Un’apertura, senza tempi certi, sul possibile ritiro dell’Ice da Minneapolis. È quanto emerge da un’intervista telefonica concessa al Wall Street Journal da Donald Trump, all’indomani dell’uccisione dell’infermiere Alex Pretti durante un’operazione degli agenti federali anti immigrazione. “A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, lasciando però indefinita qualsiasi tempistica.
L’ipotesi ritiro e i nuovi controlli – Alla domanda se gli agenti dell’Ice lasceranno presto Minneapolis, Trump ha elogiato quanto già fatto dall’amministrazione in Minnesota, aggiungendo che resterà comunque “un gruppo diverso di persone per la frode finanziaria”. Il presidente ha indicato come giustificazione dell’intensificazione dei controlli sull’immigrazione un vasto scandalo di frode ai servizi sociali nello Stato, annunciando anche l’invio dello “zar dei confini” per monitorare la situazione.
Le accuse ai Democratici – Trump ha scaricato la responsabilità delle tensioni sui Democratici, accusandoli di non collaborare con gli agenti federali, a differenza degli Stati a guida repubblicana, e di incoraggiare “agitatori di sinistra a ostacolare illegalmente le loro operazioni per arrestare i peggiori dei peggiori”. In un post su Truth, il presidente ha scritto: “Così facendo i Dem stanno mettendo i criminali immigrati illegali al di sopra dei cittadini contribuenti e rispettosi della legge, e hanno creato circostanze pericolose per tutti i soggetti coinvolti. Tragicamente, due cittadini americani hanno perso la vita a causa di questo caos provocato dai Democratici”.
Lo stop alle città santuario – Nel clima di crescente tensione dopo i fatti di Minneapolis, Trump ha chiesto al Congresso di approvare una legge per porre fine alle politiche di giurisdizione per gli immigrati. Su Truth Social ha scritto di stare “invitando il Congresso degli Stati Uniti ad approvare immediatamente una legge per porre fine alle città santuario”, sollecitando il governatore del Minnesota Tim Walz, il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e “tutti i sindaci e governatori democratici” a collaborare con l’amministrazione per far rispettare le leggi federali, “piuttosto che resistere e alimentare le fiamme della divisione, del caos e della violenza”.
Tajani: “Abusi dell’Ice, anche Casa Bianca credo sia consapevole” – Sulla vicenda è intervenuto anche Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, che ha parlato apertamente di abusi: “Le immagini parlano di abusi: tra arrestare una persona armata e ucciderla c’è una bella differenza”. Tajani ha aggiunto che “penso ci sia una consapevolezza anche nella Casa Bianca che certi eccessi non vadano bene”.
L’invio dello ‘zar dei confini’ – Trump ha annunciato l’invio in Minnesota di Tom Homan, incaricato di seguire da vicino l’evoluzione della situazione. “Invio stasera Tom Homan in Minnesota. Non è mai stato direttamente coinvolto in quella zona, ma conosce e apprezza molte delle persone che vi si trovano. Tom è duro ma giusto e riferirà direttamente a me”, ha scritto il presidente sul proprio profilo Truth.
Lo strappo nel Partito Repubblicano – Le operazioni dell’Ice hanno avuto ripercussioni anche sul fronte politico locale. Chris Madel, avvocato di Minneapolis e candidato repubblicano alla carica di governatore del Minnesota, ha annunciato il ritiro dalla campagna. “Non posso sostenere la ritorsione dichiarata dei repubblicani a livello nazionale verso i cittadini del nostro Stato, né posso considerarmi un membro di un partito che lo farebbe”, ha scritto sui social, definendo “un disastro totale” le operazioni dell’Ice.

