Caserta – Un arresto eseguito lontano dalla Campania, a Verona, ha riportato il cognome Luserta al centro della cronaca giudiziaria casertana. In manette è finito Luigi Luserta, giovane appartenente a una nota famiglia di imprenditori attiva nel settore delle cave, accusato di sequestro di persona, lesioni, maltrattamenti, minacce e revenge porn ai danni dell’ex fidanzata. L’indagine è partita dalla denuncia presentata dalla giovane che ha raccontato agli investigatori una relazione segnata, secondo il suo racconto, da aggressioni, intimidazioni e continue violenze. L’episodio più grave denunciato risale alla notte del 5 aprile scorso.
La denuncia della giovane – Secondo quanto riferito dalla vittima, dopo una serata trascorsa nel centro di Caserta, il giovane l’avrebbe costretta a salire in auto per poi raggiungere una zona isolata della provincia. Qui, sempre secondo il racconto della ragazza, sarebbe scattata una brutale aggressione fatta di calci, pugni, schiaffi e minacce di morte continue. La giovane avrebbe, inoltre, riferito agli inquirenti che quell’episodio non sarebbe stato isolato. Nella denuncia sarebbero stati ricostruiti altri presunti episodi di violenza verificatisi nei mesi precedenti, tra aggressioni fisiche, insulti, minacce e comportamenti persecutori. Dopo l’ultima aggressione, la ragazza avrebbe deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine temendo per la propria vita.
Il ricovero in ospedale – Poche ore dopo i fatti denunciati, la giovane, assistita dall’avvocato Manuela Palombi, fu accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta. I medici le riscontrarono trauma cranico, ecchimosi ed escoriazioni ritenute compatibili con un’aggressione fisica.
Il cognome già nelle cronache giudiziarie – Quello dei Luserta è un nome noto nel Casertano per l’attività imprenditoriale nel settore delle cave. Nelle scorse settimane il padre del giovane arrestato, Antonio Luserta, era già finito al centro delle cronache dopo un arresto legato al ritrovamento di armi non dichiarate e droga nell’abitazione di famiglia. In quella circostanza era stato sottoposto ai domiciliari, misura poi revocata dal giudice in attesa degli ulteriori sviluppi dell’inchiesta.

