Maxi blitz antidroga tra Abruzzo e Puglia: 20 misure cautelari

di Redazione

Montesilvano (Pescara) – L’alba si è aperta con il rombo dell’elicottero sopra la città e con decine di militari dell’Arma impegnati in una vasta operazione antidroga che ha colpito il cuore di un’organizzazione radicata da anni sul territorio. Venti ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Pescara, sono state eseguite in Abruzzo e Puglia, tra Montesilvano, Pescara, Vasto, Trani e San Severo, al termine di un’indagine durata oltre dodici mesi.

L’operazione “Rondò” – Il blitz, che ha visto in campo reparti territoriali e speciali dei carabinieri con il supporto dell’elicottero del 6° Nucleo Elicotteri di Bari, è il risultato della sinergia tra il nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Montesilvano e la procura della Repubblica di Pescara. Al centro dell’inchiesta, convenzionalmente denominata Rondò, due cittadini originari dell’Albania, da tempo stabilmente inseriti nel tessuto economico locale anche attraverso attività commerciali.

Due canali di rifornimento – Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’organizzazione aveva strutturato un doppio canale di approvvigionamento: la cocaina arrivava dal nord Italia, mentre l’eroina proveniva dal foggiano. Una spartizione netta dei ruoli, con uno dei due principali indagati dedito prevalentemente al traffico di cocaina e l’altro a quello di eroina, in un sistema gerarchicamente articolato e sostenuto da contatti fidati. La moglie di uno dei due, originaria del foggiano, avrebbe mantenuto collegamenti diretti con i fornitori di eroina, che veniva trasportata da San Severo fino in Abruzzo attraverso corrieri appositamente incaricati.

La rete dei corrieri e le piazze di spaccio – Tra i collaboratori spicca un altro cittadino albanese, ritenuto uomo di fiducia di entrambi, incaricato di consegnare le “panette” di cocaina ed eroina ai trafficanti locali. La droga veniva ceduta a clienti fidelizzati, con i quali i referenti principali trattavano quantitativi e prezzi. Si tratta di interi nuclei familiari attivi soprattutto nel territorio di Pescara, responsabili della gestione di ampie piazze di spaccio. L’eroina, acquistata a basso costo, veniva rivenduta in un mercato in cui – come emerge da una conversazione intercettata – “basta che si fanno le pere e sono contenti… qua la piazza è grande e i drogati pagano poco”, con un prezzo che non avrebbe dovuto superare i 7 euro al grammo.

Un business strutturato – Il contenuto delle comunicazioni captate restituisce, secondo gli investigatori, l’immagine di un’organizzazione con un’impostazione imprenditoriale. Il prezzo delle sostanze veniva calibrato in base alla percentuale di principio attivo e alle sostanze da taglio impiegate. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati circa 30 chilogrammi tra cocaina ed eroina, oltre a 100mila euro in contanti e presse con stampi in ferro utilizzate per confezionare le panette.

Criptotelefoni e arresti in flagranza – I traffici venivano gestiti attraverso cripto-telefoni dotati di sistemi di crittografia avanzata per eludere intercettazioni e tracciamenti. Nonostante le difficoltà tecniche, grazie alle tecnologie messe a disposizione della procura di Pescara, gli investigatori sono riusciti a superare la barriera comunicativa, arrestando in flagranza di reato, nel corso dell’attività investigativa, 15 persone tra corrieri e soggetti collegati ai due principali indagati. In alcuni casi sarebbero stati utilizzati anche soggetti incensurati e insospettabili per custodire la droga nelle proprie abitazioni.

Un reticolo disarticolato – In totale sono venti gli indagati in un sistema che, secondo l’accusa, alimentava in modo stabile il flusso di cocaina ed eroina in Abruzzo, con Montesilvano indicata come cabina di regia dell’intero traffico. L’operazione ha interessato le province di Pescara, Chieti, Barletta-Andria-Trani e Foggia ed è stata coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Pescara.

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