentre se solo uno di noi continua a pagare, allora la camorra avrà vinto”. “Dobbiamo fare squadra e non lasciare solo nessuno. Le istituzioni ci sono, siamo qui perché crediamo nella forza dell’unione”, ha sottolineato la prefetta Lucia Volpe.
Gli aiuti del Governo alle vittime – Fondamentale è l’informazione, come ha evidenziato Maria Grazia Nicolò, commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura: “Dobbiamo informare i cittadini su quali strumenti il Governo mette a disposizione delle vittime di usura e di racket. Esistono già tanti aiuti e in cantiere nuove iniziative. Lo Stato c’è ma anche la società deve fare la propria parte”.
La mobilitazione del 31 marzo – Dal confronto è emersa con forza la volontà di costruire un “muro di legalità”, capace di arginare ogni tentativo di ritorno della criminalità organizzata. Un percorso che proseguirà martedì 31 marzo con un corteo popolare che partirà, alle ore 19, da piazza mercato di Casal di Principe, attraverserà San Cipriano d’Aversa e si concluderà a Casapesenna, in piazza Petrillo. Una manifestazione nata dalla spinta di associazioni, comitati e cittadini dopo i recenti episodi intimidatori, con l’obiettivo di lanciare un segnale chiaro: il territorio non è disposto a tornare indietro. SOTTO UNA GALLERIA FOTOGRAFICA






