Matilde Baldi uccisa da auto che “gareggiava” in autostrada: arrestato il conducente

di Redazione

La corsa finita nel sangue non si è fermata sull’asfalto dell’autostrada Asti-Cuneo. È proseguita nei giorni successivi, tra sospetti, accertamenti e ora un arresto che segna una svolta nell’inchiesta sulla morte di Matilde Baldi, vent’anni, deceduta dopo cinque giorni di agonia all’ospedale di Alessandria.

Agli arresti domiciliari è finito Franco Vacchina, commerciante di pneumatici di 64 anni, l’uomo che l’11 dicembre scorso era alla guida della Porsche coinvolta nel violento tamponamento che ha distrutto la Fiat 500 su cui viaggiavano la giovane e la madre. L’accusa è pesante: tentativo di inquinamento delle prove nell’ambito dell’indagine per omicidio stradale.

La presunta gara sull’A33 – Secondo la Procura di Asti, quella sera Vacchina avrebbe ingaggiato una sorta di gara, iniziata sulle strade cittadine di Asti e proseguita sull’autostrada A33, a una velocità accertata di 212,39 chilometri orari. Insieme a lui è indagato Davide Bertello, quarantasette anni, alla guida di un’altra Porsche, che non sarebbe rimasta coinvolta nello schianto. Per Vacchina l’ipotesi di reato è omicidio stradale; per Bertello cooperazione colposa. A entrambi viene contestata la violazione dell’articolo 9 ter del Codice della strada, che vieta le gare di velocità.

L’impatto e le conseguenze – Matilde viaggiava sul sedile passeggero della Fiat 500 condotta dalla madre, Elvia, lungo un rettilineo dell’Asti-Cuneo. La Porsche 911 GT3 di Vacchina avrebbe tamponato con violenza l’utilitaria, provocando un impatto devastante. La giovane ha riportato un trauma cerebrale irreversibile; la madre è rimasta ferita al volto. Trasportata in condizioni disperate, Matilde è morta cinque giorni dopo. I suoi organi sono stati donati e serviranno a salvare quindici persone.

Il tentativo di inquinare le prove – A far scattare l’arresto è stato il sospetto che Vacchina abbia cercato di interferire con gli accertamenti. L’uomo è stato “pizzicato” mentre si aggirava nel deposito dove è custodita la sua Porsche, sequestrata dopo l’incidente. Un comportamento ritenuto dagli inquirenti compatibile con il tentativo di insabbiare elementi utili all’indagine. Per questo la Procura ha disposto i domiciliari.

Le indagini in corso – Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di controllo dell’autostrada. La pubblico ministero Sara Paterno ha affidato la consulenza cinematica all’ingegnere Roberto Bergantin, per ricostruire dinamica, velocità e responsabilità. La famiglia di Matilde, assistita dall’avvocato Pierpaolo Berardi, ha annunciato la nomina di un consulente di parte, l’ingegnere Giuseppe Cresta, per affiancare le valutazioni tecniche della Procura.

Il secondo indagato – Oltre alla cooperazione colposa, su Bertello pesa anche l’ipotesi di omissione di soccorso. Secondo l’accusa, dopo essersi fermato a circa cinquanta metri dal punto d’impatto, sarebbe risalito in auto e si sarebbe allontanato senza prestare aiuto.

La voce della madre – Nei giorni successivi all’incidente, Elvia Baldi aveva raccontato gli attimi dopo lo schianto: «L’uomo che guidava la Porsche mi ha aperto la portiera e mi ha detto “come sta? Non è colpa sua, non l’ho vista, ho già chiamato i soccorsi”. Io non capivo niente. La mia auto si è girata su se stessa più volte. Matilde, accanto a me, non rispondeva». Poi l’appello alla giustizia: «Adesso che Matilde non c’è più, chiedo solo un po’ di giustizia. Le facciano pure queste auto per chi ama la velocità, ma chi le guida deve farlo senza giocare con la vita degli altri».

Il ricordo di Matilde – Originaria di Montegrosso, in provincia di Asti, Matilde lavorava come barista in un centro commerciale e studiava Economia e Commercio all’università. Era legata alla famiglia, al fidanzato Francesco, agli amici e ai colleghi che l’hanno ricordata in televisione come «un uragano di vita». Una vita spezzata, secondo l’accusa, da una sfida folle sull’asfalto. Ora sarà il processo a stabilire tutte le responsabilità.

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