Prosegue una guerra che colpisce l’Ucraina su più fronti: le bombe, la crisi energetica, le tensioni interne. Nella notte tra venerdì e sabato un attacco massiccio con droni russi ha colpito Kiev, lasciando dietro di sé vittime, feriti e interi quartieri al buio. Mentre gli Stati Uniti preparano una nuova tornata di negoziati sul piano di pace, a Kiev esplode anche un caso politico di peso: le dimissioni di Andriy Yermak, consigliere presidenziale e figura chiave accanto a Volodymyr Zelensky.
L’attacco alla capitale – La notte è stata segnata da una serie di esplosioni avvertite a partire da mezzanotte. Almeno due persone sono morte e dieci sono rimaste ferite, tra cui una donna e un adolescente. I droni russi hanno colpito edifici residenziali, provocando incendi e danni estesi. Il ministero dell’Energia ucraino ha annunciato che oltre 600mila utenti sono rimasti senza elettricità: più di 500mila nella capitale, oltre 100mila nell’area metropolitana e quasi 8mila nella regione di Kharkiv.
L’offensiva russa – Secondo Zelensky, nella sola notte sono stati lanciati sull’Ucraina almeno 36 missili e 600 droni. Gli obiettivi principali della nuova ondata di attacchi sono state infrastrutture energetiche e aree civili. Il bilancio provvisorio parla di almeno tre morti e decine di feriti.
La nuova crisi a Kiev – Lo scenario interno si è aggravato con le dimissioni di Yermak, fino a ieri capo dell’ufficio presidenziale e figura centrale nell’architettura del potere a Kiev. La decisione è arrivata dopo una perquisizione nel suo appartamento legata a un’inchiesta su un presunto scandalo di corruzione da 100 milioni di euro. Yermak ha lasciato il suo incarico con parole durissime: “Vado al fronte e sono pronto a qualsiasi rappresaglia, disgustato dalla mancanza di sostegno da parte di coloro che conoscono la verità”. In un ulteriore passaggio ha aggiunto: “La mia dignità non è stata tutelata, nonostante sia a Kiev dal 24 febbraio 2022. Pertanto non voglio creare problemi a Zelensky, vado al fronte”.
Le sue dimissioni arrivano in un momento cruciale, alla vigilia di una nuova delegazione ucraina in viaggio verso gli Stati Uniti per discutere il piano di pace promosso da Washington. Zelensky ha confermato che sarà Rustem Umerov, ex ministro della Difesa e attuale segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa, a guidare la missione. Nella delegazione figura anche Kirylo Budanov, capo dell’intelligence militare. Prima dello scandalo, quel ruolo era affidato proprio a Yermak.
La reazione di Zelensky – Il presidente ucraino ha confermato la lettera di dimissioni di Yermak e ha assicurato che verranno avviate consultazioni per individuare il nuovo responsabile dell’ufficio presidenziale. “La Russia desidera fortemente che l’Ucraina commetta errori. Da parte nostra non ci saranno errori. Il nostro lavoro continua. La nostra lotta continua. Non abbiamo il diritto di mollare, non abbiamo il diritto di ritirarci o di litigare fra noi”, ha dichiarato.
La posizione di Mosca – Dalla Russia, intanto, arriva un’apertura parziale sul piano americano. Vladimir Putin ha dichiarato che Mosca “concorda in linea generale sul fatto che l’elenco di punti degli Stati Uniti riguardanti l’Ucraina potrebbe costituire la base per accordi futuri” e ha aggiunto: “Siamo pronti a discutere seriamente del piano americano”. Secondo il Cremlino, una delegazione statunitense dovrebbe arrivare a Mosca già la prossima settimana.
Drone colpisce petroliera turca – Tensione anche nel Mar Nero, dove una petroliera turca è stata colpita da un drone che ha provocato lievi danni, come riferito dal ministero dei Trasporti di Ankara. Il giorno precedente due petroliere vuote erano state coinvolte in esplosioni nella stessa area, e la nave Virat è stata attaccata nuovamente all’alba di sabato.

