Iran, cresce tensione su Hormuz. Trump chiama in causa alleati e Cina. Berlino: “Nato non c’entra con guerra”

di Redazione

Il conflitto in Medio Oriente entra nella terza settimana mentre cresce la pressione internazionale sul nodo strategico dello Stretto di Hormuz. Tra dichiarazioni incrociate, operazioni militari e timori per l’energia globale, il quadro geopolitico resta estremamente instabile. Gli Stati Uniti cercano sostegno dagli alleati per garantire la sicurezza della navigazione, mentre Europa e altri attori internazionali mostrano posizioni diverse sull’eventuale coinvolgimento militare. 

Berlino: “Nato non c’entra con questa guerra” – Berlino prende le distanze da un eventuale ruolo della Nato nel conflitto. Il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius ha chiarito che “questa non è una guerra della Nato” e che l’Alleanza resta “un’organizzazione per la difesa del territorio dei Paesi membri”. Kornelius ha sottolineato che al momento “manca un mandato per impiegare la Nato” e che non esiste neppure un quadro giuridico per un intervento diretto del governo federale. Anche il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha ribadito che l’Alleanza non ha assunto decisioni in merito alla sicurezza nello Stretto di Hormuz e che, se ci fosse un coinvolgimento, “gli organi della Nato se ne occuperebbero”.

Starmer: “No a ingresso in guerra a vasto raggio” – Più prudente ma collaborativa la posizione del Regno Unito. Il primo ministro Keir Starmer ha spiegato che Londra sta lavorando con gli alleati a un “piano realizzabile” per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio che deve essere riaperto per “garantire la stabilità dei mercati”. Starmer ha comunque escluso l’ingresso del Regno Unito in “una guerra a vasto raggio”, ribadendo che l’obiettivo resta la fine del conflitto nel più breve tempo possibile. Il premier britannico ha inoltre avvertito che la crisi in Medio Oriente non deve trasformarsi in “un’occasione d’oro per Putin” mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sulla guerra in Ucraina.

Ue stanzia aiuti umanitariSul piano diplomatico l’Unione europea continua a spingere per una soluzione negoziale e per il sostegno umanitario alla regione. La Commissione europea ha confermato uno stanziamento di 450 milioni di euro per il 2026 destinati a Palestina, Libano, Siria e Giordania. Nel dettaglio, 210 milioni saranno impiegati in Siria per interventi di emergenza e protezione civile; 124 milioni in Palestina per assistenza alimentare, sanitaria e educativa; 100 milioni in Libano per sanità, aiuti di base e istruzione per i bambini fuori dal sistema scolastico. Alla Giordania andranno 15,5 milioni di euro per servizi essenziali e sostegno ai rifugiati, mentre altri 8 milioni saranno destinati all’Egitto per programmi di assistenza ai più vulnerabili.

Israele avvia operazioni di terra in Libano. Spagna: “Vergogna” – Sul terreno le tensioni restano altissime. Le forze armate israeliane hanno annunciato l’avvio di “operazioni terrestri limitate e mirate” nel sud del Libano contro Hezbollah, con l’obiettivo di smantellare infrastrutture militari e rafforzare le posizioni difensive lungo il confine settentrionale di Israele. Nel frattempo, la Croce rossa libanese riferisce che circa 900mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Secondo la National News Agency, un raid aereo israeliano ha colpito un’abitazione nel villaggio di Kfar Sir provocando una vittima, mentre un secondo attacco ha ucciso due paramedici giunti sul posto per prestare soccorso. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito la situazione in Libano “una vergogna”, denunciando centinaia di migliaia di sfollati, violazioni del diritto umanitario e il rischio di un’invasione terrestre.

Teheran: “Ecocidio”, “Nessun negoziato con Usa” L’Iran continua a respingere le accuse occidentali e promette resistenza. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato Israele di aver provocato un “ecocidio” con i bombardamenti sui depositi di carburante di Teheran, denunciando rischi a lungo termine per la salute dei residenti e possibili contaminazioni del suolo e delle falde acquifere. Lo stesso Araghchi ha inoltre negato l’esistenza di negoziati con gli Stati Uniti e ha assicurato che le forze armate iraniane continueranno a colpire finché Washington non riconoscerà l’errore della guerra.

Khamenei in Russia per cure mediche? – Restano, intanto, avvolte nel mistero le condizioni della nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha rifiutato di commentare le indiscrezioni del quotidiano kuwaitiano Al-Jarida, secondo cui Khamenei sarebbe stato trasferito a Mosca per cure mediche dopo essere rimasto ferito.  

Trump chiama in causa Nato e CinaNel frattempo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha intensificato la pressione sugli alleati. In un’intervista al Financial Times ha chiesto alla Cina di intervenire immediatamente per contribuire a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, ricordando che Pechino importa da quell’area circa il 90% del proprio petrolio. Trump ha avvertito che attendere il vertice con il presidente Xi Jinping, previsto a fine mese, “sarebbe troppo tardi” e ha lasciato intendere che il viaggio a Pechino potrebbe essere rinviato. Il presidente statunitense ha inoltre lanciato un monito alla Nato, parlando di un futuro “molto negativo” per gli alleati che non contribuiranno a garantire la sicurezza della navigazione. Parallelamente Trump ha confermato che sono in corso contatti con Teheran per una possibile de-escalation, pur ammettendo che l’Iran “non è ancora pronto per un accordo”. In un messaggio pubblicato su Truth ha anche accusato l’Iran di diffondere disinformazione tramite immagini e video generati con l’intelligenza artificiale per amplificare i danni inflitti alle forze americane.  

Altri droni su Dubai – La tensione si riflette anche nella regione del Golfo. Un attacco con drone ha colpito un serbatoio di carburante all’aeroporto internazionale di Dubai provocando un incendio. La compagnia Emirates ha sospeso tutti i voli fino a nuovo avviso, mentre le autorità hanno chiuso la strada principale e il tunnel di accesso allo scalo. Non sono state registrate vittime, ma il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha riferito che nelle ultime ore sono stati abbattuti circa 60 droni e che i sistemi di difesa aerea restano impegnati nell’intercettazione di missili e velivoli senza pilota. 

Timori per crisi energia – La crisi sta già producendo effetti sui mercati energetici. Secondo il Wall Street Journal, i vertici di Exxon Mobil, Chevron e ConocoPhillips hanno avvertito l’amministrazione statunitense che l’interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz rischia di alimentare una crescente volatilità dei prezzi del petrolio a livello globale.

Allarme anche per fertilizzanti – L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha avvertito che la chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta un rischio non solo per il petrolio ma anche per la produzione di fertilizzanti, con possibili conseguenze sulla sicurezza alimentare globale. Anche il commissario europeo all’energia Dan Jorgensen ha sottolineato che, pur non essendoci al momento un problema di sicurezza delle forniture, la crisi rischia di provocare forti aumenti dei prezzi.

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