Iran, spiragli tra Washington e Teheran. Francia invia portaerei nel Golfo

di Redazione

Washington e Teheran tornano a parlarsi e, per la prima volta dopo settimane di tensione militare e minacce reciproche, si intravede uno spiraglio concreto verso un possibile accordo. Sul tavolo ci sarebbe un memorandum d’intesa di una sola pagina per mettere fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. La risposta iraniana è attesa entro 48 ore.

Il negoziato e lo stop al “Project Freedom” – A rilanciare l’ipotesi di una svolta diplomatica è stata Axios, secondo cui Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un’intesa preliminare. A rafforzare questo scenario è intervenuto anche il presidente americano Donald Trump, che ha annunciato la sospensione del “Project Freedom”, l’operazione militare statunitense nata per scortare le navi commerciali fuori dallo Stretto di Hormuz. Resta invece attivo il blocco americano dei porti.

In un messaggio pubblicato su Truth, Trump ha spiegato che la decisione si basa anche sul “fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo” con Teheran. Lo stesso presidente americano ha dichiarato che, qualora l’Iran accettasse le condizioni discusse con Washington, lo Stretto di Hormuz rimarrebbe aperto a tutte le navi, comprese quelle iraniane. Il tycoon ha però mantenuto toni duri sul fronte militare: “Se l’Iran non accetterà l’intesa, inizieranno i bombardamenti”, ha scritto, precisando che l’azione militare avverrebbe “a un livello e con un’intensità molto maggiori rispetto a prima”.

Le reazioni dei mercati – Le indiscrezioni su un possibile accordo hanno avuto immediate ripercussioni economiche. Le principali borse europee hanno accelerato al rialzo, scommettendo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e su una riduzione delle tensioni geopolitiche nell’area del Golfo Persico. Parallelamente, il prezzo del petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile. Secondo fonti diplomatiche, l’eventuale intesa potrebbe includere proprio il ripristino della piena navigabilità dello stretto, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale.

Teheran: “Proposta americana con clausole inaccettabili” – Nonostante l’ottimismo filtrato da Washington, da Teheran arrivano segnali più prudenti. L’agenzia iraniana Tasnim, citando una “fonte ben informata”, ha riferito che la proposta americana conterrebbe “diverse clausole inaccettabili”. Anche Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, ha definito il memorandum rivelato da Axios “una lista dei desideri americana, non una realtà”. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha confermato che la proposta statunitense è ancora al vaglio della Repubblica islamica e che la posizione ufficiale verrà comunicata alla parte pakistana solo al termine della valutazione. Più cauto anche Trump, che al New York Post ha spiegato che è “troppo presto” per pensare a negoziati faccia a faccia con Teheran. “Penso che lo faremo, ma è lontano”, ha detto il presidente americano, interrompendo poi bruscamente la telefonata sostenendo di avere un appuntamento “con i generali”.

Pakistan: “Guerra può finire in pochi giorni” – A rafforzare l’ipotesi di una tregua è intervenuto anche lo speaker del Parlamento pakistano, Ayaz Sadiq, durante il Forum Pakistan-Italia. “Sono positivo riguardo al fatto che la fine della guerra tra Usa e Iran sia una questione di giorni”, ha dichiarato, aggiungendo di sperare in un accordo basato su un memorandum prima della visita di Trump in Cina. Sadiq ha parlato di “buone notizie in arrivo”, pur evitando ulteriori dettagli sui negoziati in corso.

Israele spiazzato dall’apertura diplomatica – Secondo quanto riferito da un funzionario israeliano alla radio dell’esercito, ripreso dal Times of Israel, Tel Aviv non sarebbe stata informata dei progressi nei colloqui tra Washington e Teheran. “Ci stavamo preparando a un’escalation”, ha dichiarato la fonte, sottolineando come Israele non fosse a conoscenza del fatto che Trump fosse vicino a un’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine delle ostilità.

Francia tra attacchi nel Golfo e invio portaerei – Nel frattempo, la tensione resta altissima nelle acque del Golfo Persico. Una nave portacontainer della compagnia francese Cma Cgm, identificata da alcuni media come la “San Antonio”, è stata “bersaglio di un attacco” nello Stretto di Hormuz. La compagnia di navigazione ha confermato che il raid ha provocato feriti tra i membri dell’equipaggio e danni all’imbarcazione. Secondo l’agenzia Anadolu, i marinai feriti sarebbero cittadini filippini già evacuati e sottoposti a cure mediche. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiarito che “in nessun caso è stata presa di mira la Francia”. La portavoce del governo, Maud Brégeon, ha precisato che la nave batteva bandiera maltese e aveva un equipaggio filippino.

Intanto, la portaerei francese “Charles de Gaulle” ha attraversato il Canale di Suez dirigendosi verso il Golfo. Il ministero della Difesa francese ha spiegato che Parigi non è parte del conflitto ma resta impegnata nel rispetto del diritto internazionale e della libertà di navigazione. Secondo la nota ufficiale, le forze armate francesi stanno operando “in posizione difensiva” dal 28 febbraio, collaborando con britannici e altri partner internazionali in una missione multinazionale che coinvolge oltre quaranta Paesi per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz.

Libano, Salam apre ai negoziati – Sul fronte libanese, il primo ministro Nawaf Salam ha escluso che Beirut stia procedendo verso una normalizzazione dei rapporti con Israele, precisando però che il Libano punta “alla pace”. Salam ha definito prematuro un incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, spiegando che eventuali colloqui di alto livello richiedono “una preparazione significativa”, tempi adeguati e progressi concreti nei negoziati. Il capo del governo libanese ha inoltre ribadito la necessità di avviare trattative con Tel Aviv parallelamente ai colloqui interni per rafforzare l’autorità statale e limitare il possesso di armi fuori dal controllo dello Stato. Quanto ai rapporti con Hezbollah, Salam ha spiegato che la comunicazione con il movimento sciita filo-iraniano avviene tramite i ministri presenti nel governo.

Raid israeliani nel sud del Libano – Intanto il conflitto continua a colpire il Libano meridionale. Secondo il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, un attacco delle Forze di difesa israeliane ha provocato almeno quattro morti e tredici feriti nel villaggio di Saksakiyeh, nella zona di Sidone. Un drone israeliano avrebbe inizialmente colpito un negozio di abbigliamento in un centro commerciale lungo la strada principale del villaggio. Il missile, però, non sarebbe esploso. Poco dopo, aerei da guerra israeliani hanno bombardato l’area distruggendo completamente il centro commerciale. Tra le vittime ci sarebbero anche due persone che si trovavano a bordo di un’auto in transito al momento dell’attacco. Diversi edifici residenziali e attività commerciali circostanti hanno riportato danni. Un secondo raid avrebbe poi colpito un altro centro commerciale vicino, senza provocare ulteriori feriti.

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