Iran, segretario Usa Bessent: “Abbiamo controllo di Hormuz, lo stiamo aprendo”

di Redazione

Il controllo dello Stretto di Hormuz torna al centro dello scenario internazionale, con gli Stati Uniti che rivendicano un ruolo diretto nella gestione del traffico marittimo e l’Iran che alza il livello dello scontro. In parallelo, la strategia americana si intreccia con le mosse della Nato e con un quadro sempre più instabile in Medio Oriente, dove il Libano resta uno dei fronti più caldi.

Washington rivendica il controllo dello Stretto e avvia “Project Freedom” – Il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno “il pieno controllo” dello Stretto di Hormuz e che “lo stiamo aprendo”. A conferma dell’operatività sul campo, il Centcom ha reso noto che due navi mercantili battenti bandiera americana hanno attraversato con successo il passaggio strategico. Il presidente Donald Trump ha annunciato l’iniziativa “Project Freedom”, definendola “un gesto umanitario” per liberare le navi, mentre il comando militare ha parlato di “missione difensiva”, pur mantenendo il blocco navale.

Teheran alza il livello dello scontro: minacce e colpi di avvertimento – La replica iraniana è stata immediata. Ebrahim Azizi ha avvertito che qualsiasi interferenza americana sarà considerata una violazione del cessate il fuoco. Il comando militare di Hazrat Khatam al-Anbiya ha minacciato attacchi diretti contro forze straniere nello stretto. Secondo la televisione di Stato iraniana, la marina ha già effettuato “colpi di avvertimento” con missili da crociera, razzi e droni attorno a cacciatorpediniere statunitensi, mentre Washington ha confermato l’ingresso nel Golfo di nuove unità militari.

Diplomazia in stallo e pressioni internazionali sulla libertà di navigazione – Sul piano diplomatico, il portavoce degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha accusato gli Stati Uniti di rallentare i negoziati con richieste “massimaliste”, mentre Teheran valuta la risposta americana al piano in 14 punti. Dall’Europa, il ministro francese Roland Lescure ha ribadito che i mari devono restare liberi, posizione condivisa dal presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis, che ha definito la libertà nello stretto una condizione imprescindibile.

La strategia di Trump: pressione militare e rischio escalation – Dietro l’operazione nello Stretto di Hormuz emerge la linea della Casa Bianca. Donald Trump appare sempre più frustrato dallo stallo nei negoziati con l’Iran e deciso a superare la fase di “né accordo né guerra”. Il piano iniziale prevedeva un intervento più aggressivo, poi ridimensionato in una strategia di scorta alle navi e presenza militare nelle vicinanze, con regole d’ingaggio che consentono risposte immediate a eventuali minacce. Il dispositivo comprende cacciatorpediniere, droni, oltre 100 velivoli e circa 15mila militari.

Nato ed Europa rispondono: sostegno logistico e timori per l’impatto economico – Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha affermato che gli alleati europei “hanno ricevuto il messaggio” di Washington e stanno intensificando il supporto, mentre gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro di 5mila soldati dalla Germania. Sul fronte economico, il vicepresidente della Bce Luis de Guindos ha evidenziato l’incertezza sull’impatto del conflitto, sottolineando segnali negativi dal sentiment dei consumatori e la necessità di attendere nuovi dati.

Il fronte Libano si riaccende: raid, scontri e distruzioni nel sud del Paese – In parallelo, il Libano torna a essere teatro di violenze. Nelle ultime 24 ore, secondo il ministero della Salute di Beirut, 17 persone sono morte e 35 sono rimaste ferite nei raid israeliani nel sud del Paese. Combattimenti sono in corso lungo il fiume Litani, in particolare nell’area di Deir Seryan, con attacchi aerei e bombardamenti che hanno colpito diverse località tra cui Meifdun, Srifa, Hanniye e Kafra. Nel distretto di Marjayun è stato distrutto un istituto tecnico.

Hezbollah chiude ai negoziati diretti: “Nessun cessate il fuoco” – Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha ribadito la contrarietà a negoziati diretti con Israele, sostenendo la formula dei colloqui indiretti. Secondo Qassem, “non c’è nessun cessate il fuoco in Libano”, mentre ha escluso l’esistenza di una linea rossa nella zona cuscinetto meridionale.

Il Vaticano e la linea diplomatica: dialogo e rifiuto della guerra – Sul piano internazionale si muove anche la Santa Sede. Papa Leone XIV ha ricevuto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares insieme a Richard Gallagher. Albares ha parlato di “enorme sintonia” con il Vaticano, sottolineando la convergenza su una linea che rifiuta la guerra, difende il diritto internazionale e promuove il multilateralismo nei principali scenari di crisi.

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