Askatasuna, Piantedosi parla di “strategia di violenza”: scontro alla Camera

di Redazione

L’informativa del Governo sui fatti di Torino del 31 gennaio approda alla Camera in un’Aula segnata da un lungo applauso iniziale in solidarietà con gli agenti rimasti feriti e da un dibattito politico che si accende subito dopo. Al centro, le parole del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha ricostruito il contesto e le dinamiche degli scontri, parlando apertamente di una strategia volta a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni. Secondo il titolare del Viminale, “siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti”. Una linea che, ha spiegato, si sarebbe manifestata già nella fase preparatoria dell’evento.

La preparazione del corteo – L’iniziativa del 31 gennaio, ha riferito Piantedosi, era stata definita come una “guerra di liberazione nazionale” ed era stata preannunciata da “una assemblea nazionale indetta da Askatasuna all’Università di Torino”. A quell’incontro avrebbero preso parte circa 750 persone, tra cui “numerosi attivisti e anime delle diverse anime dell’antagonismo nazionale”. Nel rilancio dell’appuntamento, ha aggiunto il ministro, sarebbe stato “sottolineato che il corteo avrebbe costituito una resa dei conti con lo Stato democratico, in quanto lo sgombero di Askatasuna alza l’asticella dello scontro”. Nella stessa informativa, Piantedosi ha parlato del 31 gennaio come di “uno spartiacque, come una guerra di liberazione nazionale, nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta”.

“Dinamiche squadriste e terroristiche” – Il ministro ha quindi evidenziato un quadro che, a suo giudizio, richiama pagine già viste nella storia del Paese: “È possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato”. Dal lavoro preventivo delle forze di polizia, ha sottolineato, emerge che “disordini, violenze, danneggiamenti e devastazioni sono, al di là delle motivazioni contingenti di volta in volta annunciate, il vero obiettivo perseguito in molte occasioni”.

Il dispositivo di sicurezza e i numeri – Piantedosi ha rivendicato il dispositivo messo in campo, spiegando che “il grande lavoro svolto ha evitato che si verificassero danni ben più gravi, riducendo anche il fronte degli aggressori violenti”. Per l’occasione erano state predisposte circa mille unità dei reparti delle forze di polizia, con controlli e monitoraggi nelle stazioni ferroviarie, ai caselli autostradali e ai valichi di frontiera per intercettare l’arrivo di soggetti con precedenti specifici. I dati forniti parlano di circa 800 persone identificate nelle ore antecedenti la manifestazione, oltre 50 delle quali straniere, 30 fogli di via, 10 avvisi orali e 7 divieti di accesso alle aree urbane (Dacur). “Inoltre – ha aggiunto – si è proceduto a sequestrare materiali che altrimenti sarebbero stati impiegati per creare disordini”.

Fermo di polizia preventivo – Il ministro ha poi annunciato che il Governo sta lavorando “all’introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l’azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini”. Strumenti che, ha rimarcato, “sono presenti in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia”. Piantedosi ha difeso anche l’idea di norme a tutela degli agenti e dei cittadini, “senza per questo creare scudi di tipo immunitari”.

“Coperture politiche” dei violenti – In chiusura dell’informativa, l’affondo: il ministro ha parlato di “coperture politiche” dei violenti e ha criticato “chi sfila a fianco di questi delinquenti”, finendo “per offrire loro una prospettiva di impunità”. Al termine del suo intervento, gli applausi sono arrivati esclusivamente dai banchi della maggioranza.

Gli arresti per il poliziotto ferito – Sul piano giudiziario, la Procura di Torino ha aperto un fascicolo per devastazione, al momento a carico di ignoti. La Digos ha trasmesso in Procura un’informativa con i nomi di 24 denunciati a piede libero, di età compresa tra i 19 e i 48 anni. Tra gli indagati per l’aggressione al poliziotto Alessandro Calista figura Angelo Simionato, 22enne della provincia di Grosseto, accusato di lesioni a pubblico ufficiale e rapina in concorso per la sottrazione del casco, dello scudo e della maschera antigas. Gli altri due arrestati sono Pietro Desideri, 31 anni, e Matteo Campaner, 35, entrambi torinesi, chiamati a rispondere di resistenza e violenza a pubblico ufficiale.

La maggioranza: “Tentato omicidio” – Nel dibattito politico, Lega e Fratelli d’Italia hanno alzato il tiro. I capigruppo della Lega al Senato e alla Camera, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, hanno chiesto che “sia chiesta l’imputazione per tentato omicidio nei confronti dei responsabili dei fatti di Torino”. Sulla stessa linea il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, secondo cui “le immagini dimostrano con tutta evidenza che l’obiettivo era quello di colpire la polizia”, chiedendo un rafforzamento delle tutele per gli uomini e le donne in divisa.

Le opposizioni all’attacco – Dura la replica dal fronte opposto. La deputata del Partito Democratico Michela Di Biase ha parlato di “strumentalizzazione politica di episodi gravissimi”, utilizzata per “giustificare le misure liberticide che il Governo intende inserire nel nuovo decreto sicurezza”. Sulla stessa scia l’intervento di Angelo Bonelli, che ha accusato il Governo di non aver tutelato i manifestanti pacifici e ha richiamato il tema degli spazi sociali, sollecitando lo sgombero di Casapound.

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