Il Tar del Lazio ha annullato il decreto con cui, nell’ottobre 2025, il ministero della Difesa aveva disposto la sospensione cautelare dal servizio del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Salerno sull’omicidio del “sindaco-pescatore” Angelo Vassallo. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso dell’ufficiale, ritenendo carente la motivazione del provvedimento e fragile il quadro indiziario su cui si fondava la sospensione.
La decisione del Tar – A distanza di sette mesi dal ritorno in libertà dell’ufficiale, il tribunale amministrativo ha indicato all’Amministrazione dell’Arma dei carabinieri la necessità di rivedere la precedente decisione alla luce degli elementi emersi negli ultimi mesi, a partire dalla scarcerazione del colonnello. Un pronunciamento che apre la strada al rientro in servizio di Cagnazzo, dopo il secondo stop della Corte di Cassazione alle misure cautelari.
La scarcerazione e il Riesame – Nel maggio 2025, a otto mesi dall’arresto, Cagnazzo era tornato in libertà per effetto della decisione del tribunale del Riesame, che aveva annullato l’ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari di Salerno aveva disposto misure cautelari nei confronti di quattro indagati. Oltre all’ufficiale, i provvedimenti riguardavano l’imprenditore Giuseppe Cipriano, l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso e l’ex carabiniere Lazzaro Cioffi. Per quest’ultimo, le accuse relative a questa vicenda sono cadute, pur restando detenuto per un residuo di pena legato ad altre condanne.
L’arresto del 2024 e l’indagine – Il 2024 aveva segnato una svolta improvvisa nell’inchiesta: a novembre, su impulso della Direzione distrettuale antimafia di Salerno, Cagnazzo era stato arrestato dopo un’accelerazione investigativa che aveva portato a una serie di misure cautelari. Prima di allora, il suo nome era comparso per tre volte nel fascicolo d’indagine, senza conseguenze. All’epoca dell’omicidio di Vassallo, avvenuto nel 2010 ad Acciaroli, l’ufficiale si trovava sul posto, località che frequentava abitualmente durante le estati, mentre la sua base operativa era il comando del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, divenuto negli anni uno dei più produttivi a livello nazionale. Secondo l’accusa, il suo operato avrebbe ostacolato le indagini per garantire l’impunità di alcuni responsabili.
La difesa e le motivazioni – A difendere Cagnazzo è stata l’avvocata Ilaria Criscuolo, che al momento della scarcerazione aveva sottolineato come “sembra emergere una certa carenza del quadro indiziario tale da incidere anche sui gravi indizi di colpevolezza”. Una valutazione richiamata anche nell’ordinanza del Tar del Lazio, sezione prima bis, che ha accolto il ricorso dell’ufficiale dopo i due pronunciamenti della Corte di Cassazione, l’ultimo dei quali nel dicembre 2025.
Il procedimento penale – Sul fronte giudiziario, la vicenda resta aperta. Il procedimento è ancora nella fase di udienza preliminare e il prossimo passaggio è fissato per il 30 gennaio, quando è attesa la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Salerno anche nei confronti di Giuseppe Cipriano, Romolo Ridosso e Lazzaro Cioffi. Una data che potrebbe risultare decisiva per il futuro processuale dell’inchiesta.

