Tregua Usa-Iran, negoziati e riapertura Hormuz. Libano ancora sotto bombe, colpito mezzo italiano

di Redazione

Washington e Teheran si fermano, almeno per ora. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accettato di estendere di due settimane la scadenza dell’ultimatum all’Iran, legando lo stop ai bombardamenti alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Un cessate il fuoco fragile, accolto con favore dalla comunità internazionale, ma che lascia sul terreno numerose incognite.

L’ottimismo del tycoon – Trump ha salutato l’intesa come “un grande giorno per la pace nel mondo”, sottolineando che “l’Iran vuole che accada, ne ha abbastanza”. Parole che fotografano un equilibrio ancora instabile, sospeso tra diplomazia e rischio di nuove escalation.

Verso i colloqui di Islamabad – La sospensione delle ostilità è subordinata alla disponibilità iraniana a garantire “un’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz”. Teheran ha accettato la proposta americana, definendola però una “ritirata umiliante” per Washington. Venerdì 10 aprile il Pakistan potrebbe ospitare a Islamabad il primo round di colloqui diretti tra le parti, con delegazioni guidate dal vicepresidente statunitense JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha parlato della “possibilità di una pace vera e di un accordo reale”, mentre Trump ha rivendicato una “vittoria totale” sul piano militare, avvertendo che gli Stati Uniti sono pronti a tornare in guerra “immediatamente” se l’intesa dovesse fallire. Anche il Papa, Leone XIV, ha definito la tregua un “segno di viva speranza”.

“Il cessate il fuoco non include il Libano”, raid e vittime a Beirut – Nonostante l’intesa, il fronte libanese resta fuori dall’accordo. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha chiarito che la tregua non riguarda il Libano, smentendo quanto sostenuto dal premier pakistano Shehbaz Sharif, che aveva parlato di uno stop esteso anche a quel territorio. Intanto, gli attacchi israeliani hanno provocato oltre 300 tra morti e feriti a Beirut e nella periferia meridionale di Dahiyeh, roccaforte di Hezbollah. Molti civili risultano ancora sotto le macerie, mentre gli ospedali sono sotto pressione. Il ministero libanese riferisce di decine di vittime e centinaia di feriti. L’Iran, secondo l’agenzia Fars, starebbe valutando una ripresa degli attacchi contro Israele in risposta a presunte violazioni del cessate il fuoco temporaneo in Libano.

Hormuz riaperto, prime navi in transito – Il cuore dell’accordo resta lo Stretto di Hormuz. Le prime navi hanno già effettuato gli attraversamenti, come segnalato dalla piattaforma Marine Traffic. Il vicepresidente americano Vance ha spiegato che la tregua si fonda proprio su questo scambio: riapertura dello stretto da parte dell’Iran e stop agli attacchi da parte degli Stati Uniti. L’ambasciatore iraniano all’Onu a Ginevra, Ali Bahreini, ha avvertito che ulteriori escalation rischierebbero di compromettere la situazione. Parallelamente, circa 15 Paesi, sotto la guida della Francia, stanno lavorando a una missione difensiva per garantire la sicurezza della navigazione. In una nota congiunta, i leader europei – tra cui Emmanuel Macron, Giorgia Meloni, Friedrich Merz, Keir Starmer e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – hanno assicurato il loro impegno per garantire la libertà di transito nello stretto.

Attacco a un mezzo Unifil italiano – Sul terreno, però, restano episodi che alimentano la tensione. Un veicolo Lince dell’Esercito italiano, impegnato in una colonna Unifil in Libano meridionale, è stato colpito da colpi di avvertimento dell’esercito israeliano. I proiettili hanno danneggiato pneumatici e paraurti, senza provocare feriti. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso “la più ferma e indignata protesta”, denunciando l’esposizione dei militari italiani a rischi inaccettabili: “È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite vengano esposti a situazioni di rischio… La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’Onu non può essere tollerata”. L’Unione europea ha ribadito il pieno sostegno alla missione Unifil, definendo “inaccettabili” gli attacchi contro i peacekeeper.

Crolla il petrolio, volano le Borse – L’effetto immediato dell’accordo si riflette sui mercati. Il petrolio crolla a New York, con un calo del 18,30% a 92,28 dollari al barile. Le Borse europee registrano invece un forte rimbalzo: Francoforte segna un +4,8%, Parigi +3,54% e Londra +2,61%.

Cina, Ucraina e comunità internazionale – La tregua è stata favorita anche da un’intensa attività diplomatica. La Cina, principale partner commerciale dell’Iran, ha lavorato con intermediari come Pakistan, Turchia ed Egitto per favorire un accordo. “Tutte le parti devono dimostrare sincerità”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, esprimendo preoccupazione per l’impatto del conflitto sull’economia globale. Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha parlato di “determinazione americana” e ha auspicato un cessate il fuoco anche in Ucraina.

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