“Falsissimo”, il tribunale blocca Corona e dice stop ai contenuti su Signorini

di Redazione

Non c’è alcun interesse pubblico a conoscere le preferenze o le abitudini sessuali di Alfonso Signorini e nei contenuti diffusi da Fabrizio Corona non emergono indizi di un presunto “sistema basato su ricatti sessuali” per favorire l’ingresso di candidati al Grande Fratello. È la conclusione del Tribunale di Milano, contenuta nell’ordinanza con cui il giudice Roberto Pertile ha vietato la messa in onda di una nuova puntata di Falsissimo dedicata al caso Signorini. Nel frattempo, Mediaset ha già presentato denuncia ai pubblici ministeri di Milano per diffamazione aggravata e minacce.

Il provvedimento – Nell’ordinanza si legge che “i fatti raccontati dal Corona nei controversi video non possono (…) considerarsi oggettivamente veritieri”, tanto che lo stesso autore “evidenzia che essi ancora necessitano di verifiche”. Per il giudice, Corona “non ha raggiunto la prova che i materiali in suo possesso contengano la prova di eventuali comportamenti illeciti” del conduttore. Nei video, inoltre, manca “la continenza della forma” e la libertà di espressione va bilanciata con la “dignità” della persona. Il giudice richiama anche un “epiteto” rivolto a Signorini e avverte del “pericolo di ulteriore aggravamento del danno” in caso di nuove pubblicazioni.

Inibitoria e funzione preventiva – Il provvedimento chiarisce che, per adottare un’ordinanza di inibitoria, non è necessario che la responsabilità civile del diffamante sia stata accertata con sentenza irrevocabile: l’inibitoria può operare anche “in funzione preventiva”, per evitare ulteriori lesioni all’onore e alla reputazione. Il giudice osserva inoltre che Corona “si è limitato a riferire di attrazione sessuale o relazioni sessuali che, per sé sole, nel nostro ordinamento non costituiscono illeciti”, confondendo il diritto di informare con quello di criticare; le “prove”, aggiunge, “si riferiscono soltanto ai fatti (…) ma non anche alle opinioni”.

Le chat e la sfera privata – Per il Tribunale manca “un principio di prova della genuinità” delle chat mostrate. Le conversazioni citate risalgono, in un caso, al periodo novembre 2014–novembre 2015 e non presentano “indizi di eventuali coercizioni”, ma piuttosto “piena consapevolezza dei due interlocutori”; in un altro caso, aprile 2021–gennaio 2022, non emergono “indizi di eventuali illeciti”. Contenuti che, ribadisce il giudice, attengono alla “sfera intima delle persone coinvolte”.

Le misure ordinate – Accolto il ricorso urgente di Signorini, presentato dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, il giudice ha disposto la rimozione immediata “da ogni hosting provider e da ogni social media” di tutti i contenuti (testuali, audio e video) sulla vicenda, il divieto di qualsiasi ulteriore diffusione lesiva della reputazione, dell’immagine e della riservatezza del ricorrente, nonché il deposito in cancelleria, entro due giorni, di tutti i dati e materiali afferenti alla sfera privata. Corona è stato inoltre condannato alle spese (286 euro), ai compensi legali (9.000 euro) e a una penale di 2.000 euro al giorno per ogni violazione dell’ordinanza. Già da lunedì 26 gennaio Falsissimo non andrà in onda.

“La rete non è una zona franca” – I legali di Signorini parlano di una decisione “di particolare rilievo”, che riafferma un principio chiave: la libertà di espressione non può trasformarsi in licenza di diffamare né in gogna mediatica, soprattutto nel web. “La rete non è una zona franca”, sottolineano, evidenziando l’immediata efficacia delle misure cautelari. L’avvocato Aiello aggiunge che “non è possibile calpestare con disinvoltura e insolenza i diritti individuali”, chiamando in causa anche le responsabilità etiche dei grandi operatori di hosting.

Corona: “Mi adeguo ma non mi fermo” – L’ex agente fotografico ha annunciato ricorso e, sui social, ha scritto: “Da bravo cittadino (obbligato dall’Avv. Chiesa), mi adeguo al provvedimento e rimuovo (…) la possibilità per chiunque di visionare gli episodi 19 e 20”. Ha aggiunto che nella puntata successiva non pubblicherà chat, foto e video relativi alla “vicenda vietata” di Signorini, sostenendo che l’attenzione si sposterà su quello che definisce “sistema Mediaset”. Nel post ha dichiarato di archiviare i reel delle due puntate, riservandosi di ripubblicarli in caso di esito favorevole del ricorso, e ha ribadito “Non mi fermo”, denunciando una presunta censura.

“Salvato un potente” – In un video, poi, Corona attacca e insulta anche il giudice con frasi molto pesanti, dicendo anche che ha “salvato un potente”. E scrive ancora che “tutto il materiale che non posso pubblicare” sarà “sul tavolo” dei pm, che stanno indagando dopo la denuncia a carico di Signorini da parte dell’ex Gf Vip Antonio Medugno.

L’avvocato Chiesa: “Ci sono prove fornite ai pm, no al bavaglio” – Intanto, il suo legale Ivano Chiesa spiega che il provvedimento del giudice si muove dal “presupposto errato che Fabrizio abbia voluto parlare dei gusti sessuali di Signorini e di fatti suoi privati”, mentre lui ha “denunciato l’esistenza di un sistema che avrebbe comportato la commissione di reati e ci sono su questo delle denunce e un’indagine pendente”. Tuttavia, prosegue Chiesa, “delle denunce il provvedimento non parla” e Corona ha “elementi di prova, chat, interviste e telefonate, le ha date ai pm e gliene darà altre”. Infine, per il difensore “nel nostro Paese non è possibile inibire di parlare ad una persona che dice peste e corna di te, perché il bavaglio sulla bocca in Italia non si può mettere a nessuno: puoi denunciare per diffamazione se lo ritieni”. Questo “provvedimento può essere un precedente molto grave – aggiunge – non ne ho mai visto uno simile in 40 anni di carriera”. E conclude il legale: “Ho detto ovviamente a Fabrizio di rispettare il provvedimento e mi aspetto che ora la Procura faccia il suo lavoro”.

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