Alvignano (Caserta) – Quindici anni di processo, accuse mutate nel tempo e un epilogo che arriva solo oggi: si chiude con una sentenza di assoluzione la vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’imprenditore Alberico Pacelli, finito sotto inchiesta a seguito di un drammatico episodio avvenuto nel suo stabilimento.
La vicenda – Tutto ebbe origine quando un giovane dipendente fu trovato riverso al suolo, privo di conoscenza. Scattò immediatamente la macchina dei soccorsi ma, nonostante un intervento chirurgico, il ragazzo non riuscì a sopravvivere. Da quel momento prese forma un procedimento complesso, destinato a protrarsi per anni, segnato da una continua evoluzione del quadro accusatorio.
L’iter processuale – Il percorso giudiziario si è sviluppato attraverso due lunghi giudizi, con accuse che nel tempo hanno subito modifiche sostanziali, fino all’emersione di elementi ritenuti decisivi per l’accertamento dell’innocenza dell’imprenditore. Un iter che ha inciso profondamente sulla sfera personale e professionale di Pacelli.
Le parole dell’imprenditore – “Sono stati anni difficili e dolorosi. Ho sempre saputo di essere innocente, ma per dimostrarlo ci sono voluti anni e il cambio di varie accuse a mio carico”, ha dichiarato all’esito della sentenza. “Ho sempre creduto nella giustizia. Se ce l’ho fatta, lo devo innanzitutto al sostegno della mia famiglia, che mi è stata vicina e mi ha supportato in ogni momento”. E ancora: “Un grazie speciale va ai miei legali di fiducia, l’avvocato Francesca Mastracchio e l’avvocato Luigi Iannettone, che hanno lavorato tenacemente, contribuendo certamente a far emergere la verità. Oggi finalmente posso dire che mi sento più sereno. Nel rispetto di tutti e del dolore vissuto”.
La difesa – Nel corso dell’arringa finale, i difensori avevano parlato di un “secondo caso Dreyfus”, richiamando un lungo calvario giudiziario caratterizzato da accuse variabili e conclusosi con il pieno riconoscimento dell’innocenza.

