Medio Oriente, escalation militare tra Iran e Usa-Israele: missili, droni e tensione su petrolio

di Redazione

Il conflitto tra Israele-Stati Uniti e Iran entra nel suo dodicesimo giorno con un’ulteriore estensione del fronte militare e politico. Teheran rivendica attacchi su larga scala contro obiettivi statunitensi e israeliani, mentre si moltiplicano raid, intercettazioni, minacce sul petrolio e timori per un allargamento regionale della guerra. Sullo sfondo restano il nodo strategico dello Stretto di Hormuz, l’impennata dei prezzi energetici e una crescente pressione internazionale su uno scenario che tocca ormai Iraq, Bahrein, Qatar, Libano, Emirati Arabi Uniti e perfino gli equilibri europei e asiatici.

La guerra e i nuovi attacchi iraniani – L’Iran ha affermato di aver condotto attacchi su larga scala contro obiettivi statunitensi e israeliani. Secondo quanto riferito da Afp, che cita media statali iraniani, Teheran avrebbe colpito con missili la base statunitense di Erbil, in Iraq, la base della Quinta Flotta della Marina americana in Bahrein e le vicinanze di Tel Aviv. Gli attacchi combinati, secondo la versione iraniana, sarebbero stati effettuati con missili Qadr, Kheibar, Shekan e Khorramshahr. A Doha, intanto, diverse esplosioni sono state avvertite dopo che il ministero degli Interni del Qatar aveva segnalato un “livello di minaccia alla sicurezza elevato”, invitando i residenti a non uscire e a tenersi lontani dalle finestre. Successivamente, il ministero della Difesa del Qatar ha riferito che le forze armate del Paese hanno intercettato un nuovo attacco missilistico diretto contro lo Stato del Golfo, aggiungendo che “la minaccia alla sicurezza è stata eliminata e la situazione è tornata alla normalità”.

Iraq, Arabia Saudita e Golfo sotto pressione – Il quadro regionale si è aggravato anche in Iraq, dove un attacco di droni avrebbe colpito il Baghdad Diplomatic Support Center, un grande centro logistico per diplomatici americani situato vicino a basi militari irachene e all’aeroporto. Secondo il Washington Post, che cita funzionari statunitensi, l’azione potrebbe essere stata compiuta da gruppi pro-Teheran. Sempre nel Golfo, il ministero della Difesa emiratino, citato dall’agenzia Tass, ha riferito che le forze di difesa aerea dell’Arabia Saudita hanno distrutto sei missili iraniani diretti verso la base aerea di Prince Sultan. A Dubai, invece, due droni sono caduti nei pressi dell’aeroporto internazionale provocando il ferimento di quattro persone: due cittadini ghanesi, un cittadino del Bangladesh e un cittadino indiano. Le autorità hanno precisato che il traffico aereo è rimasto regolare.

Teheran, Beirut e il fronte dei raid – Sul territorio iraniano forti esplosioni sono state osservate nella notte vicino all’aeroporto Mehrabad di Teheran, come mostrano filmati verificati da Al Jazeera. Le immagini documentano esplosioni successive e colonne di fumo nell’area dello scalo. Parallelamente, l’esercito israeliano ha annunciato di aver avviato “una vasta serie di attacchi contro le infrastrutture del regime terroristico iraniano in tutto il Paese” e, nello stesso tempo, di aver iniziato a colpire infrastrutture di Hezbollah a Beirut. Per la seconda volta dall’inizio della guerra, un attacco aereo israeliano ha colpito il centro della capitale libanese. Secondo l’agenzia ufficiale National News Agency, “il nemico ha preso di mira un appartamento nel cuore di Aisha Bakkar”. Una fonte citata da Tass ha spiegato che “i missili sono stati lanciati contro uno degli edifici a più piani dove è scoppiato l’incendio” e che “molto probabilmente, lo scopo del raid aereo era eliminare un membro della leadership di Hezbollah”. Negli ultimi raid israeliani sulla città di Al-Shahabiya, nel distretto meridionale di Tiro, sette persone sono state uccise e undici ferite, secondo il Centro operativo di emergenza del ministero della Salute di Beirut.

Il nodo Mojtaba Khamenei – Tra i punti più delicati c’è quello legato alle condizioni della nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. Da Teheran si sostiene che sia vivo e “sano e salvo” nonostante le ferite riportate. Il figlio del presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il leader è al sicuro. Diversa la ricostruzione del New York Times, secondo cui Khamenei sarebbe rimasto ferito già nel primo giorno dell’attacco israelo-americano e si sarebbe rifugiato in un luogo altamente protetto, con comunicazioni limitate. I funzionari iraniani citati dal quotidiano americano parlano di ferite anche alle gambe. Cnn aggiunge ulteriori dettagli, riferendo di un trauma oculare, una frattura a un piede e diverse ferite al volto.

Hormuz e la guerra sul mare – Il blocco imposto dall’Iran allo Stretto di Hormuz continua a essere uno dei dossier più pericolosi della crisi. I pasdaran, secondo Afp, avrebbero dichiarato che le navi intenzionate a transitare nel chokepoint persico devono prima “chiedere e ricevere il permesso”. Teheran ha anche lanciato un messaggio esplicito: “Non lasceremo che passi nemmeno un litro di petrolio”. Un portavoce del comando centrale Khatam al-Anbiya ha aggiunto: “Gli Usa non saranno in grado di controllare i prezzi con misure artificiali, preparatevi a un prezzo del petrolio di 200 dollari al barile”. E ancora: “La politica dei colpi reciproci è terminata, ora effettueremo attacchi continui”. Sul piano operativo, la sicurezza marittima britannica ha segnalato che una nave cargo è stata colpita da un proiettile sconosciuto nello Stretto di Hormuz, con incendio a bordo ed evacuazione dell’equipaggio. L’United Kingdom Maritime Trade Operations ha inoltre riferito di altri due attacchi nel Golfo Persico: una portacontainer sarebbe stata colpita da un proiettile al largo degli Emirati Arabi Uniti, senza impatti ambientali e con equipaggio salvo, mentre la nave cargo thailandese Mayuree Naree sarebbe stata bersagliata da due droni kamikaze anti-imbarcazione. Tre membri dell’equipaggio risultano dispersi. La Marina americana, secondo Reuters, ha respinto diverse richieste quotidiane di scorta da parte di compagnie di navigazione nello Stretto di Hormuz, ritenendo ancora troppo alta la minaccia di attacchi iraniani.

Energia, prezzi e risposta internazionale – L’allargamento del conflitto ha già un riflesso diretto sui mercati energetici. Ursula von der Leyen, intervenendo davanti al Parlamento europeo, ha dichiarato: “Stiamo già vedendo l’impatto della situazione in Medio Oriente sull’energia. I nostri sforzi di diversificazione stanno dando risultati. Ma questo non significa che siamo immuni agli shock dei prezzi”. La presidente della Commissione europea ha aggiunto: “Dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”. In risposta alla crisi, Germania e Giappone sono stati i primi Paesi ad annunciare uno sblocco parziale delle riserve petrolifere d’emergenza. Berlino, secondo Dpa, avrebbe dato il via libera a un rilascio parziale delle scorte strategiche, mentre Tokyo attingerà a 15 giorni di riserve del settore privato e a un mese di riserve statali, con disponibilità della prima parte a partire dal 16 marzo. Intanto, secondo Cnbc, l’Iran sarebbe riuscito a inviare in Cina, dal 28 febbraio, tra 11 e 12 milioni di barili di greggio nonostante la chiusura dello Stretto e le tensioni nel Golfo.

Stati Uniti, Israele e il segnale militare – Il comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, ha dichiarato in un aggiornamento video che le forze armate statunitensi hanno colpito oltre 5.500 obiettivi in Iran, compresi missili balistici e più di 60 navi della Marina iraniana. “In sintesi, le forze statunitensi continuano a scatenare una potenza di fuoco devastante contro il regime iraniano”, ha affermato, sostenendo che i velivoli da guerra americani stanno esercitando “la superiorità aerea su vaste aree dell’Iran”. Sul fronte israeliano, il ministro della Difesa Israel Katz ha scandito una linea di assoluta durezza: “L’operazione militare proseguirà senza limiti di tempo”. Poi ha aggiunto: “I leader iraniani fuggono come topi nei tunnel, proprio come i leader di Hamas a Gaza. Oggi sono essenzialmente gemelli di Hamas”. E ancora: “Noi stiamo prendendo di mira le forze terroristiche, non i civili. Questo deve continuare. Continueremo ad agire contro questo regime e i suoi obiettivi strategici a Teheran e in tutto l’Iran, giorno dopo giorno, obiettivo dopo obiettivo”. Fonti militari israeliane citate dal Jerusalem Post avrebbero però precisato che l’obiettivo ultimo della campagna non sarebbe il rovesciamento del regime, ma “ridurre la minaccia rappresentata dal regime iraniano”.

Trump e la linea americana – Il presidente americano Donald Trump, in un colloquio con Axios, ha sostenuto che la guerra in Iran “potrebbe finire presto perché non c’è praticamente più nulla da colpire”. Poi ha aggiunto: “Ci sono solo piccole cose qua e là… Quando vorrò che finisca, finirà”. Nella stessa intervista, Trump ha dichiarato che l’Iran “sta pagando ora per i 47 anni di morte e distruzione che hanno causato” e ha concluso: “Questa è una punizione. Non la passeranno liscia così facilmente”.

L’Italia e il dispositivo nel Mediterraneo – In questo contesto anche l’Italia si muove sul piano militare e di sicurezza. La fregata missilistica Federico Martinengo della Marina militare è arrivata nell’area di Cipro dopo essere partita da Taranto venerdì scorso. L’unità, con oltre 160 militari a bordo, opera in coordinamento con Italia, Spagna, Francia e Olanda e si è ricongiunta al gruppo della portaerei francese Charles De Gaulle. La missione si inserisce in un assetto di protezione dell’isola e di presidio dell’area mediterranea orientale.

Diplomazia, Onu e timori globali – La crisi scuote anche la diplomazia internazionale. Il governo spagnolo ha richiamato a Madrid la propria ambasciatrice in Israele, Ana Salomon, lasciando l’ambasciata a Tel Aviv nelle mani di un incaricato d’affari. Pedro Sanchez, parlando a El Diario, ha rilanciato la necessità di una riforma dell’Onu: “Dobbiamo porre fine al diritto di veto all’interno del Consiglio di sicurezza dell’Onu”. Il premier spagnolo ha sostenuto che “i Paesi occidentali devono fare un atto di rinuncia per permettere al sistema internazionale di diventare molto più rappresentativo”. Da un altro fronte, Volodymyr Zelensky ha definito la crisi “il rischio maggiore che il mondo abbia vissuto negli ultimi anni”, arrivando a evocare la possibilità di una Terza Guerra Mondiale. “Il mondo non è preparato dal punto di vista tecnico. Non è abbastanza preparata l’Europa”, ha affermato. La Romania, secondo Bloomberg, sarebbe pronta ad aprire temporaneamente una base aerea sul Mar Nero agli Stati Uniti a supporto delle operazioni in Medio Oriente.

La minaccia ai centri economici e tecnologici – Nelle ultime ore Teheran ha alzato il livello dello scontro anche sul piano economico e simbolico. Il quartier generale centrale delle forze armate iraniane ha dichiarato: “Ieri sera, gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato una banca in Iran. A seguito di azioni illegittime e non convenzionali nella guerra, il nemico ci ha lasciato le mani libere per colpire i centri economici e le banche appartenenti al regime sionista e agli Stati Uniti nella regione”. Poi l’avvertimento: “Gli americani si aspettino le nostre dolorose contromisure”. E ancora: “La popolazione della regione non rimanga entro un raggio di un chilometro dalle banche”. Secondo Tasnim, agenzia vicina ai pasdaran, tra i nuovi obiettivi iraniani comparirebbero anche le sedi di Google, Microsoft, Palantir, Ibm, Nvidia e Oracle, oltre a uffici e infrastrutture legati ai servizi cloud.

L’appello del Papa – In Israele, nelle ultime 24 ore, il ministero della Salute ha riferito che 205 feriti, tra civili e soldati, sono stati trasportati negli ospedali a causa del conflitto con l’Iran. Tra questi, uno è in condizioni critiche, due in condizioni moderate e 193 in buone condizioni. Sul versante libanese, oltre alle vittime dei raid nel sud del Paese, il Papa ha richiamato l’attenzione sul costo umano della guerra. Al termine dell’udienza generale ha detto: “Sono vicino a tutto il popolo libanese in questo momento di grave prova”, ricordando i funerali di padre Pierre El Raii, parroco di Qlayaa ucciso in un bombardamento israeliano mentre tentava di soccorrere un parrocchiano ferito. Il pontefice ha aggiunto: “Continuiamo a pregare per la pace in Iran e in tutto il Medio Oriente, in particolare per le numerose vittime civili, tra cui molti bambini innocenti”.

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