Un patrimonio accumulato mentre i debiti con l’Erario crescevano senza sosta. È il quadro che emerge dall’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Rovigo, diretta dalla procuratrice capo Manuela Fasolato, e condotta dalla Guardia di finanza, sfociata in un sequestro preventivo da circa 800mila euro per reati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, contestati a tre indagati. Su richiesta della Procura, il giudice per le indagini preliminari ha emesso un’ordinanza di misura cautelare reale di sequestro preventivo, diretto e per equivalente, finalizzato alla confisca del prezzo e del profitto dei reati ipotizzati. L’esecuzione è avvenuta il 21 gennaio scorso.
Indagati padre, madre e figlio – L’inchiesta coinvolge C.E., 61 anni, la moglie B.C., di 56, e il loro figlio C.M., di 25, tutti residenti a Rovigo, indagati per concorso in bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, quali amministratori di diritto o di fatto di numerose società riconducibili a un medesimo gruppo imprenditoriale.
Perquisizioni e operazioni sul territorio – Contestualmente al sequestro, su disposizione della Procura sono stati eseguiti decreti di perquisizione personale e locale nei confronti degli indagati, finalizzati alla ricerca di elementi pertinenti ai reati ipotizzati. Il dispositivo operativo, predisposto dai reparti dipendenti dal comando provinciale della guardia di finanza di Rovigo con il supporto di quelli territorialmente competenti, ha impiegato sei pattuglie e un’unità cinofila “cash dog” del Gruppo di Tessera, operando in vari punti della provincia, tra abitazioni e studi di consulenza aziendale.
L’origine dell’inchiesta – Il procedimento penale nasce dalla richiesta di liquidazione giudiziale avanzata dalla Procura nei confronti di due società a responsabilità limitata rodigine, attive nell’elaborazione contabile e nella consulenza aziendale, gravate da ingenti debiti fiscali per il mancato pagamento delle imposte. Le due società rientrano in un articolato gruppo di imprese riconducibili, secondo l’ipotesi accusatoria, al controllo di una stessa famiglia composta da padre, madre e figlio.
Il presunto sistema – A fronte del sistematico indebitamento con l’Erario, gli indagati avrebbero mantenuto un tenore di vita molto elevato, con il noleggio di autovetture di grossa cilindrata a carico delle società e l’utilizzo di carte di credito aziendali ricaricabili per l’acquisto anche di beni di lusso. Per sottrarsi alle pretese fiscali e alle possibili responsabilità penali, avrebbero ceduto a terzi le quote di una prima società, trasferendone fittiziamente la sede a Roma e spostando l’intero portafoglio clienti su una seconda società di nuova costituzione, che ha proseguito l’attività.
Il “gruppo” e le bad company – Secondo la ricostruzione investigativa, i tre consulenti avrebbero poi strutturato un modus operandi volto a proseguire l’attività economica senza versare imposte, scaricando di volta in volta i debiti fiscali su società definite “bad company”, amministrate da soggetti terzi. In questo modo sarebbe stato creato un gruppo composto da oltre 30 società, attive soprattutto nei settori dell’elaborazione contabile, della consulenza aziendale e dell’immobiliare, che avrebbero accumulato complessivamente circa 11 milioni di euro di debiti verso l’Erario.
Le sedi fittizie e le norme sfruttate – Le sedi operative delle società, una volta maturati ingenti debiti fiscali, sarebbero state fittiziamente trasferite a Roma per aumentare la possibilità di eludere i controlli del Fisco e per sfruttare, in ipotesi accusatoria, le disposizioni del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza e del Codice civile, confidando di sottrarsi all’apertura di procedure concorsuali e alle conseguenti contestazioni di bancarotta fraudolenta.
Le indagini delle Fiamme gialle – L’attività investigativa è stata sviluppata attraverso l’analisi di segnalazioni di operazioni sospette riferite a persone fisiche e giuridiche, accertamenti bancari delegati, attività di osservazione, controllo e pedinamento, oltre a perquisizioni e sequestri, con l’acquisizione di un ingente materiale probatorio.
I beni sequestrati – Al termine dell’esecuzione dell’ordinanza e delle perquisizioni, la guardia di finanza di Rovigo ha sottoposto a vincolo cautelare orologi e altri beni di lusso, una villa singola con piscina situata all’Isola di Albarella e disponibilità economiche presenti su rapporti bancari e finanziari. Ai tre indagati sono contestati, sempre in ipotesi accusatoria, numerosi episodi di bancarotta fraudolenta e l’autoriciclaggio dei proventi illeciti in attività economiche e finanziarie. IN ALTO IL VIDEO

