Gaza, bombe e fame: Israele intensifica offensiva mentre evacuazione si arena. Tensioni con Turchia

di Redazione

Una pioggia di fuoco, fame e morte continua a colpire la Striscia di Gaza, mentre Israele dichiara zona di guerra l’intera città e accelera l’offensiva militare nel tentativo di svuotare l’area da quasi un milione di civili palestinesi. Almeno 35 persone sono state uccise all’alba, di cui venti nella città di Gaza, secondo quanto riferisce Al Jazeera, mentre si moltiplicano gli attacchi aerei, le operazioni via terra e i raid con droni nei quartieri residenziali.

Civili colpiti durante la distribuzione degli aiuti – Fonti locali denunciano che soldati delle Idf hanno aperto il fuoco con mitragliatrici pesanti contro civili in attesa di aiuti nel sud e nel centro della Striscia, provocando la morte di almeno cinque persone. Altri tre corpi sono stati recuperati dopo il bombardamento di una casa nel campo profughi di Nuseirat.

Una notte di fumo e droni – Durante la notte, le forze israeliane hanno lanciato bombe fumogene sulla città di Gaza, costringendo migliaia di persone a lasciare tende e rifugi. I quartieri di Sabra, Sheikh Radwan e Zeitoun sono stati presi di mira da incursioni violente e colpi di artiglieria. Secondo l’agenzia Wafa, a Jabalia al-Nazla i militari hanno utilizzato robot esplosivi per distruggere abitazioni civili. In un raid aereo nella zona di al-Karama, una donna e suo figlio sono stati uccisi in un appartamento della torre Shawa Hasri.

Croce Rossa: “Evacuazione impossibile” – “È impossibile che un’evacuazione di massa di Gaza City possa mai essere effettuata in modo sicuro e dignitoso nelle attuali condizioni”, ha dichiarato Mirjana Spoljaric, presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, definendo l’operazione “non solo irrealizzabile, ma anche incomprensibile”.

Soldato israeliano ucciso, quattro dispersi – Secondo Al Jazeera, che cita media israeliani, un soldato delle Idf è stato ucciso e altri undici feriti nei combattimenti con Hamas a Gaza City. Quattro militari risultano dispersi, mentre miliziani delle Brigate Qassam hanno attaccato le truppe nel quartiere Zeitoun.

Dieci morti per fame in 24 ore – Il ministero della Salute di Gaza riferisce che dieci persone, tra cui tre bambini, sono morte per malnutrizione nelle ultime 24 ore. Dall’inizio della guerra, le vittime per fame sono salite a 332, tra cui 124 minori.

Unrwa: “6.000 camion fermi ai confini” – L’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi ha denunciato che i suoi magazzini in Egitto e Giordania sono pronti a far partire circa 6.000 camion di aiuti umanitari, ma Israele ne impedisce l’ingresso nella Striscia. “Il divieto deve essere revocato”, ha scritto l’Unrwa in un post su X.

Evacuazione lenta, l’offensiva divide Israele – Solo 10mila persone hanno lasciato Gaza City da quando le autorità israeliane ne hanno ordinato lo sgombero. Un milione di civili resta intrappolato nella città, mentre i vertici militari discuteranno domani sera in cabina di regia una proposta alternativa all’offensiva: una bozza di accordo per il cessate il fuoco, sostenuta anche da Hamas e da mediatori arabi. La proposta prevede il rilascio di 10 ostaggi vivi e dei corpi di 18 rapiti uccisi in 60 giorni di tregua, durante i quali si avvierebbero colloqui per la fine del conflitto.

Trump revoca i visti all’Anp – Alla vigilia della prossima Assemblea Onu, il presidente statunitense Donald Trump ha revocato i visti ai rappresentanti dell’Autorità Nazionale Palestinese, in un gesto che rischia di peggiorare ulteriormente le tensioni diplomatiche.

Tajani: “Sanzioni ai coloni violenti” – Da Copenaghen, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato: “Iniziamo con le sanzioni ai coloni violenti. Se non funzionano, si possono studiare altre tappe”.

Tensione anche in Turchia – Il parlamento turco ha approvato all’unanimità una mozione che definisce “nullo e illegale” il piano militare israeliano per il controllo della Striscia, chiedendo la sospensione dello Stato ebraico dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Molti deputati si sono presentati in aula con la kefiah palestinese. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha avvertito: “Non attaccheremo nessuno, ma se minacciati, la risposta non tarderà”.

Aghabekian: “È ora che il mondo si alzi in piedi” – Dall’Italia, la ministra degli Affari esteri palestinese Varsen Aghabekian, in visita a Perugia, ha lanciato un appello alla comunità internazionale: “È ora che i palestinesi siano liberati. Chiediamo solo che venga rispettato il diritto internazionale”.

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