Gricignano, omicidio di camorra nel 2005: Cassazione conferma condanne agli “Scissionisti”

di Ettore Torrese

Gricignano (Caserta) – La decisione di uccidere era già stata presa, maturata all’interno del clan Amato-Pagano (i cosiddetti “Scissionisti”) e condivisa tra più soggetti. L’incontro con la vittima fu soltanto l’occasione per mettere in atto un piano già definito. Con queste motivazioni la Corte di Cassazione ha messo il punto fermo sull’omicidio di Luigi Barretta, 22 anni, avvenuto a Gricignano di Aversa il 9 maggio 2005, confermando l’impianto principale delle condanne per Carmine Amato, Ciro Caiazza, Lucio Carriola, Enzo Notturno, Carmine Pagano e Cesare Pagano, intervenendo solo su un profilo tecnico legato ai reati in materia di armi.

L’omicidio del “ribelle” – Barretta, 22 anni, fu ucciso in una villetta della cittadina aversana, il corpo fu poi trovato in un sacco di plastica nelle campagne di Crispano, a nord di Napoli. Secondo quanto rilevato dal gip di Santa Maria Capua Vetere l’omicidio fu commesso per consolidare il potere dei boss Raffaele Amato e Cesare Pagano all’interno del clan da loro capeggiato, la cui autorità era stata posta in discussione da Barretta con uno schiaffo dato, per motivi banali, al nipote di Raffaele Amato, ma soprattutto con le successive affermazioni, secondo cui “le cose potevano cambiare”, nel senso che “se ora comandavano gli Amato-Pagano il futuro poteva essere diverso”.

La sentenza della Suprema Corte – I giudici di legittimità hanno esaminato i ricorsi presentati da Carmine Amato, Ciro Caiazza, Carmine Pagano, Enzo Notturno e Lucio Carriola contro la decisione della Corte di assise di appello di Napoli del 13 febbraio 2025. La Cassazione ha rigettato quasi integralmente le impugnazioni, annullando senza rinvio la sentenza esclusivamente per il reato di porto illegale di arma comune da sparo, dichiarato estinto per prescrizione. Nessun effetto, però, sulle pene inflitte per l’omicidio pluriaggravato, rimaste invariate.

Premeditazione e metodo mafioso confermati – La Suprema Corte ha ritenuto infondate le censure difensive sulla premeditazione, chiarendo che la deliberazione omicidiaria era antecedente all’incontro tra Barretta e i suoi assassini. L’occasionalità del contatto non ha, secondo i giudici, neutralizzato il lungo processo decisionale e la condivisione del proposito criminoso all’interno del clan. Confermata anche l’aggravante del metodo mafioso: l’omicidio, pur scaturito da un affronto personale, fu eseguito attivando ruoli, gerarchie e modalità operative tipiche dell’organizzazione criminale, rendendo pienamente applicabile l’aggravante.

Il nodo della prescrizione – Diversa la valutazione sul reato di porto illegale di arma. La Cassazione ha stabilito che le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia non potevano essere considerate atti idonei a interrompere la prescrizione, perché prive di una contestazione chiara e specifica dei fatti. In assenza di un valido atto interruttivo, il reato risultava già prescritto dal 9 maggio 2020. Da qui l’annullamento senza rinvio limitato a questo capo d’imputazione.

Pene confermate – La prescrizione del reato sulle armi non incide sul trattamento sanzionatorio complessivo. Le condanne a trent’anni di reclusione, già rideterminate in appello a seguito dell’esclusione dell’ergastolo e del rito abbreviato, restano dunque definitive.

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