Donald Trump afferma che la leadership iraniana avrebbe chiesto di negoziare dopo le minacce di un’azione militare statunitense, mentre la Repubblica Islamica è attraversata da proteste antigovernative su scala nazionale e da una repressione che continua a far registrare vittime e arresti. Secondo quanto dichiarato dal presidente degli Stati Uniti ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, “la leadership iraniana ha chiamato” e sarebbe in fase di organizzazione un incontro, perché “vogliono negoziare”. Trump ha tuttavia precisato che Washington potrebbe “dover agire prima di un incontro”, lasciando aperta la possibilità di iniziative immediate.
Ipotesi di attacchi informatici – Gli Stati Uniti, riferisce il Telegraph citando funzionari americani, starebbero preparando possibili attacchi informatici contro l’Iran come risposta alla repressione delle manifestazioni antigovernative. Le operazioni, secondo le stesse fonti, sarebbero mirate a colpire la leadership iraniana per la violenza esercitata contro i manifestanti.
La conferma di Teheran – Dal ministero degli Esteri iraniano arriva la conferma dell’esistenza di canali di comunicazione con un emissario statunitense. “Questo canale di comunicazione tra il nostro ministro degli Esteri e l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti è aperto”, ha dichiarato il portavoce Esmaeil Baghaei in un intervento trasmesso dalla televisione di Stato. L’inviato speciale indicato è Steve Witkoff, che in passato avrebbe già mantenuto contatti con Teheran. Baghaei ha ribadito l’impegno iraniano sul piano diplomatico: “Abbiamo sempre aderito al principio della diplomazia e della negoziazione, ovviamente una negoziazione bilaterale”. Intervenendo alla conferenza degli ambasciatori stranieri a Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato che l’Iran “non cerca la guerra, ma è pronto ad affrontarla”, aprendo a “negoziati equi e basati sul rispetto reciproco”. Secondo Araghchi, le proteste nazionali “sono diventate violente e sanguinose per fornire una scusa” a un intervento americano e la “situazione è ora sotto controllo totale”.
Internet e accuse ai manifestanti – Araghchi ha annunciato che Internet, interrotto da circa 86 ore, verrà ripristinato “in coordinamento con le autorità di sicurezza”, senza fornire una tempistica. La connettività, ha aggiunto, sarà ristabilita anche per ambasciate e ministeri. In dichiarazioni riportate da Al-Jazeera, il ministro ha inoltre sostenuto che l’Iran sarebbe in possesso di filmati che mostrano la distribuzione di armi ai manifestanti e che le autorità pubblicheranno le confessioni dei detenuti. Le manifestazioni, secondo Teheran, sarebbero state “alimentate e fomentate” da elementi stranieri; le forze di sicurezza, ha aggiunto, “daranno la caccia” ai responsabili.
Bilancio delle proteste – Le proteste proseguono da due settimane: iniziate a Teheran per le difficoltà economiche, si sono estese a tutto il Paese con richieste di estromissione delle autorità religiose. Secondo l’ong americana Hrana, le vittime accertate sarebbero circa 545, con altre 580 da accertare, e quasi 10.700 arresti. Fonti di Iran International, televisione iraniana dell’opposizione con sede a Londra, parlano invece di almeno 2mila morti. Alcuni video mostrerebbero decine di corpi ammassati in strada; la maggior parte delle vittime sarebbe stata colpita dai proiettili delle forze di sicurezza.
La posizione degli Stati Uniti e le reazioni – Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono “pronti ad aiutare” il movimento e che l’esercito sta “valutando alcune opzioni molto concrete” nei confronti dell’Iran: “Faremo una scelta, stiamo valutando la situazione molto seriamente”. Teheran ha risposto che reagirebbe a qualsiasi attacco colpendo Israele e le basi Usa nella regione. Nel Paese resta in vigore il blackout di Internet imposto dopo l’inizio delle proteste, che continua a ostacolare le comunicazioni. Intanto è arrivato un nuovo appello ai manifestanti dal figlio dell’ex scià Reza Pahlavi, in esilio: “Non abbandonate le strade”. In diverse città europee proseguono i cortei di solidarietà.
L’episodio di Los Angeles – A Los Angeles una persona è stata investita quando un camion di un’azienda di noleggio ha travolto la folla durante una manifestazione a sostegno dei protestanti anti-regime iraniani. L’incidente, secondo Fox News, è avvenuto intorno alle ore 15.30 di domenica nel quartiere di Westwood. L’uomo investito non ha riportato ferite gravi; l’autista, un uomo adulto, è stato arrestato in attesa di ulteriori accertamenti. Alla marcia partecipavano centinaia di persone.
La contrarietà della Cina – Pechino ha espresso piena “contrarietà alle interferenze straniere” in Iran, sollecitando al contempo un ritorno alla “pace”. La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha invitato “tutte le parti coinvolte a fare più sforzi capaci di portare alla pace e alla stabilità in Medio Oriente”, dopo le dichiarazioni di Trump sulle opzioni militari allo studio contro Teheran.

