Domenico, Federconsumatori Campania presenta esposto in Procura: “Non si può parlare di fatalità”

di Redazione

Napoli – “Abbiamo fallito. Dopo il caso di Pamela, ci eravamo ripromessi di mettere al sicuro i futuri piccoli pazienti e difendere il loro diritto alla salute. Le carte oggi ci confermano che avevamo ragione. Abbiamo fatto tutto il nostro dovere di associazione di tutela … ma non è bastato. Domenico ci dice che abbiamo fallito lo stesso”. Le parole dell’avvocato Carlo Spirito, legale della Federconsumatori Campania, aprono uno squarcio su una vicenda che, secondo l’associazione, affonda le radici negli anni e che riguarda i percorsi di trapiantologia all’ospedale Monaldi. La ricostruzione è stata illustrata alla stampa durante una conferenza svoltasi nella libreria Ubik di via Benedetto Croce.

L’esposto in Procura – Nel corso dell’incontro è stato presentato l’esposto depositato alla Procura della Repubblica, in cui si evidenziano le “gravi criticità circa la messa a norma e in sicurezza del centro trapianti” che avrebbero interessato l’intero percorso di trapiantologia pediatrica, e non solo, finito al centro della bufera dopo la morte di Domenico Caliendo e il caso del cosiddetto “cuore bruciato”. Secondo quanto riportato nel documento, vi sarebbero state mancanze di vigilanza, controllo e rigore procedurale da parte delle istituzioni sanitarie competenti alle verifiche, a partire dalla Direzione generale della sanità campana. Si rimarca come “sin dall’inizio non si sia tenuto conto delle evidenti non conformità operative, strutturali ed organizzative, certificando con il rinnovo dell’autorizzazione la prosecuzione dell’attività trapiantologica senza il previo compimento dei necessari adeguamenti strutturali e procedurali”. L’iniziativa giudiziaria si inserisce in un contenzioso già pendente anche davanti alla giustizia amministrativa.

L’ispezione e il verbale del CNT – La ricostruzione parte da un’ispezione del Centro nazionale trapianti, effettuata nel periodo dei fatti che nel 2024 portarono alla morte della piccola Pamela Dimitrova, coetanea di Domenico. Il presidente Giovanni Berritto spiega: “Tale ispezione, del Centro Nazionale Trapianti, nasce da nostro impulso. C’è un verbale ispettivo a noi reso noto solo questo febbraio 2026, ma che ci risulta essere in possesso tanto della Direzione Generale Sanità Campana che dell’Azienda Ospedaliera dei Colli da tempo. Addirittura, ci sarebbe un cronoprogramma concordato con il CNT che prevedeva la realizzazione del reparto dedicato ai trapianti entro il marzo del 2025, deadline chiaramente disattesa”. Alla conferenza era presente anche l’avvocato Davide Di Luccio, incaricato della presentazione dell’esposto, a conferma di una vicenda che, secondo i legali, avrebbe origini lontane.

Le criticità contestate – Tra i punti sollevati dall’associazione vi sarebbe innanzitutto l’assenza di un reparto effettivamente dedicato alla trapiantologia pediatrica, come richiesto nel verbale del CNT. “Partiamo dall’assenza di un reale reparto di trapiantologia pediatrica, come richiesto dal verbale del CNT, mentre invece si è continuato ad operare pediatrici ‘ospitati’ in aree della chirurgia per gli adulti non nate per l’assistenza pediatrica. C’è da spiegare il perché dell’assenza di una terapia sub-intensiva per i pazienti in uscita da terapia intensiva dopo il trapianto. C’è ancora da chiarire come mai si è proceduto all’attività di trapiantologia pediatrica nello stesso momento in cui il reparto di cardiochirurgia pediatrica era in rifacimento”.

Ulteriori interrogativi riguardano la valutazione dei volumi di attività: “Come è possibile che non ci sia stata da parte della Regione una valutazione dei volumi di attività dei reparti, al punto tale da non avvedersi che dal 2019 al 2024 l’unità operativa a cui è stata affidata la trapiantologia pediatrica risultasse aver effettuato un solo intervento?”. L’associazione richiama inoltre una richiesta di autorizzazione alle attività ospedaliere presentata al Comune di Napoli nel 2002, mai approvata e prorogata nel tempo senza le verifiche previste, circostanza che, secondo quanto sostenuto, avrebbe impedito di individuare la struttura come “centro trapianto” in assenza di regolare accreditamento al Servizio sanitario nazionale.

“Non si può parlare di fatalità” – “Quello che possiamo dire oggi, in attesa che sia fatta piena chiarezza, è che non si può derubricare a fatalità la morte di Domenico dopo quello che abbiamo ricostruito con fatica in questi anni”, afferma Berritto. E conclude: “Siamo testimoni di un’azione istituzionale e burocratica che agirebbe in sfregio ai normali iter, facendosi beffa delle più elementari norme a tutela dei cittadini, e offrendo la tremenda impressione di un sistema che si sente superiore alle regole e le declina a suo piacimento. Un sistema che appare compromesso nell’insieme, e che mostra quanto la responsabilità sia condivisa su più livelli, sebbene con diversi livelli di gravità. Chiedere giustizia in questo caso vuol dire riparare questa stortura e restituire a tutti, specialmente ai più piccoli e vulnerabili di noi, il sacrosanto diritto alla salute”.

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