Raid iraniani nel Golfo, minacce reciproche tra Trump e Teheran. Putin chiede de-escalation

di Redazione

Nuove tensioni nel Golfo Persico con attacchi e allarmi missilistici mentre la diplomazia internazionale tenta di contenere l’escalation. L’Iran ha lanciato nuovi raid nella regione e diversi Paesi del Golfo hanno attivato le difese aeree. Intanto, gli Stati Uniti intensificano la pressione su Teheran, mentre Russia, Europa e Turchia invocano una rapida de-escalation.

Allarmi e intercettazioni nel Golfo – Sirene di allarme missilistico sono risuonate a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e in Bahrein. Le difese aeree emiratine hanno dichiarato di essere impegnate a rispondere a missili e droni provenienti dall’Iran, invitando la popolazione a seguire le istruzioni di sicurezza. Riad ha distrutto due droni, mentre il Kuwait ha neutralizzato sei velivoli senza pilota. Il Bahrein ha riferito di aver intercettato e abbattuto 105 missili e 176 droni dall’inizio degli attacchi iraniani. Anche il Qatar ha respinto un attacco missilistico: l’antiaerea dell’emirato ha intercettato i vettori diretti verso il Paese dopo l’allarme di “elevata minaccia” e alcune esplosioni avvertite sopra la capitale Doha.

Nel Kurdistan iracheno è stata colpita la base aerea americana di Al-Harir, mentre l’ambasciata statunitense a Beirut ha invitato i cittadini americani a trovare rifugio se non intendono lasciare il Libano. Le Forze di difesa israeliane hanno inoltre annunciato attacchi imminenti contro infrastrutture militari di Hezbollah nelle città libanesi di Tiro e Sidone.

Trump e Teheran, minacce reciproche – Il presidente americano Donald Trump ha lanciato un nuovo avvertimento all’Iran: se Teheran dovesse “fermare il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz”, gli Stati Uniti reagirebbero “venti volte più forte” rispetto a quanto fatto finora. Il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani ha replicato con durezza: “Chi è più grande di voi non potrebbe eliminare l’Iran, quindi fate attenzione a non essere eliminati”.

“Usa stanno vincendo” – Trump ha dichiarato a Fox News che potrebbe essere disposto a parlare con l’Iran, ma solo a determinate condizioni, ribadendo al tempo stesso la sua sfiducia nel nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei: “Non credo che possa vivere in pace”. Il segretario alla Guerra americano Pete Hegseth ha sostenuto che gli Stati Uniti stanno “vincendo in modo decisivo” contro l’Iran con “brutale efficienza” e “totale dominio aereo”. Hegseth ha accusato Teheran di prendere di mira civili e di collocare sistemi di lancio vicino a scuole e ospedali per ostacolare eventuali attacchi.

Gli attacchi e il bilancio delle vittime – Stati Uniti e Israele hanno continuato i bombardamenti sull’Iran nell’undicesimo giorno di conflitto. Forti esplosioni sono state segnalate in diverse aree di Teheran, soprattutto nel nord e nel centro della capitale e nei pressi dell’aeroporto di Mehrabad, che ospita anche una sezione militare. Raid hanno interessato anche Karaj, Isfahan, Shiraz, Khorramabad, Zanjan e Bushehr, oltre ai porti del Golfo Persico di Bandar Abbas e Bandar Lengeh e alle isole di Qeshm e Kharg.

Secondo l’esercito israeliano, l’aviazione ha colpito un complesso sotterraneo destinato alla ricerca e sviluppo di missili balistici all’interno dell’università militare Imam Hussein delle Guardie rivoluzionarie, oltre al quartier generale della Forza Quds a Teheran. Il governo di Beirut ha reso noto che il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani dall’inizio della nuova offensiva del 2 marzo è salito a 570 morti.

Diplomazia e tentativi di mediazione – Sul piano diplomatico proseguono i contatti internazionali. Il presidente russo Vladimir Putin, dopo una telefonata con Trump definita “costruttiva e aperta”, ha parlato con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, chiedendo una “rapida de-escalation” del conflitto e una soluzione politica. Pezeshkian ha ribadito che l’Iran è disposto a ridurre le tensioni nel Golfo, ma solo se i Paesi vicini non permetteranno l’uso del proprio territorio per attacchi contro Teheran. Lo stesso presidente iraniano ha anche negato che l’Iran abbia lanciato missili contro la Turchia.

Nel frattempo, i leader di Italia, Regno Unito e Germania – Giorgia Meloni, Keir Starmer e Friedrich Merz – hanno concordato di lavorare a una serie di opzioni per proteggere la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, sottolineando l’importanza della libertà di navigazione e promettendo stretto coordinamento nei prossimi giorni.

Mercati e sicurezza energetica – In questo scenario di forte instabilità, la Marina militare statunitense ha scortato una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz per garantire la continuità dei flussi energetici globali. Lo ha annunciato il segretario all’Energia Chris Wright, spiegando che l’operazione è servita a “garantire che il petrolio continui a fluire verso i mercati globali”. Intanto, il prezzo del petrolio è tornato sotto i 100 dollari al barile, mentre le borse statunitensi e asiatiche registrano segnali di ripresa.

Italiani all’estero – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che l’emergenza per i cittadini italiani che volevano lasciare le aree coinvolte si sta ridimensionando. “Abbiamo in gran parte risolto il problema dei nostri connazionali che volevano partire, non c’è più un’emergenza fin da ieri”, ha spiegato, aggiungendo che resta in corso la riduzione della presenza diplomatica italiana a Beirut e Baghdad per ragioni di sicurezza.

Meloni alla Camera – Domani, alle ore 16, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni terrà alla Camera le comunicazioni sulla situazione internazionale in vista del prossimo Consiglio europeo.

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