Napoli – Una lettera aperta che accende lo scontro pubblico, una replica dell’Azienda ospedaliera e una controreplica durissima: sul caso del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di Nola morto dopo il trapianto al “Monaldi” di Napoli, si consuma un confronto serrato tra la difesa della famiglia e la direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, mentre sullo sfondo restano le indagini della magistratura.
Petruzzi chiede dimissioni dirigenza – A sollevare il caso è l’avvocato Francesco Petruzzi, difensore dei genitori del bambino, con una lunga lettera aperta indirizzata alla comunità, alla stampa e alle istituzioni regionali. Il legale denuncia quello che definisce un comportamento “indifferente, opaco, istituzionalmente sordo” da parte della struttura sanitaria, sostenendo che il “pattern comunicativo totalmente carente” già emerso durante la fase clinica “si sta purtroppo protraendo anche ora che Domenico non è più in vita”.
Nel documento si ricostruisce il tentativo di evitare un contenzioso civile attraverso una proposta stragiudiziale inviata via Pec all’Azienda Ospedaliera dei Colli. “Una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra”, scrive il legale, che parla di “silenzio” da parte del Monaldi: “Non ha risposto con un diniego motivato. Non ha risposto con una controproposta. Non ha risposto con un semplice atto di accuse ricevute. Ha semplicemente eliso la comunicazione”.
La famiglia Caliendo-Mercolino, si legge ancora, rivendica il diritto al risarcimento previsto dalla legge, chiarendo che “quella pecuniaria non è, né potrà mai essere, giustizia”, ma resta un diritto autonomo rispetto al procedimento penale. Petruzzi sottolinea inoltre che la responsabilità civile della struttura sarebbe “solida, incontrovertibile e destinata a essere affermata”, richiamando l’articolo 7 della legge Gelli-Bianco.
Nella lettera viene criticata anche l’iniziativa simbolica proposta dall’ospedale – la piantumazione di un albero in memoria del bambino – definita “un’operazione di maquillage istituzionale”. Il legale segnala, poi, presunte criticità nella gestione della riunione di partecipazione alla cura (Pcc), che sarebbe stata svolta “in modo gravemente carente”, senza le figure previste dalla normativa. Infine, l’appello al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, affinché valuti la posizione della dirigenza dell’Azienda: “Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi”.
L’Azienda: “Chiesti 3 milioni di risarcimento” – Alla lettera ha replicato l’Azienda ospedaliera dei Colli, attraverso una nota firmata dal direttore generale Anna Iervolino, chiarendo alcuni passaggi della vicenda. Secondo quanto riportato, la proposta stragiudiziale sarebbe stata ricevuta “il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico”, con una richiesta risarcitoria di 3 milioni di euro “formulata in termini dichiaratamente non negoziabili”.
Per l’Azienda, la richiesta necessita di approfondimenti tecnico-giuridici, anche alla luce delle indagini in corso, e “non può essere compressa entro termini unilaterali”. Da qui la posizione secondo cui “non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale”. La direzione sottolinea, inoltre, che solo il 24 marzo sarebbe pervenuta una richiesta formale di incontro, “immediatamente presa in carico” dall’ufficio legale. Viene poi criticata la scelta di rendere pubblica una comunicazione inizialmente definita riservata, ritenuta “non coerente con un corretto confronto tra le parti”. Quanto all’iniziativa dell’ulivo, l’Azienda precisa che si tratterebbe di una proposta nata spontaneamente dal personale sanitario e “apprezzata” dai genitori, che “hanno riferito di non nutrire sentimenti di rancore verso medici e infermieri, pur chiedendo legittimamente giustizia”.
Petruzzi: “Violata riservatezza su cifra”– Immediata la risposta dell’avvocato Francesco Petruzzi, che respinge punto per punto le ricostruzioni del Monaldi. “La proposta stragiudiziale era riservata. Questo Studio ha rispettato quel vincolo”, afferma, sostenendo che la lettera aperta non conteneva alcun riferimento a cifre o condizioni. Secondo il legale, sarebbe stato il Monaldi a violare la riservatezza rendendo pubblici importo e dettagli della proposta. Petruzzi contesta anche la ricostruzione dei tempi, precisando che la richiesta di incontro del 24 marzo sarebbe stata “il secondo sollecito” dopo un primo invio rimasto senza risposta per quindici giorni. Sul piano giuridico, la difesa ribadisce la distinzione tra procedimento penale e responsabilità civile della struttura, definendo “una confusione concettuale — o una scelta deliberata” il richiamo alle indagini per giustificare il mancato riscontro.
Particolarmente dura, infine, la contestazione relativa ai contatti diretti tra la direzione e la madre del bambino: “Il tentativo operato nella nota odierna di scindere la posizione dei genitori da quella del loro difensore (…) appare una condotta artata e strategicamente orientata a delegittimare il mandato difensivo”. La conclusione è netta: “Questo Studio ha cercato il dialogo (…) In tre occasioni documentate, l’Azienda non ha risposto. Non è questa difesa a dover giustificare la propria condotta”.

