Caserta – Resta in piedi lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose: il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco Carlo Marino, sancendo la legittimità del provvedimento adottato nell’aprile 2025 dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
La decisione del Tar – I giudici della prima sezione (presidente Roberto Politi, consigliere Angelo Fanizza, estensore Alberto Ugo) hanno ritenuto fondati gli elementi raccolti durante l’ispezione della commissione d’accesso, confermando l’impianto alla base dello scioglimento. Nella sentenza si legge che «gli elementi indiziari citati nella proposta ministeriale – tra i quali, in particolare, il sostegno elettorale da parte di esponenti del clan dei Casalesi e la ricorrente presenza di soggetti legati alla camorra negli affidamenti pubblici, nota agli amministratori locali – valutati non atomisticamente, bensì nel loro complesso, gli uni alla luce degli altri, appaiano idonei a supportare, in termini di plausibilità e ragionevolezza, il giudizio dell’Amministrazione in merito all’esistenza di collegamenti, diretti o indiretti, tra amministratori locali e soggetti affiliati o vicini alla criminalità mafiosa».
Il ricorso e le parti in causa – L’ex primo cittadino, assistito dagli avvocati Lorenzo Lentini e Aristide Police, aveva impugnato il decreto ministeriale chiedendone l’annullamento. Con lui si erano costituiti anche gli ex consiglieri Massimo Russo e Michele Picozzi. Sul fronte opposto, oltre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di Caserta, si è costituito ad opponendum l’ex consigliere Donato Aspromonte, rappresentato dall’avvocato Luigi Adinolfi, che nelle memorie ha sostenuto la sussistenza delle infiltrazioni della camorra nell’ente.
Le motivazioni dello scioglimento – Il provvedimento, adottato su indicazione della Prefettura dopo l’attività ispettiva, si fondava sull’accertata esistenza di condizionamenti della criminalità organizzata sull’amministrazione comunale. In particolare, il ministro dell’Interno aveva evidenziato «forme di ingerenza della criminalità organizzata sull’amministrazione dell’ente locale», tali da compromettere «la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione medesima, nonché il buon andamento ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica».
Gli effetti – Nonostante l’assenza dell’aggravante mafiosa nel procedimento per turbativa d’asta che aveva coinvolto Marino, il Tar ha ritenuto comunque corretto lo scioglimento, alla luce della contiguità ai clan di camorra riscontrata in alcuni referenti di una ditta coinvolta. Con il rigetto del ricorso, il Comune di Caserta continuerà ad essere amministrato dai commissari prefettizi.

