Flotilla verso Gaza, Procura di Roma indaga per sequestro di persona

di Redazione

Un intervento in acque internazionali finisce al centro di un’inchiesta della magistratura italiana. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona in relazione all’abbordaggio, da parte delle autorità israeliane, delle 22 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla avvenuto nella notte del 29 aprile al largo di Creta.

Al vaglio dei pubblici ministeri di piazzale Clodio sono giunti tre esposti, due dei quali riguardano la posizione degli attivisti Thiago de Avila e Saif Abukeshek, attualmente detenuti in carcere in Israele. I due sarebbero stati prelevati mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni italiane. Il procedimento, al momento, è iscritto contro ignoti.

Il precedente fascicolo – Negli uffici della Procura capitolina risulta già aperto un altro procedimento legato a una precedente missione della stessa Flotilla, risalente all’autunno scorso. In quel caso il pubblico ministero Stefano Opilio, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, procede contro ignoti per i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Gli inquirenti sono pronti a inoltrare una richiesta di rogatoria a Israele per acquisire elementi utili alle indagini.

Le accuse e le denunce – L’inchiesta attuale si inserisce in un quadro più ampio di segnalazioni presentate da associazioni e movimenti. I magistrati stanno già esaminando presunti “attacchi di droni, arresti illegittimi, maltrattamenti e abusi” denunciati dagli attivisti coinvolti nella missione umanitaria. Tra le posizioni al vaglio figura anche quella di Antonio La Piccirella, indicato come parte lesa, che ha parlato di una “completa violazione dei diritti umani”.

Secondo quanto riportato in uno degli esposti, una volta giunti nel porto israeliano di Ashdod, gli attivisti sarebbero stati sottoposti a procedure coercitive. “I militari, armati, hanno identificato gli attivisti, poi li hanno privati di tutti gli effetti personali, dopodiché li hanno perquisiti imprimendo gratuita violenza fisica”. E ancora: “hanno ammanettato gli attivisti dietro la schiena con delle fascette di plastica molto strette e li hanno obbligati a stare piegati, faccia a terra”.

La posizione dell’Unione europea – Sulla vicenda è intervenuta anche la Commissione europea. Un portavoce ha sottolineato che, pur riconoscendo l’impegno umanitario dei partecipanti, “ne scoraggiamo il ricorso come forma di consegna degli aiuti” perché “mettono a rischio la sicurezza dei propri partecipanti”. Bruxelles ha inoltre ribadito l’invito a Israele a rispettare il diritto internazionale, compreso quello umanitario e marittimo. Per quanto riguarda la tutela consolare degli attivisti, la competenza è affidata agli Stati membri dell’Unione europea, in questo caso alla Spagna. L’Alta rappresentante Kaja Kallas, è stato precisato, è in contatto con il ministero degli Esteri spagnolo guidato da José Manuel Albares.

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