Un progetto che punta a ridisegnare l’identità turistica dell’area interna di Terra di Lavoro, mettendo insieme istituzioni, imprese e territori in un’unica strategia. È la Dmo (Destination Management Organization) “Alto Casertano Campania Antica”, presentata in Regione Campania per il riconoscimento ufficiale e destinata a diventare il perno della gestione integrata del turismo tra Matese, Monte Maggiore e Monte Santa Croce.
Una rete ampia e coordinata – Oltre 60 attori coinvolti, tra 52 Comuni, Parco Nazionale del Matese, Comunità Montane del Matese, del Monte Maggiore e del Monte Santa Croce, insieme a Confindustria, Coldiretti, Confapi, Confcommercio Caserta, Air Campania e altri soggetti istituzionali e produttivi. A coordinare l’intero impianto è il Gal Alto Casertano, promotore della costituenda Destination Management Organization, pensata per dare una regia unitaria a un territorio ampio ma omogeneo per storia, vocazioni e paesaggi.
Un progetto per il turismo integrato – L’iniziativa si inserisce nel Progetto Complesso di Comunità “Un Turismo Smart per riscoprire l’Alto Casertano”, finanziato nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale Campania 2023/2027, intervento SRG06, e attuato dal Gal nell’ambito della strategia di sviluppo locale. L’obiettivo è costruire un sistema turistico policentrico, capace di valorizzare in modo coordinato ambienti montani, collinari e fluviali, borghi storici, siti archeologici, tradizioni, produzioni tipiche e patrimonio culturale diffuso.
Un’offerta turistica multipla e identitaria – La forza del progetto risiede nella complementarità delle risorse: natura, turismo outdoor, cultura, enogastronomia, spiritualità, memoria e benessere paesaggistico diventano elementi di un’unica proposta. Un modello che punta a trasformare la frammentazione attuale in un’offerta riconoscibile e competitiva, capace di intercettare diverse motivazioni di viaggio.
La visione della governance territoriale – “Coerente con l’impostazione regionale, la nostra DMO si candida ad essere lo strumento per organizzare territory omogenei, riconoscibili e capaci di mettere a sistema attrattori culturali, naturalistici ed enogastronomici in una logica di governance integrata. La scelta precisa del nostro territorio, nel dare vita alla Dmo, nasce dall’esigenza di dotarsi di una governance coordinata e integrata, fondata sulla cooperazione tra soggetti pubblici e privati, finalizzata al miglioramento della qualità dell’accoglienza e orientata all’innovazione dello sviluppo locale: solo così potremo trasformare un territorio ricco di risorse naturalistiche, storiche, archeologiche, religiose, rurali, paesaggistiche ed enogastronomiche, oggi identificabile in un perimetro ampio, omogeneo e riconoscibile di 48 Comuni, ma ancora non pienamente unificato sul piano della fruizione e del posizionamento, in una destinazione leggibile, competitiva, governabile e capace di stare sul mercato turistico con una propria identità riconoscibile”, spiega Francesco Imperadore, presidente del Gale del Comitato promotore della Dmo. Accanto a lui, nel percorso di costruzione della Dmo, il coordinatore Pietro Andrea Cappella, con il contributo volontario di Angelo Milo e Mario Botte.

