La collina che sovrasta Niscemi continua a muoversi, con un fronte di frana ancora attivo e in progressiva espansione. Il quadro emerso dopo i sopralluoghi tecnici e il sorvolo dell’area è netto: l’intero costone sta scendendo verso la piana di Gela, mettendo in pericolo il centro abitato e imponendo misure sempre più restrittive, fino all’ipotesi di una delocalizzazione definitiva.
L’allarme della Protezione civile – «L’intera collina sta crollando sulla piana di Gela. Abbiamo fatto un primo sopralluogo con la componente scientifica del centro di competenza del Dipartimento della Protezione civile, il professore Nicola Casagli, che ha messo in evidenza non solo quello che è visibile ma che in realtà è l’intera collina che sta scendendo verso la piana di Gela. La frana è ancora attiva». Così Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della protezione civile nazionale, intervenuto a Niscemi alla riunione nel centro operativo comunale insieme al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e al capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina.
La dinamica e l’estensione della frana – L’intero costone su cui insiste l’abitato si sta muovendo. Il sorvolo effettuato dai tecnici ha evidenziato fratture diffuse che attraversano la collina e la piana sottostante: in una sola notte la frattura principale si è allargata di un chilometro, mentre l’altezza del fronte è passata rapidamente da 7–15 metri a 30–45 metri. La zona interdetta, inizialmente fissata a 100 metri dal costone, è in valutazione per l’estensione fino a 150 metri dall’inizio della “nicchia di distacco”.
Case in bilico e possibile delocalizzazione – Decine di immobili risultano già inagibili e la frana, ancora attiva, continua a minacciare anche le abitazioni apparentemente integre sull’orlo del fronte. «La situazione è particolarmente complessa – ha aggiunto Ciciliano – dopo un primo sopralluogo bisogna essere onesti: anche le case integre sull’orlo della frana non potranno più essere popolate. Bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva».
Sicurezza e ordine pubblico – Sul posto è arrivato anche il procuratore di Gela Salvatore Vella, che ha effettuato un sopralluogo nella zona rossa. «Si potrebbero verificare problemi di ordine pubblico. Questo è un momento di preoccupazione. La zona da monitorare è molto grande e le forze attualmente sono esigue. Servono più uomini per vigilare sulla zona rossa – ha riferito il magistrato al termine del sopralluogo –. Abbiamo verificato i rischi di sciacallaggio e se i varchi sono ben monitorati». Al momento, ha precisato, «attualmente non c’è alcun procedimento penale aperto perché non ravvisiamo al momento nessuna ipotesi di reato».
Gli sfollati e i contributi Cas – Le persone costrette ad abbandonare la propria abitazione sono al momento circa 1.500 e il numero è destinato ad aumentare. Per loro sono in arrivo i contributi del fondo di autonoma sistemazione dello Stato: 400 euro a famiglia più 100 euro per ogni componente, fino a un massimo di 900 euro al mese per nucleo, per un anno. La procedura, attivata con l’ordinanza di sgombero, dovrebbe concludersi nel giro di pochi giorni. La comunicazione è stata riferita ai capigruppo dal presidente dell’Assemblea siciliana Gaetano Galvagno.
Il quadro geologico – Gli esperti avvertono che l’avanzamento è destinato a proseguire. «La frana di Niscemi è destinata ad avanzare e l’assetto verticale della parete non può resistere a causa del terreno sabbioso». Dal punto di vista tecnico, il problema è l’angolo di resistenza: «I terreni sabbiosi, come quelli di Niscemi, hanno un angolo di resistenza al taglio di 35 gradi», spiega Riccardo Ferraro, consigliere della Società italiana di geologia ambientale. Oggi la parete presenta un’inclinazione di circa 85 gradi: una condizione che non può reggere e che porterà la frana ad avanzare fino a trovare un nuovo equilibrio, compromettendo le costruzioni sovrastanti.
Le rabbia degli sfollati – Tra le famiglie costrette a lasciare casa cresce l’angoscia. «Vivo a poca distanza dal fronte della frana da oltre cinquant’anni. Sono un invalido al 100% – racconta un cittadino – mi dicono che la mia casa è in una zona a rischio. Fortunatamente, ho familiari che mi ospitano ma non può andare avanti per sempre. La casa è il frutto di anni di sacrifici. La zona dove vivo è una delle più frequentate e belle della città e ora cosa ne sarà?». Un altro sfollato aggiunge: «Anche io e la mia famiglia viviamo nella zona rossa, in largo Canalicchio. Ora non sappiamo cosa fare. Siamo ospiti da amici ma si tratta solo di pochi giorni. La casa è stata costruita con i sacrifici dei nostri padri e nostri. Perché dopo la frana del 1997 non si è fatto qualcosa di più sul piano della prevenzione? Forse tutto questo si poteva evitare. C’è tanta amarezza».
Agricoltura in difficoltà – L’emergenza colpisce anche la filiera agricola. «La situazione degli agricoltori di Niscemi peggiora di giorno in giorno. La frana costringe a percorsi lunghi e tortuosi facendo lievitare i costi», segnala Coldiretti, che ha offerto al sindaco mezzi agricoli per contribuire, dove possibile, alla riapertura delle strade e la propria sede per le necessità operative. Per raggiungere le aziende, spiegano, gli agricoltori sono costretti a percorrere 60–70 chilometri in più, con ulteriori aggravi per il trasporto degli ortaggi verso i magazzini.
I precedenti e le risorse – Nella stessa area, il 12 ottobre 1997, una frana costrinse 400 persone a lasciare le abitazioni, anche allora dopo piogge intense. Le cronache ricordano eventi analoghi persino nel 1790, nei quartieri Sante Croci e Canalicchio. Intanto, per i danni del maltempo in Sicilia, Calabria e Sardegna, il Governo ha avviato i primi stanziamenti: «Sono stati assegnati i primi dei 100 milioni, ma il governo investirà molto di più per aiutare questi territori. 100 milioni sono soltanto per i primi interventi», ha dichiarato il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, annunciando anche la richiesta di sostegno al fondo di solidarietà europeo.

