Arzano, Rosario Coppola ucciso per errore dal killer del clan

di Redazione

Arzano (Napoli) – Cinque colpi, una vita spezzata per errore. È da questa sequenza brutale che prende forma l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, arrivata a una prima svolta con undici arresti negli ambienti della camorra locale. Due omicidi, avvenuti a distanza di settimane, ora trovano un filo comune nelle indagini dei carabinieri: una faida interna agli scissionisti per il controllo del territorio tra droga ed estorsioni.

Lo scambio di persona – La sera del 4 febbraio, tra via Barone e via Sette Re, a cadere sotto i colpi di pistola fu Rosario Coppola, imbianchino di 52 anni, completamente estraneo agli ambienti criminali. Rientrava a casa dopo una serata con un amico quando venne raggiunto da cinque proiettili esplosi a bruciapelo. Gli investigatori hanno accertato che non era lui il bersaglio. A trarre in inganno il killer sarebbe stata la Smart bianca su cui viaggiava, identica a quella del vero obiettivo: Davide Pescatore, appena uscito dal carcere e ritenuto un elemento capace di mettere in discussione gli equilibri interni al clan.

Il mandante e il piano fallito – Secondo la ricostruzione della procura e dei carabinieri, a ordinare l’agguato sarebbe stato Salvatore Romano, 33 anni, considerato reggente del clan Amato-Pagano ad Arzano. L’obiettivo era eliminare Pescatore per riconquistare centralità nell’organizzazione, dopo essere stato progressivamente emarginato. Il piano, preparato con un lungo appostamento sotto casa della vittima designata, fallì nel modo più tragico: il sicario aprì il fuoco contro la persona sbagliata. Nel raid rimase ferito anche l’amico della vittima, il barbiere Antonio Persico, anch’egli estraneo alla criminalità.

Il secondo omicidio e il legame tra i delitti – A distanza di poche settimane, un altro agguato ha chiuso il cerchio: a essere ucciso è stato Armando Lupoli, indicato dagli inquirenti come il killer responsabile dell’errore. Un delitto che si inserisce nello stesso scenario di tensione interna e che rafforza il collegamento tra le due vicende, entrambe maturate nell’ambito dello scontro tra gruppi legati agli scissionisti.

La faida e il controllo della 167 – Le indagini delineano un quadro di forte instabilità nel clan, radicato in particolare nella zona della 167 di Arzano, considerata storicamente area di influenza del gruppo Cristiano. La scarcerazione di Pescatore avrebbe alterato gli equilibri, spingendo Romano a tentare un’azione di forza per riaffermare il proprio ruolo. Una strategia che ha prodotto un effetto opposto, trascinando nella spirale di violenza anche persone senza alcun legame con la malavita.

Gli arresti e l’inchiesta aperta – Il decreto di fermo ha portato in carcere Salvatore Romano e Raffaele Silvestro, 48 anni, quest’ultimo accusato di associazione mafiosa. Entrambi sono in attesa dell’udienza di convalida. Ma il raggio dell’inchiesta è più ampio: gli investigatori ritengono che altre persone abbiano preso parte alla preparazione e all’esecuzione dell’agguato, mentre il bilancio complessivo dell’operazione parla di undici arresti.

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