Voto di scambio a Caserta: terza indagine su Giovanni Zannini, coinvolto anche ex assessore

di Redazione

La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha notificato invito a comparire al consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini e all’ex assessore ed ex consigliere comunale di Caserta Biagio Esposito, entrambi indagati per corruzione. Si tratta della terza indagine avviata dall’ufficio guidato dal procuratore Pierpaolo Bruni nei confronti del politico di Mondragone. Su Zannini, infatti, pende già una richiesta di arresto in carcere per corruzione, concussione e truffa aggravata. Nei giorni scorsi è inoltre emerso un suo presunto coinvolgimento in episodi di voto di scambio legati alle elezioni comunali di Castel Volturno del giugno 2024 che vedono indagati il sindaco castellano Pasquale Marrandino e il sindaco di San Cipriano d’Aversa, Vincenzo Caterino.

L’ipotesi di corruzione legata alle Regionali – L’invito a comparire riguarda un episodio che, secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere (pubblici ministeri Giacomo Urbano e Anna Ida Capone), sarebbe avvenuto prima delle elezioni Regionali dello scorso novembre, consultazione nella quale Zannini è stato rieletto con oltre 20mila voti nelle liste di Forza Italia. In particolare, l’accusa ipotizza che Zannini abbia accettato la promessa di sostegno elettorale da parte di Esposito, promettendo in cambio l’assunzione del nipote di quest’ultimo in società partecipate da enti locali su cui il consigliere regionale avrebbe potuto esercitare la propria influenza. Sempre secondo gli inquirenti, Zannini avrebbe accolto anche la richiesta di procedere all’assunzione prima delle elezioni di novembre. In questo contesto, Esposito si sarebbe già attivato nel settembre 2025 per raccogliere voti a favore di Zannini, risultando – per l’accusa – un “grande elettore” del consigliere anche nelle precedenti tornate elettorali.

L’accusa di estorsione e la pressione sul Comune di Caserta – Oltre al capo di imputazione contestato congiuntamente a Zannini, la Procura ipotizza per Biagio Esposito anche il reato di estorsione nei confronti dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, che non risulta indagato. I fatti si collocherebbero tra maggio e settembre 2024, nel pieno della bufera giudiziaria che travolse il Comune di Caserta, con arresti di assessori e dirigenti comunali e l’iscrizione nel registro degli indagati del vicesindaco, vicende che portarono, mesi dopo, allo scioglimento dell’ente per infiltrazioni camorristiche. Secondo gli inquirenti, Esposito avrebbe minacciato Marino di far cadere l’amministrazione comunale attraverso la mancata partecipazione della figlia Dora Esposito, consigliera comunale eletta in una lista riconducibile a Zannini, alla seduta del Consiglio chiamata ad approvare il bilancio. Una pressione che avrebbe costretto il sindaco – che non ha mai denunciato le presunte intimidazioni – ad assecondare diverse richieste personali.

Nomine, appalti e presunte minacce – Tra i favori contestati figurerebbe la nomina di un architetto gradito a Esposito come direttore dei lavori del progetto di riqualificazione dell’ex caserma Pollio, area destinata a parcheggio, in passato gestita da una famiglia ritenuta vicina alla camorra, in particolare al clan Zagaria. Il parcheggio è oggi chiuso e il Comune, amministrato dai commissari, punta a una gestione autonoma del sito. Sempre secondo l’accusa, una delle minacce sarebbe stata veicolata attraverso un bigliettino recapitato al sindaco dal consigliere comunale Massimo Russo, non indagato.

Un ulteriore episodio risalirebbe al giugno 2024, all’indomani degli arresti al Comune di Caserta e dell’indagine a carico del vicesindaco Emiliano Casale. In quella fase, Esposito avrebbe chiesto le dimissioni di Casale, pretendendo la gestione di tutti gli appalti pubblici relativi al rifacimento del manto stradale, che avrebbe poi seguito con la complicità di Francesco Cerreto. L’ultima pressione, collocata a metà del 2024, riguarderebbe l’intervento su alcune ditte impegnate nei lavori di rifacimento del manto in via San Nicola, affinché estendessero gli interventi anche a vicoli segnalati da cittadini politicamente vicini a Esposito. Anche in questo caso, la minaccia sarebbe stata la mancata partecipazione della figlia Dora alle sedute decisive del Consiglio comunale, con il sindaco che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe sempre accettato di provvedere.

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