Mondragone (Caserta) – Ormai è diventato un imbarazzante polverone quello dell’errata definizione del bene confiscato alla camorra, intitolato come “Villa Bencivenga-Biondani”, ma trascritto ripetutamente come “Palazzo Diana” nella comunicazione ufficiale del Comune di Mondragone per lo spostamento di alcuni uffici, a seguito dei lavori strutturali nella sede del Municipio.
Nei giorni scorsi il caso è stato sollevato dal movimento Mondragone Attiva, che ha evidenziato come “omettere oggi, in un atto pubblico, il nome Villa Bencivenga-Biondani (titolazione che richiama alla memoria i due agenti della Polizia di Stato, Vincenzo Bencivenga e Ulderico Biondani caduti in servizio il 14 marzo 1992, nda.), significa svuotare il senso civile e simbolico dell’atto di confisca e mortificare la scelta istituzionale assunta dal commissario straordinario del Comune di Mondragone, il prefetto Michele Capomacchia”. Oltre agli errori ortografici presenti nel testo della comunicazione comunale, il fatto più sconcertante è che i nomi degli agenti di polizia siano stati soppiantati con “Palazzo Diana” che è, invece, quello di colui a cui era stato confiscato l’immobile.
Una storia davvero paradossale che, mediante la diffusione social, è giunta anche ai parenti dei poliziotti caduti in servizio. A questo punto, è stata registrata la drammatica reazione su facebook di Silvio Bencivenga, fratello di Vincenzo e maggiore dei Carabinieri in congedo, (che pubblichiamo integralmente in calce all’articolo, nda.). Ciò che ci ha colpito profondamente è il seguente passaggio: “Voglio pensare che quanto accaduto, a pochi giorni dall’anniversario, sia soltanto, una goffaggine amministrativa e non un episodio nostalgico. Tuttavia, per togliere dall’imbarazzo l’amministrazione comunale, chiederò ad Alice Biondani (figlia dell’agente ucciso) e alla madre, che incontrerò nei prossimi giorni, di valutare l’opportunità di rivolgerci al Prefetto di Caserta e al Ministro dell’Interno, affinché si proceda alla disintitolazione della Villa Bencivenga-Biondani e al ripristino della denominazione originaria”.
Per dovere di cronaca e per approfondire la notizia, abbiamo contattato il maggiore Silvio Bencivenga, il quale ha immediatamente specificato: “Non mi interessa la politica e non intendo scendere in polemica con l’amministrazione comunale di Mondragone, ma nel momento in cui mi hanno segnalato quanto accaduto ho pensato che sia stato commesso un errore. Nel contempo sono rimasto basito dal fatto che a livello superiore nessuno abbia controllato e tanto meno corretto la comunicazione. Come ribadito nel mio post sui social, spero che l’episodio non sia ascrivibile a qualche sentore nostalgico”. Poi gli abbiamo rivolto alcune domande.
Ci può raccontare la storia dell’intitolazione di villa? «L’immobile di via Rifiorita, 1 è un complesso edile costruito su un’area su cui insisteva una villetta ottocentesca, denominata “Villa Nina”, apparteneva ad un affiliato del clan camorristico locale e fu confiscato dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel 2009. Il Comune di Mondragone, poi fece richiesta per fini istituzionali di prendere possesso dello stabile, cosa che avvenne il 14 novembre 2011. Una mattina, mentre svolgevo il mio lavoro di maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, ricevetti una telefonata dall’allora commissario prefettizio del municipio mondragonese, Capomacchia, che esplicitò la sua volontà di voler intitolare tale struttura sia a mio fratello Vincenzo, sia al collega Ulderico Biondani. Guardi, fui molto contento, di concedere l’assenso a questa iniziativa istituzionale, perché non è stata un riconoscimento concesso dalla politica, ma dallo Stato e dai cittadini onesti di Mondragone, che in queste ore mi stanno contattando per chiedermi di non disintitolare la villa con la denominazione dei poliziotti caduti. Alle 11.30 del 14 aprile 2012 con il taglio del nastro, avvenuto per mano di Marisa Scapini in Biondani, alla presenza di Roberta Mori e Alice Biondani, rispettivamente madre, moglie e figlia di Ulderico; e del sottoscritto e Giovanni, entrambi fratelli di Vincenzo, si è avuto il passaggio da Villa Nina a Villa Bencivenga-Biondani. Ricordo che il commissario Capomacchia aveva voluto fortemente questo evento, in primis per rimarcare la presenza dello Stato in un contesto territoriale difficile; in secondo luogo per ricordare il sacrificio dei due poliziotti, che hanno perso la vita compiendo il loro dovere».
Vogliamo ricordare cosa accadde il 14 marzo del 1992? «Durante un’operazione di polizia a Sommacampagna (Verona), mio fratello Vincenzo e Ulderico Biondani, assistenti della Polizia, dopo aver individuato l’abitazione di un uomo che doveva scontare sei anni di carcere (un calabrese trafficante di stupefacenti), tentarono di bloccarlo sulla porta di casa. Il ricercato, però, reagì aprendo il fuoco, colpendo a morte l’agente Biondani e ferendo gravemente mio fratello, che nel contempo, riuscì, comunque a rispondere con due colpi, uccidendo il criminale. Purtroppo, Vincenzo morì prima dell’arrivo dei soccorsi».
Dopo quel tragico evento come vengono ricordati i due agenti in altre città d’Italia? «A loro è stata intitolata una strada nella città di Verona. Sempre a Verona è stata intitolata con i loro nomi la sala stampa della Questura. A Sommacampagna, in provincia di Verona, sono stati dedicati un centro sportivo e un monumento. Un palazzetto dello sport a Zevio (Verona) – comune di residenza della famiglia Biondani – porta il loro nome. Gli agenti sono stati, inoltre, insigniti dal presidente della Repubblica del tempo, anche della medaglia d’oro al valore civile l’8 maggio 1992 e alla cerimonia di consegna fu presente anche il giudice Giovanni Falcone che verrà ucciso nella strage di Capaci alcuni giorni dopo. Anche il distaccamento della Polizia stradale di Cellole è intitolata a mio fratello e al collega. Voglio ricordare, inoltre, un aneddoto. Mio fratello Vincenzo aveva un superiore al tempo: Roberto Massucci, l’attuale Questore di Roma, che nei primi anni 90 è stato il vicedirigente della Squadra Mobile di Verona. Ebbene proprio lui durante un raduno con gli agenti della Mobile veronese degli anni 90 ha testualmente affermato: “Il mestiere di poliziotto me lo ha insegnato Vincenzo Bencivenga”; questo perché mio fratello un giorno mentre stava effettuando con il suo superiore un servizio antirapina sottolineò al Massucci, che a sua volta era rimasto perplesso dei saluti rivolti da persone poco raccomandabili: “Dopo avergli messo le manette, restano sempre persone”. Questa citazione, oggi è impressa nel murales realizzato in memoria di mio fratello presso l’Aula Magna “Fratelli Turazza” della scuola di Polizia di Peschiera del Garda. All’evento offrì la sua lectio magistralis il noto psichiatra, neurofarmacologo, scrittore e professore Vittorino Andreoli».
Come sta vivendo interiormente ciò che è accaduto a Mondragone? «Voglio riprendere ciò che ho scritto nel post su Facebook: la dignità e la compostezza di chi perde un caro, un familiare per lo Stato, non è mai in vendita. Inoltre, è deprecabile che un figlio di Mondragone non venga ricordato».
IL POST PUBBLICATO SUI SOCIAL DA SILVIO BENCIVENGA
Nell’era dei social ogni notizia viaggia alla velocità della luce e si moltiplica, raggiungendo nell’immediatezza centinaia di persone. La notizia è giunta purtroppo anche a me. Avrei preferito non conoscerla, ma soprattutto avrei voluto che ciò non fosse mai accaduto.
Dovrò dilungarmi un poco e ringrazio quanti vorranno seguirmi fino alla fine.
Qualche giorno fa leggevo che il Comune di Sonnino (LT), in occasione dell’anniversario della morte dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del mio collega Car. Vittorio Iacovacci, ha deciso di promuovere il Giorno della Memoria per ricordare il sacrificio di due persone oneste e coraggiose che hanno dato la loro vita per lo Stato. Ho subito pensato che fosse una bellissima iniziativa per chi ancora crede nello Stato, ma soprattutto per i familiari delle due vittime.
Il mio pensiero è andato poi all’amministrazione comunale del mio paese d’origine, auspicando che prima o poi potesse fare qualcosa di simile. Successivamente ho pensato al Comune di Sommacampagna (VR), il cui Sindaco, dott. Fabrizio Bertolaso, insieme alla sua amministrazione, ha scelto di fare del 14 marzo – giorno in cui sono tragicamente scomparsi Vincenzo Bencivenga e Ulderico Biondani – una giornata dedicata non solo al ricordo delle Vittime del Dovere del territorio veronese, ma anche alla trasmissione di sani valori alle future generazioni, coinvolgendo i giovani delle scuole locali.
In una di queste occasioni, proprio nel trentennale della ricorrenza tenutasi presso gli impianti sportivi intitolati a Vincenzo e Ulderico, ho consegnato un crest disegnato a mano da un’artista pugliese, raffigurante Villa Biondani Bencivenga, immobile confiscato alla criminalità, accompagnato da una locandina che spiegava l’importanza di quel bene sottratto alla delinquenza e intitolato a due servitori dello Stato caduti in un conflitto a fuoco mentre svolgevano il proprio dovere.
L’intitolazione fu fortemente voluta dal Commissario Prefettizio, Prefetto Michele Capomacchia, per dare un segnale chiaro della presenza dello Stato in un territorio delicato e fortemente segnato dalla criminalità.
Sono stato più volte sollecitato, da persone che mi conoscono, per non aver informato l’amministrazione comunale di Mondragone delle iniziative promosse da altri Comuni e per non averla né invitata né sollecitata a celebrare analoghe cerimonie. Ho sempre risposto che queste sono cose che devono nascere da un sentire profondo, non da una richiesta. Ai bambini si chiede: “Mi vuoi bene?”. Gli adulti lo dimostrano spontaneamente.
Devo però fare pubblica ammenda, perché quest’anno, a ridosso del 14 marzo, qualcosa è cambiato: l’amministrazione comunale di Mondragone si è attivata per ricordare un suo figlio, morto tragicamente insieme a un collega per difendere la Giustizia e lo Stato.
Venerdì 27 febbraio, infatti, l’amministrazione – suo malgrado – ha ricordato Vincenzo e Ulderico comunicando lo spostamento di alcuni uffici comunali in via della Rifiorita n. 1, indicando “Palazzo Diana” e ripetendo più volte tale denominazione.
Probabilmente qualcuno ha fatto notare l’errore e si è provveduto a una parziale correzione, eliminando “Diana” – nome di colui al quale la villa era stata confiscata – e sostituendolo con “Palazzo Bencivenga”.
Resta però il fatto che la denominazione corretta del bene è “Villa Bencivenga Biondani” e non “Palazzo Bencivenga”.
Come riportato dal Movimento Mondragone Attiva:
“…Omettere oggi, in un atto pubblico, il nome Villa Bencivenga Biondani significa svuotare di significato civile e simbolico l’atto della confisca, mortificare una precisa scelta istituzionale e riproporre una denominazione legata a una fase storica che ha segnato negativamente la città di Mondragone.”
Voglio pensare che quanto accaduto, a pochi giorni dall’anniversario, sia soltanto una goffaggine amministrativa e non un episodio nostalgico. Tuttavia, per togliere dall’imbarazzo l’amministrazione comunale, chiederò ad Alice Biondani e a sua madre, che incontrerò nei prossimi giorni, di valutare l’opportunità di rivolgerci al Prefetto di Caserta e al Ministro dell’Interno affinché si proceda alla disintitolazione della Villa Bencivenga Biondani e al ripristino della denominazione originaria.
L’episodio, per quanto imbarazzante, mi porta a pensare che non tutti, all’interno dell’amministrazione comunale di Mondragone, condividano pienamente queste parole:
“…Il nome dei giusti, di chi è morto per la Patria, è scritto nella roccia della memoria della Repubblica e viene onorato e ricordato …” (cit. Ministro Guido Crosetto)
Spero di sbagliarmi.
Nel concludere voglio semplicemente aggiungere che la dignità e la compostezza di chi perde un caro, un familiare per lo Stato, non è mai in vendita.
Grazie a chi è arrivato a leggere fino in fondo.

