Cesa, Davide Carbisiero ucciso in sala slot: condanna a 20 anni per l’amico che sparó

di Redazione

Vent’anni di reclusione per aver ucciso l’amico con un colpo di pistola esploso a bruciapelo nella sala slot di un bar. A meno di un anno da quel 13 aprile che sconvolse Cesa e Succivo, la giustizia minorile chiude il primo capitolo giudiziario sull’omicidio di Davide Carbisiero, 19 anni, succivese, freddato mentre si trovava con un coetaneo che considerava un amico.

Il gup del Tribunale per i Minorenni di Napoli, Filomena Capasso, ha condannato Francesco Franzese a 20 anni di reclusione al termine del giudizio abbreviato. Una pena più severa rispetto ai 18 anni richiesti dalla Procura minorile, rappresentata dal pubblico ministero Francesco Regine. L’imputato, domiciliato a Orta di Atella, oggi maggiorenne ma minorenne all’epoca dei fatti, è stato giudicato per ciò che era al momento del delitto.

La ricostruzione dell’accusa – Secondo l’impianto accusatorio, Franzese – divenuto maggiorenne tre mesi dopo l’omicidio – avrebbe esploso a bruciapelo un colpo di pistola calibro 8 millimetri, con canna modificata, colpendo l’amico alla giugulare e provocandone la morte immediata. Contestati l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi e il porto e utilizzo di arma clandestina. Il colpo partì nella sala slot del Bar Beautiful, a Cesa, dove i due giovani si erano ritrovati dopo una notte trascorsa tra locali.

La difesa e il rito abbreviato – In un primo momento la Procura aveva chiesto il giudizio immediato, ritenendo la prova evidente. Successivamente la difesa, rappresentata dall’avvocato Stefania D’Onofrio, ha optato per il rito abbreviato, che prevede la riduzione di un terzo della pena in caso di condanna. Una scelta che non ha impedito al giudice di infliggere una pena superiore rispetto alla richiesta dell’accusa.

Le dichiarazioni e i testimoni – Franzese ha sempre sostenuto la tesi dell’incidente. Quando si costituì ai carabinieri della compagnia di Aversa, che hanno condotto le indagini, sostenne di aver voluto solo mostrare la pistola (una Beretta calibro 8, a salve modificata) che portava con sé. Nel maneggiarla, avrebbe fatto partire accidentalmente un colpo che raggiunse Carbisiero al collo, uccidendolo sul colpo.

La detenzione e il clima dopo il delitto – Dopo l’arresto, Franzese era stato ristretto nell’istituto penale per i minorenni di Nisida, per poi essere trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove tuttora è detenuto.

L’attesa delle motivazioni – La famiglia di Davide, noti commercianti di Succivo, è stata assistita dall’avvocato Enzo Spina. Il movente non è stato chiarito e si attendono le motivazioni della sentenza per comprendere i passaggi che hanno portato alla decisione del giudice. Resta l’interrogativo su cosa abbia spinto un ragazzo a premere il grilletto contro un amico. Una vicenda che ha segnato in modo irreversibile due famiglie e due comunità.

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