Mondragone (Caserta) – La Corte d’Appello di Napoli ha assolto Francesco Tiberio La Torre, detto “Puntinella”, cugino dell’ex boss Augusto La Torre, ribaltando la condanna a 12 anni di reclusione pronunciata in primo grado dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La decisione è stata emessa dalla sesta sezione, presieduta da Gabriella Gallucci, con relatore Furia Cioffi, che ha accolto la linea difensiva ritenendo non credibili, o comunque non sufficientemente attendibili, le accuse dell’imprenditore Alfredo Campoli.
Il verdetto ribaltato – In primo grado La Torre era stato condannato per tentata estorsione nei confronti del consigliere regionale Giovanni Zannini e degli imprenditori Alfredo e Pasquale Campoli, attivi nel settore della raccolta dei rifiuti nel territorio domizio. Secondo l’accusa, “Puntinella”, tornato a Mondragone nel 2020 dopo un periodo di detenzione, avrebbe tentato di ricostruire il proprio peso criminale attraverso richieste di denaro e pressioni su imprenditori e figure politiche locali. Il sostituto procuratore generale aveva chiesto la conferma della condanna a 12 anni, ma i giudici d’appello hanno deciso per l’assoluzione. Non è escluso un ricorso in Cassazione da parte della procura generale.
Le accuse contestate – Al centro del processo c’erano le dichiarazioni di Alfredo Campoli, che aveva riferito di aver consegnato circa 22mila euro a La Torre durante un incontro in una cappella del cimitero di Mondragone. Contestata anche una presunta richiesta di 50mila euro a Zannini, indicata dall’accusa come risarcimento per una vecchia vicenda legata a uno scontro avvenuto anni prima nei pressi di uno stabilimento balneare riconducibile alla famiglia del consigliere regionale. La difesa, rappresentata dagli avvocati Carla De Stavola ed Elisabetta Carfora, ha sempre sostenuto la fragilità dell’impianto accusatorio, definendo le dichiarazioni dei testimoni “contraddittorie e poco attendibili”.
L’altra vicenda di natura estorsiva – L’assoluzione in appello non cancella altre vicende giudiziarie di La Torre. Lo scorso gennaio, infatti, la seconda sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha condannato a 13 anni e 4 mesi di reclusione in un altro processo per estorsione nei confronti dell’imprenditore Paolo Angelucci, titolare della Luxer srl. La Direzione distrettuale antimafia aveva chiesto 16 anni di carcere.

