E’ il giorno dell’ultimo saluto al piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e tre mesi morto lo scorso 21 febbraio all’ospedale “Monaldi” di Napoli dopo un trapianto di cuore con un organo danneggiato. Un lungo applauso ha accompagnato l’ingresso del feretro nella cattedrale, portato sulle spalle dal padre Antonio Caliendo, mentre dietro di lui la madre Patrizia Mercolino avanzava tra il silenzio e la commozione di una comunità intera accorsa per salutare il piccolo, diventato simbolo di una tragedia che ha colpito l’intera Campania.
Dalle ore 11 la cattedrale ha ospitato la camera ardente, davanti alla quale si è formato per ore un flusso continuo di cittadini. Alla vista della bara bianca, sulla quale è stata deposta una fotografia del bambino accanto a un peluche, la madre è scoppiata in lacrime. Centinaia le persone che hanno voluto rendere omaggio al piccolo Domenico, mentre nella cittadina è stato proclamato il lutto cittadino.
La presenza delle istituzioni – Ai funerali, celebrati alle ore 15 nella cattedrale, è arrivata anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha salutato i genitori del bambino prima di prendere posto accanto alle autorità presenti. In chiesa erano presenti anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il sindaco metropolitano di Napoli Gaetano Manfredi, il sindaco di Nola Andrea Ruggiero, quello di Taurano Michele Buonfiglio e il prefetto di Napoli Michele di Bari.
L’omelia del vescovo – La cerimonia funebre è stata presieduta dal vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino. Sull’altare anche l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Mimmo Battaglia, che negli ultimi giorni era stato vicino alla famiglia e aveva impartito l’estrema unzione al bambino. Durante l’omelia il vescovo ha ricordato il dolore della famiglia e della comunità: “In questa chiesa cattedrale, casa comune della diocesi, sentiamo realmente nostro il vostro immane dolore. Il vostro bambino Domenico, in queste lunghe e atroci settimane, è diventato un figlio di tutti noi. E se è vero che i figli so ‘piezz ‘e core’, anche quello di ciascuno di noi, come quello vostro di mamma e papà, si è spezzato nel dolore di questa insensata tragedia”.
Il presule ha anche richiamato il valore della donazione degli organi: “Mi pare che Domenico ci parli ancora, continuando a incoraggiarci sul delicato tema della donazione degli organi. La sua storia ci racconta la generosità di genitori che hanno donato un cuore e di altri che ne hanno sperato da tempo la compatibilità. Incoraggiamo la donazione degli organi come gesto di grande amore e generosità”.
Nel suo intervento ha poi aggiunto: “Continuiamo a credere nella buona medicina, nella formazione scientifica ed etica e non permettiamo agli errori umani, che pur ci sono stati, di spezzare quell’alleanza fiduciaria tra medico e paziente che è un valore necessario e che, come sappiamo, si rivela occasione di salvezza per tantissimi ammalati nei nostri ospedali, i quali, ricordiamolo sempre, sono delle eccellenze sanitarie. Se tutti possiamo sbagliare, questa dolorosa vicenda deve insegnarci l’umiltà di non sentirci mai onnipotenti, anche quando siamo molto competenti”.
Striscioni e magliette per Domenico – In chiesa diversi presenti hanno indossato magliette bianche con il volto del bambino e la scritta “Il nostro guerriero”. All’esterno della cattedrale è stato esposto anche uno striscione con la scritta: “Tutto questo non ha alcun senso, che nulla resti impunito. Il tuo ricordo in eterno mai sbiadito. Giustizia per Domenico”.
L’inchiesta sulla morte del bambino – Il piccolo Domenico era stato sottoposto a trapianto di cuore il 23 dicembre scorso. Le sue condizioni si erano progressivamente aggravate e il bambino era rimasto per circa sessanta giorni in coma farmacologico. Il 14 febbraio i medici avevano escluso la possibilità di un secondo trapianto.
Già l’11 febbraio la Procura di Napoli aveva aperto un’inchiesta sulla vicenda, arrivando a indagare sei persone con l’ipotesi di lesioni colpose. Secondo una prima ricostruzione, il cuore donato da un paziente di Bolzano sarebbe arrivato a Napoli già gravemente danneggiato. Per questo sono stati sospesi dal servizio due medici dell’equipe che ha effettuato l’intervento e la direttrice del reparto di cardiochirurgia e trapianti.
Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti anche le modalità di trasporto dell’organo: il cuore sarebbe stato trasferito da Bolzano a Napoli in un contenitore di plastica con ghiaccio secco, soluzione che avrebbe esposto l’organo a temperature estremamente basse, fino a circa meno 80 gradi, molto inferiori rispetto a quelle del ghiaccio tradizionale, attorno ai meno 4 gradi.
La battaglia per la verità – La famiglia del bambino, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha già presentato un esposto agli ordini dei medici di Cosenza e Benevento per la presunta mancata comunicazione dell’esito negativo del trapianto ai genitori.
Intanto, prosegue l’incidente probatorio nell’ambito dell’indagine. Come ha spiegato il legale: “C’è stata un’apertura grande sul dibattimento, non è stato il solito incidente probatorio, sono stati dati 120 giorni a partire da oggi ai periti per sviluppare la loro relazione, il rinvio va all’11 settembre 2026”.

