Mondragone, Ambc: “Un Federatore per aprire a sinistra il Cantiere dell’Alternativa”

di Redazione

Mondragone (Caserta) – Riceviamo e pubblichiamo la nota di Ambc – Associazione Mondragone Bene Comune: «Abbiamo visto come l’astensionismo stia distruggendo (in particolare a Mondragone e a Castel Volturno) la democrazia locale. Il “non voto”, sempre più marcato, rischia di rendere insanabile la pericolosa frattura che si è creata tra la politica e le cittadine e i cittadini.

L’altro dato su cui occorrerebbe iniziare a riflettere riguarda poi chi ancora partecipa e vota a Mondragone. Nel corso degli ultimi decenni a farla da padrone è stato sostanzialmente il voto organizzato (personale o di famiglia, spesso alimentato da servizi di patronato, di assistenza medica, pseudolegali o pseudofiscali), mentre il voto politico (di partito), d’opinione, si è ormai ridotto al lumicino. Un voto organizzato (personale, di famiglia) di tante minoranze, assemblato uno ad uno con “luciferina costanza”. E così a qualche minoranza meglio organizzata di altre, per avere in mano il “pallino del comando” è bastato coltivare assiduamente il proprio bacino elettorale e restare coesa, sapendo che dall’altra parte avrebbe trovato tanti “orticelli” di una stragrande maggioranza variegata e disorganizzata (votante o meno)  e, quindi, destinata a soccombere o, al massimo, ad andarle a rimorchio (questa minoranza superorganizzata semmai si dovrà preoccupare di mandare in avanscoperta in campo altrui qualcuno dei suoi infiltrati per fare ammuina e gettare zizzania).

Spulciando la serie storica dei voti a Mondragone, fa una certa impressione osservare, per esempio, come Unione Popolare (per riferirci ad una delle più longeve e significative esperienze politiche locali) in oltre trent’anni abbia mantenuto in modo granitico, inscalfibile, sempre gli stessi consensi: 2.697 voti nel 1995 e 2.670 alle ultime comunali. Voti che si spostano poi politicamente alla bisogna (ovviamente lievitando un po’), indifferentemente a destra come a sinistra. Infatti, confluirono in massa (3.472) nel centrosinistra alle regionali del 2020, per poi trasmigrare in blocco (3.487) nel centrodestra alle regionali del 2025. E il voto organizzato di Unione Popolare negli ultimi 4 decenni (anche quando per qualche tempo ha cercato di rivestire i panni di partito) ha fatto e disfatto maggioranze, ha scelto sindaci, ha proposto assessori ed è stata al comando della Città (e non solo) come nessun’altra componente politica cittadina.

I gravissimi fatti di cronaca giudiziaria di questi ultimi tempi (che comunque a parere della Prefettura non meritano neppure uno straccio di Commissione d’accesso) hanno già prodotto a livello locale qualche effetto politico: dopo il triste e buio periodo che va dal 1999 al 2008, il vecchio centrodestra mondragonese si va formalmente ricostruendo sulla falsariga del suo passato, rafforzato da una inedita Forza Italia cittadina che recupererà tutto quelconsenso storico” di Unione Popolare di cui si parlava prima. Un consenso che dichiaratosi per un decennio di centrosinistra, più precisamente “deluchiano” (anche se forti slittamenti a destra c’erano già stati durante le due ultime elezioni europee), sarà ora ufficialmente e formalmente un “ricco problema” del centrodestra.

 Il centrosinistra, affrancato da questi “tragici equivoci”, potrà ora cercare di contribuire a creare l’Alternativa a Mondragone. Il tempo scarseggia. Occorre perciò che un Federatore, quanto prima, riunisca vecchie e nuove esperienze di centrosinistra (civiche e di partito) e apra il Cantiere del Cambiamento, chiamando associazioni, movimenti, gruppi organizzati, recenti esperienze civiche consiliari, cittadine e cittadini a partecipare, a immaginare e a scrivere il futuro della Città. Un primo passo potrebbe (dovrebbe?) essere compiuto da chi oggi riveste formalmente incarichi di rappresentanza istituzionale e si colloca nel Consiglio comunale a sinistra dell’attuale maggioranza. Sarà durissima, ci vorrà la “pazienza di Giobbe” e sovrumana ostinazione, sia perché – come abbiamo visto – la sfiducia verso la politica e le istituzioni in Città è ai massimi livelli, sia perché – come è noto – a sinistra (ciò che di essa resta, per la verità) quasi sempre è la “purezza” la discriminante prima di qualsiasi approccio di collaborazione. E senza dimenticare la storica “pendenza a destra” della Città.

Non possiamo aspettare che qualcosa cambi da sé (o che a cambiare il nostro destino sia la Magistratura). Occorre coltivare la speranza per riuscire a immaginare che esista uno spazio, anche stretto, per cambiare lo stato delle cose. Ma in politica la speranza, come si sa, non è un atto solitario, ha bisogno di compagni che – pur nella ricchezza delle differenze – si riconoscono reciprocamente capaci di qualcosa di buono per il presente e il futuro di tutti. Fra qualche giorno è il 25 Aprile, la data del calendario civile in cui tutti i cittadini e le cittadine ricordano la Liberazione, e quindi, la Resistenza che ha cambiato la storia d’Italia con la sconfitta del nazifascismo. L’Ambc vuole celebrare questo giorno e rinnovare l’impegno in difesa di quei valori, richiamando alcune splendide parole di don Luigi Ciotti: “C’è un filo rosso che lega la Resistenza di ieri alle resistenze di oggi. Resistere vuol dire esserci, non limitarsi ad assecondare il corso della storia ma assumersi la responsabilità di deviarlo quando sta prendendo una direzione contraria alla libertà e alla dignità delle persone”».

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