Casagiove (Caserta) – La possibilità di intercettare precocemente i disturbi dello spettro autistico passa anche attraverso nuovi strumenti diagnostici e una visione più ampia della medicina prenatale. Sarà questo il filo conduttore del convegno medico promosso dal Centro Medico Polispecialistico Hermes per martedì 21 aprile, alle ore 10.30, dedicato allo screening degli anticorpi anti-recettore del folato (FRαA), considerato un supporto sempre più rilevante nella diagnosi precoce dell’autismo.
L’iniziativa – L’appuntamento si terrà nella nuova sede del centro Hermes, in via Ponteselice, e nasce dalla collaborazione con l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Caserta e con l’Istituto di Ricerca Scientifica Altamedica Artemisia. Al centro del dibattito le più recenti prospettive che collegano autoimmunità materna e sviluppo neurologico del feto.
Gli interventi – Ospite principale sarà Claudio Giorlandino, specialista in Ostetricia e Ginecologia e direttore sanitario dei Centri Clinico-Diagnostici Altamedica, da oltre trent’anni impegnato nella diagnosi prenatale e nella medicina materno-fetale. A confrontarsi con lui sarà Domenico Bove, neuropsichiatra infantile e autore di numerose pubblicazioni sullo spettro autistico. Presente anche Carlo Manzi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Caserta.
Il test FRAA – Al centro del confronto scientifico il Test Fraa, che consente di individuare una barriera biochimica legata agli anticorpi anti-recettore del folato, potenzialmente coinvolta nei disturbi del neurosviluppo. Il test può essere somministrato sia in fase prenatale sia dopo la nascita: nei bambini con sospetto disturbo del neurosviluppo, ma anche nelle donne in fase pre-concezionale o durante la gravidanza, con l’obiettivo di individuare fattori di rischio in anticipo.
La nuova frontiera della medicina prenatale – A sottolineare l’importanza di questo approccio è Angela Sibillo, direttrice sanitaria del centro Hermes: “È ormai evidente che la nascita di un bambino apparentemente sano non esaurisce il problema della salute e dello sviluppo. Una quota rilevante di patologie, in particolare dei disturbi del neurosviluppo e dello spettro autistico, emerge infatti nei primi anni di vita e non è identificabile con le tradizionali metodiche diagnostiche prenatali. Questa osservazione impone di amplificare il concetto stesso di diagnosi prenatale, orientandolo non solo alla ricerca delle anomalie fetali visibili, ma anche all’identificazione dei fattori biologici e immunologici materni che possono influenzare lo sviluppo cerebrale del feto. In questa prospettiva, la medicina prenatale evolve verso una medicina preventiva dello sviluppo e del neurosviluppo, finalizzata a riconoscere precocemente i fattori di rischio e, quanto possibile, a intervenire prima della nascita”.

