Napoli – Sessanta giorni in coma farmacologico, un trapianto fallito, un organo danneggiato durante il trasporto e un’inchiesta che prova a ricostruire ogni passaggio di una vicenda che ha sconvolto due città. È morto così il piccolo Domenico Caliendo, due anni, dopo l’intervento al Monaldi dove il 23 dicembre scorso gli era stato impiantato un cuore proveniente da Bolzano. Un cuore che, secondo quanto emerso, sarebbe stato “congelato” per errore con ghiaccio secco e quindi irrimediabilmente compromesso.
Le parole del legale – «Attraverso il Centro Nazionale Trapianti, in un primo momento, l’esito del trapianto di cuore non era chiaro: in seguito, è stato comunicato che il cuore sarebbe stato trapiantato e successivamente espiantato, per disfunzione primaria dell’organo», ha dichiarato l’avvocato Francesco Petruzzi, intervenendo alla trasmissione Diario del Giorno. Il legale rappresenta la famiglia del bambino, che ora chiede risposte su una catena di eventi segnata, secondo l’accusa, da silenzi e ritardi.
Il trapianto e l’errore sul ghiaccio – Come ricostruito anche da La Stampa, il 23 dicembre bambino di Nola viene sottoposto al trapianto. L’intervento non va come previsto e Domenico viene collegato all’Ecmo, la circolazione extracorporea, in attesa di un nuovo organo. Il cuore impiantato risultava danneggiato: durante il trasporto, nella sala operatoria dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, al contenitore sarebbe stato aggiunto ghiaccio secco anziché normale ghiaccio, compromettendo l’organo. L’équipe del Monaldi si trovava in Alto Adige per eseguire l’espianto, come da prassi. Secondo la procura, proprio la conservazione e il trasporto dell’organo potrebbero aver violato le linee guida dettate dal Centro Nazionale Trapianti.
Il nodo dei tempi e l’Heart Team – Dopo il trapianto fallito del 23 dicembre, la prima riunione ufficiale dell’Heart Team viene convocata solo il 6 febbraio, 45 giorni dopo. A quel tavolo siedono inizialmente solo i medici curanti. L’11 febbraio la riunione si allarga ad altri specialisti del Monaldi; il 18 febbraio arrivano esperti dai principali centri trapianti italiani, che escludono la possibilità di un secondo trapianto, stimando meno del 10% di probabilità di successo. Per la famiglia, quei 45 giorni avrebbero inciso in modo decisivo. Tenere un bambino collegato all’Ecmo per un periodo superiore ai 20-30 giorni indicati dalla letteratura medica – sostiene il legale – avrebbe ridotto la finestra terapeutica per soluzioni alternative, come il Berlin Heart, il cuore artificiale citato come possibile opzione. «Se gli fosse stato applicato, ce l’avrebbe fatta a ricevere un nuovo cuore», afferma l’avvocato Petruzzi.
Gli orari dell’intervento sotto la lente – Dai documenti emergono dettagli sugli orari: l’intervento inizia alle 14.02 del 23 dicembre; alle 14.18 viene clampata l’aorta; il nuovo cuore arriva in sala operatoria alle 14.30; l’impianto termina alle 15.45. Un elemento che potrebbe orientare le indagini verso eventuali responsabilità nella gestione chirurgica, oltre che nel trasporto dell’organo.
Sette indagati e autopsia con incidente probatorio – La procura di Napoli, con il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, ha iscritto nel registro degli indagati sette tra medici e paramedici per omicidio colposo in concorso. Tra loro anche la professoressa Marisa De Feo, responsabile del programma regionale di trapianti pediatrici del Monaldi. È stata disposta l’autopsia con incidente probatorio. Le indagini dei carabinieri del Nas si sono estese anche a Bolzano. I militari hanno acquisito l’elenco del personale coinvolto nell’espianto e nel trasporto, senza rilevare al momento profili di responsabilità a carico del personale altoatesino.
Le relazioni e lo scontro tra strutture – Una relazione del Dipartimento di Prevenzione Sanitaria della Provincia autonoma di Bolzano, inviata il 18 febbraio al Ministero della Salute, segnala “significative criticità operative” a carico del team di prelievo di Napoli: dalla procedura chirurgica alla dotazione tecnica incompleta, fino a incertezze sulla gestione dell’anticoagulazione. L’Azienda Ospedaliera dei Colli, dopo l’avvio dell’inchiesta dei Nas di Trento, ha replicato richiamando quanto emerso dall’audit interno: «Viene richiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio. Il personale locale chiede se sia necessario ghiaccio sterile o non sterile; l’équipe di espianto riferisce di aver considerato tale distinzione non rilevante ai fini della conservazione». La Direzione Generale ha ribadito «la propria piena fiducia nella magistratura, con la quale ha collaborato sin dall’inizio per fare chiarezza e individuare eventuali responsabilità in relazione a questo evento drammatico».
L’audio consegnato in procura – La madre del piccolo, Patrizia Mercolino, accompagnata dall’avvocato Petruzzi, ha depositato in procura la registrazione di una conversazione con il cardiochirurgo Guido Oppido che eseguì l’impianto. Si tratta di un audio in cui è registrata la voce del medico, la sera prima dell’heart team della scorsa settimana, quando bisognava decidere se effettuare o meno un secondo trapianto. Come riportano Il Mattino e Repubblica, nell’audio il medico affermerebbe di aver insistito sulla possibilità di operare nuovamente il bambino, con un altro cuore, contro il parere di altri esperti, solo “per disperazione”.

