Mondragone, bene confiscato trasformato in discarica: Ambc attacca il sindaco Lavanga

di Redazione

Mondragone (Caserta) – Un immobile confiscato alla criminalità organizzata che avrebbe dovuto ospitare un centro di educazione ambientale era stato invece trasformato in un deposito incontrollato di rifiuti. A rivelarlo è stata un’operazione della Polizia provinciale (leggi qui).

La denuncia dell’Ambc – Sulla vicenda interviene l’Associazione Mondragone Bene Comune, che in una nota punta il dito contro l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Lavanga. In un servizio del Tgr Campania, il primo cittadino ha dichiarato di non essere a conoscenza del fatto che il sito, già più volte vandalizzato e bonificato, fosse stato adibito a discarica abusiva. Secondo l’Ambc, Lavanga “è caduto del pero”, non avrebbe visto né sentito e non sapeva, così come – aggiunge l’associazione – non sapeva il comando della polizia locale.

Le segnalazioni del 2023 – L’associazione ricorda che a fine 2023, in occasione della presentazione del rapporto sui beni confiscati nella provincia di Caserta elaborato dal Centro di servizio per il volontariato di Caserta, aveva già evidenziato le criticità relative alla gestione degli immobili a Mondragone. In particolare, l’Ambc segnalava il mancato rispetto delle disposizioni del Codice antimafia in materia di trasparenza. Viene richiamato l’articolo 48, comma 3, lettera C del decreto legislativo 6 settembre 2011, numero 159, secondo cui “Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato con cadenza mensile. L’elenco, reso pubblico nel sito internet istituzionale dell’ente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l’utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione. La mancata pubblicazione comporta responsabilità dirigenziale ai sensi dell’articolo 46 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33”. All’epoca, ricorda ancora l’associazione, il sindaco aveva assicurato, in un articolo pubblicato da Il Mattino, che l’ente si sarebbe presto messo in regola.

La situazione attuale – Secondo quanto riportato dall’Ambc, sul sito istituzionale del Comune compare oggi soltanto una determina di ricognizione dell’agosto 2024, firmata da un funzionario assunto ai sensi dell’articolo 110 del Tuel, con un elenco allegato dei beni confiscati privo però delle informazioni richieste dalla normativa. L’associazione evidenzia, inoltre, l’assenza di un regolamento specifico per la gestione dei beni confiscati, strumento non obbligatorio ma ritenuto opportuno e già adottato da altri comuni del territorio come Casal di Principe, Castel Volturno, Maddaloni, Santa Maria Capua Vetere, Teano e Trentola Ducenta.

La proposta del 2017 – L’Ambc ricorda di aver avanzato fin dal 2017 una proposta di regolamento per l’Amministrazione Condivisa, rilanciata negli anni successivi e trasmessa anche a tutti i consiglieri comunali, senza ottenere riscontro. Nella nota l’associazione si chiede chi non ami davvero Mondragone: “Chi, come l’Ambc ,avanza proposte, segnala per tempo limiti, illegittimità e problemi e cerca di dare un contributo fattivo per il bene della città o chi ci porta sistematicamente agli onori della peggiore cronaca, gettando fango su Mondragone?”. E conclude ricordando al sindaco che “quando si ha la responsabilità, ‘non lo sapevo’ è un’ammissione di colpa, non un’attenuante”.

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