Aveva mollato tutto per una vincita di mezzo milione di euro che, in realtà, non esisteva. Una scelta netta, improvvisa, maturata nel giro di poche ore e poi ribaltata da un dettaglio minuscolo: un numero letto male.
La fuga dopo la “vincita” – Era l’8 marzo quando una coppia di Carsoli (L’Aquila) aveva grattato insieme il biglietto in un bar. I numeri sembravano combaciare perfettamente: 47, 29, 50 e quel “13” che faceva scattare il jackpot da 500mila euro. Festeggiamenti immediati, incredulità e la conferma – sbagliata – anche del barista. A quel punto, la decisione della donna: tenere tutto per sé. Il tagliando finisce in banca, lei sparisce, e con lei anche il rapporto appena consolidato con il compagno.
L’esposto e i sospetti – Lui, rimasto fuori da quella che riteneva una vincita condivisa, si rivolge alla Guardia di finanza per fare chiarezza. Una vicenda che, nel frattempo, diventa caso nazionale, tra accuse, sospetti e una relazione già compromessa da una scelta drastica.
Il dettaglio che cambia tutto – A spegnere definitivamente l’euforia ci pensa la procedura di verifica dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il biglietto viene controllato secondo le modalità previste per le vincite importanti: grattatura completa, analisi e validazione. Ed è proprio lì che emerge l’errore. Quel “13” non è mai esistito: era un “43”. Il premio? Zero euro.
Il finale amaro – In un attimo, la presunta fortuna si trasforma in un equivoco. Nessuna somma da incassare, nessuna divisione da discutere, nessuna causa da portare avanti. Resta solo una storia che ha fatto il giro d’Italia e che si chiude con un paradosso: una relazione finita per una vincita mai avvenuta.

