Omicidio della “mamma-coraggio” Matilde Sorrentino: assolto Tamarisco, cade l’accusa di mandante

di Redazione

Dopo anni di processi e ribaltamenti giudiziari, l’omicidio di Matilde Sorrentino resta senza un mandante. La Corte di Assise di Appello di Napoli ha assolto Francesco Tamarisco, accusato di aver ordinato l’esecuzione della donna diventata simbolo di coraggio civile per aver denunciato un presunto giro di pedofilia nel rione Poverelli di Torre Annunziata.

La decisione – Il verdetto è arrivato nel primo pomeriggio, al termine del secondo processo di appello disposto dalla Cassazione, che aveva annullato la precedente condanna all’ergastolo. Tamarisco, narcotrafficante, era stato infatti già condannato sia in primo grado che in appello, ma la Suprema Corte aveva rinviato tutto a una nuova sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli.

Il delitto – L’omicidio fu consumato il 26 marzo 2004, sulla soglia dell’abitazione della vittima al Parco Trento di Torre Annunziata. A premere il grilletto fu Alfredo Gallo, condannato in via definitiva all’ergastolo.

Il ruolo del collaboratore – Al centro del processo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pietro Izzo che, nel corso degli interrogatori, aveva indicato Tamarisco come mandante, fornendo nomi e dettagli sull’omicidio. Successivamente, però, il collaboratore ha interrotto il percorso con la giustizia, spiegando di aver subito minacce e pressioni, legate anche a contatti dal carcere riconducibili al clan Gionta. Nel settembre 2025 Izzo riferì alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli di intimidazioni ricevute da un altro detenuto, Valentino Gionta, figlio di Ernesto e fratello del capoclan ergastolano Valentino Gionta senior.

La lettera a Gratteri – Nonostante l’interruzione della collaborazione, Izzo ha ribadito la propria attendibilità con una lettera inviata l’11 dicembre 2025 al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, tornando a confermare la ricostruzione già fornita agli inquirenti.

Dichiarazioni inutilizzabili – Nel corso dell’udienza, il sostituto procuratore generale Stefania Buda aveva chiesto la conferma dell’ergastolo per Tamarisco, sostenendo l’utilizzabilità delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia. Una richiesta che non ha trovato accoglimento nella decisione della Corte, presieduta da Ginevra Abbamondi.

Un caso senza mandante – Con l’assoluzione definitiva del presunto mandante, resta dunque senza risposta uno degli interrogativi più rilevanti di un delitto che ha segnato profondamente il territorio. Rimane accertata solo la responsabilità dell’esecutore materiale, mentre il movente e l’eventuale rete di responsabilità dietro l’omicidio della “mamma coraggio” continuano a non avere un volto giudiziario certo.

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