Rapine armate in gioielleria e ufficio postale: arrestati due uomini

di Redazione

Volti coperti, pistola in pugno e fuga studiata nei dettagli. Si muovevano così, rapidi e coordinati, colpendo in pochi minuti e lasciandosi alle spalle negozi svuotati e dipendenti sotto shock. A interrompere quella sequenza di assalti sono stati gli investigatori della polizia, che hanno individuato due romani, di 31 e 44 anni, ora in carcere perché gravemente indiziati, in concorso tra loro, di rapina aggravata, furto e ricettazione.

L’ordinanza del gip – A cristallizzare il quadro indiziario sono stati gli agenti della Squadra Mobile, coordinati dai magistrati della Procura di Roma – Dipartimento criminalità diffusa e grave. Gli stessi poliziotti hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale ordinario di Roma, accogliendo gli elementi raccolti nel corso dell’inchiesta.

Il colpo in viale Eritrea – L’indagine era partita nel marzo 2024, dopo una rapina ritenuta particolarmente efferata avvenuta in viale Eritrea, a Roma. Due uomini, con il volto travisato, avevano fatto irruzione in una gioielleria grazie alla complicità di una giovane donna che aveva agevolato l’ingresso. L’azione era stata fulminea: arma puntata contro i dipendenti, minacce e la titolare spintonata e scaraventata a terra. In pochi istanti il gruppo si era impossessato di preziosi per un valore superiore ai centomila euro.

Il secondo assalto in corso Francia – Poche settimane più tardi, un copione quasi identico si era ripetuto in un ufficio postale di corso Francia. Anche in quel caso due uomini, armati e con il volto coperto, avevano minacciato il personale facendosi consegnare il denaro custodito in cassa, per poi allontanarsi con un bottino di oltre mille euro.

La ricostruzione degli investigatori – Le immagini dei sistemi di videosorveglianza, incrociate con l’attività tecnica sviluppata durante le indagini, hanno consentito di ricostruire la dinamica degli episodi e di collegarli tra loro. Dietro ai raid, secondo quanto emerso, c’era uno schema preciso: scooter rubati poco prima dei colpi, targhe alterate e vie di fuga pianificate per rendere più difficile ogni identificazione.

Il confronto tra i filmati acquisiti e gli ulteriori accertamenti investigativi ha permesso di stringere il cerchio sui due indagati. Il quadro raccolto dagli agenti della Squadra Mobile, coordinati dai pubblici ministeri di Palazzo Clodio, ha trovato riscontro nell’ordinanza cautelare. I due uomini si trovano ora in carcere, gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati contestati. IN ALTO IL VIDEO

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