Ivory, il social italiano che punta su competenza e credibilità contro il rumore digitale

di Redazione

Un social network che prova a cambiare le regole del confronto online, mettendo al centro competenza e autorevolezza. Si chiama Ivory ed è una piattaforma europea nata in Italia con l’obiettivo di ripensare in modo strutturale lo spazio pubblico digitale.

Non una semplice alternativa ai modelli statunitensi, ma un progetto che integra nei propri meccanismi la verifica delle competenze degli utenti. Le qualifiche, accademiche o professionali, vengono certificate e rese visibili, incidendo direttamente sulla distribuzione dei contenuti. Se un meccanico certificato pubblica un’analisi tecnica sulle automobili, il suo contributo sarà valorizzato rispetto a quello di un utente privo di titoli nello stesso ambito.

Le “Ivory Towers” e il superamento dei like – Le interazioni superano la logica dei tradizionali “mi piace” e si organizzano nelle “Ivory Towers”, feed tematici strutturati per aree di competenza. Qui qualità e autorevolezza orientano la visibilità. I contenuti vengono valutati secondo criteri di accuratezza, rilevanza e profondità, con un peso maggiore attribuito alle valutazioni degli esperti o di chi possiede un grado accademico più elevato. L’obiettivo è contrastare la disinformazione in modo organico, senza ricorrere alla censura ma valorizzando il ruolo degli esperti. Chiunque può iscriversi, ma può anche presentare le proprie qualifiche per essere riconosciuto come esperto in ambiti specifici, verificando identità e titoli.

Uno spazio per l’accademia – Ivory ambisce, inoltre, a ridefinire lo spazio digitale accademico. Studiosi di ogni disciplina potranno pubblicare e discutere ricerche attraverso un processo editoriale interno ispirato agli standard scientifici. L’attività di revisione sarà riconosciuta e compensata: i revisori riceveranno crediti spendibili sulla piattaforma o convertibili in compensi economici, offrendo una risposta, seppur parziale, alla svalutazione del lavoro accademico e del peer review.

La piattaforma richiama simbolicamente la Torre d’Avorio come luogo di eccellenza e pensiero critico, offrendo una vetrina autorevole per i saggi e creando un collegamento con fondi destinati a progetti di ricerca e innovazione, così da costruire un ponte concreto tra idee e risorse. Il tutto senza rinunciare alla dimensione coinvolgente tipica dei social network: sono previsti formati agili, come video brevi e meccanismi partecipativi, per garantire un’esperienza accessibile e non elitaria.

Le parole del ceo Adam Nettles – A spiegare la visione è Adam Nettles, ceo e cofondatore insieme a Uel Bertin. «Ivory è una nuova piattaforma italiana di social media, GDPR compliant fin dalla sua progettazione, costruita attorno a un’idea semplice ma sempre più rara: la competenza ha valore nel dibattito pubblico. Il modello attuale dei social media, in cui tutte le opinioni vengono trattate allo stesso modo, ha generato problemi evidenti, che vanno dalla salute mentale individuale fino alle relazioni tra Stati».

Poi il riferimento al suo percorso personale: «Sono nato negli Stati Uniti, in Louisiana, e dieci anni fa, all’età di vent’anni, mi sono trasferito in Italia per intraprendere una carriera accademica. Nel corso dell’ultimo decennio ho studiato, lavorato e vissuto all’interno di istituzioni accademiche europee, completando nel 2024 un dottorato di ricerca in Relazioni Internazionali».

Una convinzione maturata proprio al termine di quel percorso: «Con una tesi sulla sicurezza europea nello spazio extra-atmosferico, sono giunto alla conclusione che molti dei problemi contemporanei non derivino tanto da grandi strategie politiche, quanto da un dibattito pubblico che sta fallendo a causa dell’attuale modello dei social media. Piattaforme nate per connettere le persone si sono trasformate in sistemi che premiano la velocità anziché la riflessione, l’engagement quantitativo anziché l’accuratezza, e il rumore anziché i contributi di valore».

Da qui l’idea di Ivory: «Ivory affronta il problema della disinformazione non attraverso la censura, ma introducendo un modello di creazione dei contenuti basato sulle credenziali. Chiunque può iscriversi alla piattaforma, ma gli utenti possono presentare le proprie qualifiche per essere riconosciuti come esperti in ambiti specifici, verificando la propria identità e grado accademico. I contributi degli esperti ricevono una visibilità e una diffusione preferenziale, riducendo il rumore senza limitare l’apertura del dibattito».

Infine, l’architettura della piattaforma: «La piattaforma è organizzata attorno alle “Ivory Towers”, comunità tematiche basate su discipline e aree di competenza che spaziano dai settori accademici a quelli applicativi, come finanza, tecnologia, salute, cultura e design. All’interno di queste comunità, lo status di esperto incide in modo significativo sulla visibilità dei contenuti».

Il lancio ufficiale per il 31 marzo – Ivory ha sede in Campania, a Benevento, e intercetta temi centrali nel dibattito pubblico: la crisi di fiducia nelle piattaforme digitali, la frammentazione dello spazio del confronto intellettuale e il crescente interesse verso alternative europee ai grandi ecosistemi tecnologici statunitensi. Il lancio ufficiale è previsto per il 31 marzo. È già online il sito dedicato ai primi iscritti (www.ivory.live), dove è possibile registrarsi in anteprima, restare aggiornati e ricevere la notifica quando l’app sarà disponibile su Apple Store e Google Play Store.

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