Metal detector a scuola, la proposta di Valditara: “È sicurezza e libertà”

di Redazione

La sicurezza negli istituti scolastici torna al centro del dibattito politico dopo le parole del ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, intervenuto a un evento della Lega in Abruzzo. Un intervento netto, che riporta l’attenzione su episodi gravi avvenuti nelle scuole italiane nelle ultime settimane e su una proposta destinata a far discutere: l’introduzione di metal detector mobili agli ingressi degli istituti considerati più a rischio.

Il ministro ha ribadito la propria posizione partendo da un’esperienza personale e da un clima che definisce preoccupante: «La prima cosa che mi viene in mente è proporre metal detector mobili per controllare gli ingressi laddove la scuola sia preoccupata. Hanno parlato di repressione e alcuni gli hanno dato retta. Io ero incredulo, questa è sicurezza». Un concetto che Valditara ha collegato al susseguirsi di episodi di violenza nelle aule scolastiche, richiamando «il lungo elenco di tragedie e tragedie sfiorate» registrate di recente.

Sicurezza e libertà – Nel suo intervento, il ministro ha citato casi specifici che hanno segnato le cronache: «Viene ucciso un ragazzo con un coltello. Oggi hanno trovato un ragazzo con il machete a scuola. Sappiamo che purtroppo sta diventando quasi una moda e molti ragazzi ci vanno in giro». Da qui la convinzione che l’adozione di strumenti di controllo possa rappresentare una risposta concreta, ma solo in presenza di precise condizioni. Secondo Valditara, l’installazione dei metal detector dovrebbe avvenire «laddove il preside e la comunità scolastica» lo ritengano opportuno e «solo previa autorizzazione del prefetto competente». Una misura che, nelle parole del ministro, non limita i diritti, ma li tutela: «Questa è una esigenza di sicurezza, di libertà. È una garanzia nei confronti dei nostri giovani, dei nostri docenti, del personale della scuola».

Il quadro normativo – La proposta si inserisce nel contesto più ampio del nuovo Pacchetto sicurezza presentato dal governo, che prevede anche un irrigidimento delle norme sul porto di armi da taglio e da punta per giovani e giovanissimi. Un intervento che guarda alle dinamiche emerse nelle ultime settimane, segnate da episodi gravi. Tra questi, l’accoltellamento mortale del diciottenne Youssef Abanoub, ucciso da un compagno di scuola, e due distinti interventi delle forze dell’ordine tra il Friuli e Bologna, dove gli agenti sono riusciti a sequestrare lame a studenti minorenni prima che la situazione degenerasse.

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