La corsa di Elia Del Grande si è interrotta lungo una strada provinciale, davanti al cancello di un’abitazione privata. Dopo tre giorni di irreperibilità, il 50enne è stato bloccato dai carabinieri nel primo pomeriggio di mercoledì 7 aprile, a Varano Borghi, nel Varesotto, mentre tentava l’ennesima manovra per sfuggire ai controlli.
Il fermo sulla provinciale – L’uomo è stato intercettato dai militari della compagnia di Gallarate lungo la strada provinciale 18, alla guida di una Fiat 500, risultata rubata poco prima al cimitero della frazione Lentate di Sesto Calende. Per evitare il controllo, si è infilato nella strada d’accesso a una proprietà privata, un movimento che ha subito insospettito i carabinieri. Raggiunto e affiancato dalla gazzella, uno dei militari si è avvicinato al lato guida intimandogli di scendere e tentando di sottrargli le chiavi. In quel momento, Del Grande ha provato un’ultima manovra disperata ma è stato immediatamente bloccato. Nella colluttazione un carabiniere ha riportato lievi lesioni. Il 50enne è stato arrestato con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Su disposizione della Procura di Varese è stato condotto in carcere, ponendo fine alla fuga iniziata pochi giorni prima.
La fuga da Alba – Del Grande si era allontanato il giorno di Pasqua dalla casa lavoro di Alba, nel Cuneese, dove si trovava in regime di misura alternativa dopo essere uscito con una licenza. Da quel momento aveva fatto perdere le proprie tracce, fino al rintraccio nel Varesotto, non lontano dal suo paese natale, Cadrezzate. E’ la seconda evasione in sei mesi. A novembre l’uomo si era allontanato da una struttura analoga del Modenese.
La strage del 1998 – Il nome di Del Grande è legato alla cosiddetta “strage dei fornai”: il 7 gennaio 1998, all’alba, allora 23enne, uccise nel sonno il padre Enea, la madre Alida e il fratello Enrico, titolari dello storico forno-pasticceria di famiglia. Il movente, ricostruito nei processi, fu collegato a contrasti familiari ed economici, anche legati alla relazione con una giovane donna domenicana. Condannato all’ergastolo, ottenne una riduzione della pena a 30 anni per il riconoscimento della semi-infermità mentale. Nell’agosto 2023, dopo oltre 26 anni di detenzione, gli era stata concessa la libertà vigilata, più volte disattesa fino al trasferimento nella struttura di Alba disposto dal magistrato di sorveglianza.

