Il conflitto in Medio Oriente entra nella sua terza settimana senza segnali di rallentamento, mentre si intensificano operazioni militari, attacchi incrociati e tensioni diplomatiche su più fronti.
I raid su Teheran e le uccisioni di Larijani e Soleimani– Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato l’uccisione, in un raid mirato nella capitale iraniana, del comandante delle forze Basij, Gholamreza Soleimani, figura chiave dell’apparato di sicurezza di Teheran. L’operazione, condotta dall’aeronautica sulla base di informazioni di intelligence, ha colpito il comandante in carica da circa sei anni. Le Basij fanno parte dell’apparato di sicurezza iraniano e, secondo Israele, hanno avuto un ruolo centrale nella repressione delle proteste interne, con arresti di massa e uso della forza contro i civili. Nelle stesse ore, fonti israeliane hanno confermato anche la morte del segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, colpito sempre a Teheran.
Messaggio postumo di Larijani: “Martirio sacrificio per nazione” – Il canale Telegram ufficiale di Ali Larijani ha pubblicato un messaggio postumo dedicato al martirio, rivolto ai membri della marina iraniana morti a bordo della nave Dena, colpita a inizio marzo. “Il martirio degli eroici membri della Marina Militare della Repubblica Islamica a Dena è parte del sacrificio del popolo coraggioso, che in questo momento di lotta contro gli oppressori internazionali si è manifestato. Il loro ricordo sarà sempre nel cuore del popolo iraniano e questi martiri rafforzano per anni le fondamenta dell’esercito della Repubblica Islamica nella struttura delle forze armate. Chiedo a Dio Onnipotente l’elevazione dei gradi per questi cari martiri”. Il riferimento al martirio richiama un elemento centrale della cultura sciita, legato al sacrificio in difesa della comunità e della fede.
La strategia israeliana e nuovi raid – L’uccisione di Soleimani si inserisce in una serie di operazioni che, secondo Israele, hanno portato all’eliminazione di numerosi alti comandanti iraniani con l’obiettivo di indebolire la struttura di comando e controllo del sistema di sicurezza di Teheran. L’esercito israeliano ha ribadito che continuerà le operazioni contro i vertici militari iraniani e ha confermato raid contro obiettivi ritenuti terroristici a Beirut e nella stessa Teheran.
Gli attacchi iraniani nel Golfo – L’Iran ha colpito la base militare statunitense di Al Udeid in Qatar e alcune infrastrutture di difesa missilistica in Israele, secondo quanto riferito dal Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica citato dall’agenzia Fars. “La cinquantasettesima fase dell’operazione Vera Promessa 4 è stata condotta con successo contro obiettivi nel cuore di territori occupati”, si legge nella dichiarazione, che menziona infrastrutture di comando, comunicazione e difesa missilistica.
Colpita ambasciata Usa a Baghdad – L’ambasciata statunitense nei pressi dell’aeroporto di Baghdad è stata colpita da droni e razzi. La difesa aerea ha intercettato il primo vettore mentre il secondo avrebbe centrato la sede diplomatica provocando un’esplosione, da cui si è levata una colonna di fumo nero.
Petroliere e navigazione a rischio – Una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato mentre era all’ancora a circa 23 miglia nautiche a est della città emiratina di Fujairah, nel Golfo dell’Oman. L’unità ha riportato danni strutturali lievi, senza feriti tra l’equipaggio e senza impatto ambientale. Le autorità hanno invitato le navi in transito a mantenere la massima cautela e a segnalare eventuali attività sospette.
Esplosioni e allerta tra Emirati e Qatar – Tre esplosioni sono state udite a Dubai dopo un allarme missilistico lanciato nelle prime ore del mattino, accompagnato da messaggi sui cellulari dei residenti con l’invito a cercare riparo immediato. Boati e allerta sicurezza anche a Doha, mentre diversi Paesi del Golfo sono stati presi di mira da droni e missili negli ultimi giorni.
Repressione interna e arresti in Iran – Sul fronte interno, il regime iraniano ha intensificato la repressione per prevenire possibili rivolte. Secondo il Wall Street Journal, che cita il capo della polizia Ahmad-Reza Radan, almeno 500 persone sono state fermate dall’inizio della guerra con accuse che vanno dalla collaborazione con media stranieri al sostegno a forze nemiche. Molti arresti riguardano la diffusione di immagini dei siti colpiti dai raid. Pattugliamenti armati, controlli diffusi e posti di blocco sono stati intensificati a Teheran.
Arresti e accuse di spionaggio – Le autorità iraniane hanno arrestato 55 persone nella provincia di Hormozgan con l’accusa di collaborare con Israele e Stati Uniti. Le Guardie della rivoluzione hanno inoltre annunciato l’arresto di dieci presunte “spie straniere”: quattro sarebbero state impegnate nella raccolta di informazioni su siti sensibili e infrastrutture economiche, mentre le altre sarebbero collegate a un gruppo terroristico monarchico.
Netanyahu: “Aiutiamo popolo iraniano a rovesciare regime” – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele sta “destabilizzando il regime” iraniano “nella speranza di dare al popolo iraniano l’opportunità di rovesciarlo”. “Non succederà in una volta sola, non sarà facile. Ma se perseveriamo, daremo loro l’opportunità di poter prendere il loro destino nelle proprie mani”, ha affermato, aggiungendo che “ci sono ancora molte sorprese” e che la guerra sarà condotta “con astuzia”. Netanyahu ha inoltre parlato di cooperazione con gli Stati Uniti, sia con attacchi indiretti sia con azioni dirette.
Trump: “Alla grande, stiamo stravincendo” – “Andiamo alla grande nella guerra. Stiamo stravincendo”, ha dichiarato il presidente statunitense Donald Trump in una telefonata con il Corriere della Sera. “Francamente, nessuno ha mai visto una cosa del genere, e non ci vorrà molto tempo”. Le parole arrivano dopo il rifiuto di diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, di inviare navi per contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Trump si è detto deluso, ma ha ribadito che gli Stati Uniti “sono il Paese più forte del mondo” e “non hanno bisogno di nessuno”.
Khamenei respinge cessate il fuoco – Secondo Reuters, la guida suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha respinto le proposte di cessate il fuoco avanzate da mediatori internazionali, ritenendo che non sia “il momento giusto per la pace finché gli Stati Uniti e Israele non saranno messi in ginocchio, non avranno accettato la sconfitta e non avranno pagato un risarcimento”.
Libano – I raid aerei israeliani contro edifici residenziali in Libano destano preoccupazione sul piano del diritto internazionale umanitario. “I raid aerei israeliani hanno distrutto interi edifici residenziali in aree urbane densamente popolate, uccidendo spesso più membri della stessa famiglia, comprese donne e bambini”, ha dichiarato il portavoce dell’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Thameen Al-Kheetan.
L’appello dell’Unione europea – La Commissione europea ha espresso “profonda preoccupazione” per la situazione in Libano, definita “drammatica”, sottolineando che i civili stanno pagando il prezzo più alto. Bruxelles ha accolto con favore l’appello delle autorità libanesi a negoziati diretti con Israele e ha ribadito la necessità di un cessate il fuoco immediato, annunciando anche un ponte aereo umanitario e aiuti in collaborazione con l’Unicef.
L’indagine sull’attacco a Froun – L’esercito israeliano ha riferito di essere a conoscenza del ferimento di alcuni soldati delle forze armate libanesi in seguito a un attacco nella zona di Froun, nel Libano meridionale. L’episodio è oggetto di indagine. “Idf opera contro l’organizzazione terroristica Hezbollah e non contro le forze armate libanesi o i civili libanesi”, ha precisato il portavoce militare.
Usa, si dimette per protesta capo centro antiterrorismo – Joe Kent, capo del centro per l’antiterrorismo americano, si è dimesso dichiarando: “Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana”.
2200 marines verso il Medio Oriente – La nave d’assalto anfibio statunitense Uss Tripoli si sta avvicinando allo Stretto di Malacca, al largo di Singapore, diretta verso il Medio Oriente. A bordo trasporta circa 2.200 Marine della 31ª unità di spedizione, forza di risposta rapida con base a Okinawa. I dati di tracciamento indicano che l’unità, partita l’11 marzo, è in transito nel Mar Cinese Meridionale a una velocità di circa 35 chilometri orari.

