Aversa (Caserta) – 28 anni dopo quei colpi di pistola esplosi nella notte del 5 gennaio 1998, il primo tratto di via Botticelli porta da oggi il nome di Massimiliano Nestovito, il giovane aversano morto a soli 23 anni dopo un agguato scaturito da una banale lite al termine di una partita di calcetto.
Alla cerimonia di intitolazione, proprio nel punto in cui si verificò il grave fatto di sangue, erano presenti la madre e i familiari, insieme al sindaco Francesco Matacena e al vicesindaco Alfonso Oliva. Quest’ultimo, da anni impegnato affinché la città dedicasse un luogo alla memoria del giovane, aveva presentato una mozione, approvata all’unanimità in Consiglio comunale, durante la precedente amministrazione. Un voto che, però, non aveva trovato immediata attuazione, fino all’intitolazione ufficiale di oggi.
La sera dell’agguato – Massimiliano, studente di Economia e Commercio, era stato coinvolto in una lite con un amico dopo un incontro di calcio a cinque disputato in un campetto a Parete. La loro squadra aveva perso e, negli spogliatoi, tra tensioni e recriminazioni, i due avevano iniziato a discutere fino ad arrivare alle mani. La situazione sembrava essersi chiusa lì. Poco dopo, intorno alla mezzanotte, il 23enne era rientrato ad Aversa per incontrare altri conoscenti all’incrocio tra via Botticelli e via Raffaello. Ad un certo punto, si presentò l’amico con cui aveva litigato: estrasse una pistola e fece fuoco, colpendolo più volte.
Il dramma e il caso malasanità – Trasportato d’urgenza all’ospedale di Aversa, il giovane rimase per circa due ore al Pronto Soccorso. I sanitari di turno, non potendo intervenire chirurgicamente per l’assenza, in quel periodo, di un reparto di rianimazione, decisero il trasferimento in ambulanza al più attrezzato Cardarelli di Napoli. Le condizioni, però, si aggravarono ulteriormente e Massimiliano non sopravvisse all’intervento chirurgico. La vicenda assunse anche i contorni di un caso di malasanità, denunciato in Parlamento con un’interrogazione del deputato Mario Gatto che sollevò interrogativi sui tempi e sulle modalità dei soccorsi.
Oggi, a distanza di anni, la città affida alla toponomastica il compito di custodire la memoria di una vittima di violenza. Un nome inciso su una targa stradale nel punto esatto in cui la vita di un giovane studente si interruppe bruscamente, diventando una ferita collettiva che Aversa non ha mai dimenticato. IN ALTO IL VIDEO

