Confermata la misura coercitiva per il consigliere regionale Giovanni Zannini, mentre viene annullata quella a carico degli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, padre e figlio, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere su presunti episodi di corruzione, truffa e falso. La decima sezione del Tribunale del Riesame di Napoli, presieduta da De Tollis, ha revocato per entrambi l’obbligo di dimora in Campania, disponendone la liberazione.
La decisione del Riesame – “Motivi riservati”, come reso noto dal giudice, che ha rinviato alle prossime settimane il deposito delle motivazioni. Un passaggio che lascia aperti diversi scenari: non è ancora chiaro, infatti, se l’impianto accusatorio sia stato confermato o ridimensionato nei confronti dei Griffo, difesi dagli avvocati Mario Griffo, Giuseppe Stellato e Giuseppe Somma.
Zannini resta fuori dalla Campania – Diversa la posizione di Zannini, esponente di Forza Italia, per il quale il Riesame ha confermato il divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe. Il politico di Mondragone resta quindi a Castel di Sangro, in Abruzzo. I giudici hanno ritenuto sussistenti nei suoi confronti sia le esigenze cautelari sia i gravi indizi di colpevolezza. Il provvedimento, disposto lo scorso 2 marzo dal giudice per le indagini preliminari Daniela Vecchiarelli, accoglie solo in parte la richiesta della procura – rappresentata dai pubblici ministeri Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino – che aveva sollecitato la custodia in carcere.
L’indagine – Al centro degli accertamenti dei carabinieri del nucleo investigativo del gruppo di Aversa vi è la gestione di fondi Invitalia e il rilascio di un permesso a costruire ritenuto irregolare. Si tratta di uno dei tre filoni investigativi che coinvolgono Zannini. Le accuse – sempre respinte dal consigliere – riguardano presunti episodi di corruzione e concussione legati alla realizzazione di uno stabilimento caseario per la produzione di mozzarelle riconducibile ai Griffo, originari di Trentola Ducenta e residenti nel Basso Lazio. Secondo l’ipotesi accusatoria, per il suo intervento Zannini avrebbe ricevuto dagli imprenditori una gita su uno yacht a Capri.
Il permesso a costruire – Sotto la lente il rilascio del titolo edilizio da parte del Comune di Cancello ed Arnone per un impianto produttivo da realizzare in prossimità dell’alveo del fiume Volturno, in un’area inserita nella rete Natura2000 e sottoposta a tutela ambientale. Secondo gli investigatori, il permesso sarebbe stato rilasciato senza la preventiva Valutazione di incidenza ambientale (Vinca), necessaria proprio per la localizzazione del sito.
I fondi Invitalia e la procedura ambientale – L’assenza della Vinca, già evidenziata dall’Ufficio speciale valutazioni ambientali della Regione Campania, avrebbe potuto precludere l’accesso alle agevolazioni di Invitalia. In base all’ipotesi accusatoria, gli imprenditori – con il supporto di Zannini, all’epoca presidente della Commissione regionale ambiente – si sarebbero attivati per superare l’ostacolo, ottenendo la delega per la valutazione ambientale attraverso una convenzione tra il Comune di Cancello ed Arnone e quello di Castello del Matese. Una volta acquisita la delega, la Commissione Ambiente del Comune di Castello del Matese avrebbe espresso un parere ritenuto viziato, omettendo un’adeguata istruttoria tecnica nonostante le carenze dello studio ambientale. Secondo gli inquirenti, la Commissione sarebbe stata inoltre indotta in errore da una relazione asseverata che indicava i lavori come “da realizzare”, benché l’impianto fosse già stato costruito.
Le somme contestate – Ottenuto il parere di non assoggettabilità a Vinca, considerato illegittimo dagli investigatori, la società avrebbe così indotto in errore Invitalia, riuscendo ad accedere a circa 4 milioni di euro tra contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati.

