L’opzione militare contro l’Iran non è più solo una minaccia diplomatica. Secondo fonti citate da CBS News e The New York Times, le forze armate americane sarebbero già in posizione operativa e pronte a intervenire anche nel giro di pochi giorni, con una possibile finestra a partire da sabato 21 febbraio. Il presidente Donald Trump non ha ancora firmato alcun ordine, ma il livello di preparazione racconta di uno scenario che potrebbe cambiare rapidamente.
Le valutazioni militari – Al termine di un incontro nella Situation Room della Casa Bianca, funzionari del Pentagono e dell’amministrazione hanno indicato che l’apparato militare è pronto a reagire. Non si tratterebbe di un’azione simbolica: le valutazioni in corso parlano di una campagna ampia e prolungata, con obiettivi strategici e non di un semplice raid mirato.
I negoziati di Ginevra e le divergenze sul nucleare – I colloqui restano formalmente aperti, ma le distanze su nucleare, missili e alleanze regionali continuano a pesare. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato: “C’è stato un piccolo progresso, ma ci sono molte ragioni e argomentazioni a favore di un attacco contro l’Iran”. Una fonte americana, citata da Axios, avrebbe definito i colloqui di Ginevra “un hamburger ripieno di niente”. Una lettura opposta a quella del ministro iraniano Abbas Araghchi, che aveva parlato di progressi. Secondo Cnn, Washington sarebbe oggi più vicina a un conflitto aperto in Medio Oriente, con Israele al fianco.
Israele alza il livello di allerta – Il quotidiano Haaretz riferisce che il premier Benjamin Netanyahu avrebbe già innalzato i livelli di allarme. Le scadenze fissate dalla Casa Bianca pesano: se Teheran non presenterà una proposta ritenuta credibile, l’opzione militare tornerà centrale. “Il capo è stufo. C’è il 90% di chance di un’azione concreta”, avrebbe confidato un consigliere vicino al presidente, secondo quanto riportato ancora da Axios. Il politologo Vali Nasr avverte che “in questo momento il pericolo è molto presente”, pur ricordando che le fughe di notizie possono essere parte di una strategia di pressione.
Il dispiegamento aereo più imponente dal 2003 – Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno rafforzando in modo significativo la propria presenza nella regione. Secondo il The Wall Street Journal, si tratta del più grande dispositivo aereo dispiegato in Medio Oriente dalla guerra in Iraq del 2003: caccia di quinta generazione già schierati, una seconda portaerei in arrivo, velivoli di comando e controllo pronti a coordinare eventuali operazioni. Questo schieramento consentirebbe una campagna aerea di settimane, con attacchi mirati contro impianti nucleari e missilistici e obiettivi legati alla leadership politica e militare iraniana.
Violenza in Cisgiordania – La tensione resta alta anche sul terreno. Un palestinese è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco attribuiti a coloni in un villaggio nell’area di Ramallah, in Cisgiordania. Un episodio che si inserisce in un quadro regionale già estremamente fragile.
Il Board su Gaza e la posizione europea – Oggi a Washington si tiene la prima riunione del Board su Gaza a trazione americana. Per l’Italia è presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre Berlino ha inviato un funzionario. La Casa Bianca ha definito “spiacevole” la decisione del Vaticano di non partecipare. La partecipazione europea è stata discussa più volte tra Stati membri e Commissione. La portavoce dell’esecutivo Ue, Paula Pinho, ha confermato che la presenza della commissaria Dubravka Suica segue un invito rivolto alla presidente Ursula von der Leyen. Un portavoce della Commissione ha precisato che Bruxelles non entra come membro del Board of Peace, ma partecipa alla discussione per sostenere la popolazione palestinese e il processo di pace.
Crosetto: “Iran faccia scelte che il mondo auspica” – Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha commentato: “Siamo tutti preoccupati per ciò che succede e per ciò che può succedere in Iran. Mi auguro che si sia ancora nella fase della pressione, perché l’Iran faccia delle scelte che tutto il mondo auspica”.
L’appello di Mosca alla moderazione – Dalla Russia arriva un invito alla prudenza. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che Mosca invita tutte le parti, compresa Teheran, a “dar prova di moderazione, cautela e ad adottare misure politiche e diplomatiche come priorità assoluta”.
Iran vicepresidente Carta Onu, le critiche di Israele – Intanto, l’Iran è stato eletto vicepresidente del Comitato per la Carta delle Nazioni Unite, organismo che opera sotto l’egida del Comitato Giuridico dell’Onu. La decisione, riportata da Fox News, ha suscitato critiche da parte di Israele. Il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha ricordato che l’elezione di uno Stato membro è il risultato del voto degli Stati stessi, sottolineando che spetta a ciascun Paese rispettare la Carta e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

